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L’insuccesso della perdita di peso potrebbe essere proprio dovuto a una carenza di vitamina D. Per contro, un sufficiente livello di vitamina D, faciliterebbe il dimagrimento. Diversi studi e molti nutrizionisti evidenziano l’alto potere dimagrante di questa importante vitamina: il rapporto tra massa grassa e massa magra è bilanciato nei soggetti con alte dosi di vitamina nel sangue. Questi soggetti risultano normopeso e non tendono quindi ad ingrassare, al contrario di chi, invece, è obeso o in sovrappeso presenta bassissimi valori di vitamina D nel sangue. Tra le ricerche presentate a ECO2015, anche uno studio tutto italiano della Fondazione IRCCS Ca’ Granda dell'Ospedale Maggiore Policlinico che ha mostrato come nei soggetti sovrappeso o obesi con deficienza di vitamina D l’integrazione sia di aiuto per liberarsi dei chili di troppo. Sostanzialmente, questa vitamina contribuisce alla perdita di peso corporeo perché stimola la leptina, particolare ormone che riduce la fame e aumenta il senso di sazietà. Inoltre, riduce la formazione di molecole proteiche come le chitochine, responsabili della formazione del grasso, soprattutto quello addominale. Le persone in sovrappeso soffrono maggiormente di carenza di vitamina D. Inoltre, bassi livelli di vitamina D e sovrappeso sembrano favorire l’insorgenza della sindrome metabolica e del diabete mellito di tipo 2.

4a Puntata "LE VERE CAUSE DELLA OBESITA'" de IL CERCA SALUTE

In altre parole, riportare la vitamina D a livelli ottimali promuove la perdita di peso, potenzia gli effetti di una dieta ipocalorica e migliora il profilo metabolico. Quindi, «tutte le persone obese dovrebbero controllare i propri livelli di vitamina D e, in caso di deficit, assumere supplementi» spiega Luisella Vigna, a capo dell’indagine e responsabile del Centro Obesità e Lavoro del Dipartimento di Medicina Preventiva, Clinica del lavoro dell’Ospedale Maggiore Policlinico. Come già detto, al contrario di altri nutrienti, la vitamina D agisce più come un ormone, prodotto dal nostro corpo miscelando altri prodotti chimici. Quindi è fondamentale per la regolazione e l’assunzione di calcio e contribuisce al benessere di denti e ossa. Nello specifico, è formata da un gruppo vitaminico di 5 pro-ormoni inattivi (D1-D2-D3-D4-D5) che si attivano con la luce solare. Questa preziosa vitamina ha un effetto benefico sulla longevità ed è fondamentale per il corretto funzionamento del sistema cardiocircolatorio e per la protezione di cuore e cervello, oltre ad essere utile per aumentare le difese del sistema immunitario, riducendo così il rischio di ammalarsi. Inoltre, previene gravi patologie tra cui diversi tipi di tumori ed è essenziale per il sistema nervoso. Infine, la vitamina D diminuisce anche ansia e depressione.

Aumento di peso? Carenza di vitamina D

Un recente studio pubblicato sul Nutrition Journal dimostra che a un aumento dell’assunzione di vitamina D segue una riduzione della percentuale di grasso corporeo. Questo processo si verifica principalmente perchè la vitamina D influenza la conservazione e la produzione di grassi nel corpo e impatta in diversi modi su altri ormoni (come ad esempio il testosterone) e neurotrasmettitori (come la serotonina) nel corpo. Mentre il testosterone è noto per la sua capacità di ridurre il grasso corporeo e promuovere la perdita di peso aumentando il metabolismo e bloccando la formazione di nuove cellule adipose, la serotonina riduce l’appetito e l’apporto calorico aumentando e prolungando il senso di sazietà e regolando anche il ritmo del sonno. L'assorbimento nel tessuto adiposo e nei muscoli scheletrici rappresenta la rapida scomparsa postprandiale della vitamina D dal plasma e probabilmente spiega anche perché un aumento dell'adiposità provoca un arresto della vitamina D (Jones, 2008). Tra le tante conseguenze dell’ipovitaminosi D, oltre a sovrappeso e obesità, depressione, Alzheimer (la carenza di vitamina D viene associata all’aumento del rischio di ammalarsi di Alzheimer), rischi per il cuore (diverse ricerche evidenziano che bassi livelli di vitamina D potrebbero essere dannosi per il cuore) e rischio sclerosi multipla (soprattotto per le donne). La carenza di vitamina D provoca anche una mineralizzazione inadeguata dello scheletro. Comunemente indicato come rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti.

L'importanza della Vitamina D - intervista ad Adriano Panzironi

Cibo, integrazione e fattori che influenzano la sintesi


Le fonti di vitamina D includono cibo e integratori alimentari; pertanto, l'assunzione completa di vitamina D riguarda il contributo dietetico combinato di alimenti e integratori. Ci sono poi alcune fonti alimentari naturali di vitamina D. Queste includono pesce grasso, olio di fegato di pesce e tuorlo d'uovo. Alcuni alimenti sono, tuttavia, arricchiti con vitamina D. Il riconoscimento dell'importanza della vitamina D per la prevenzione del rachitismo risale agli anni '20, (Steenbock e Black, 1924), la fortificazione con vitamina D di alcuni alimenti è stata avviata su base volontaria. La produzione di vitamina D3 nella pelle dipende dalla quantità di radiazioni UVB che raggiungono il derma e dalla disponibilità di 7-deidrocholesterol (Holick, 1995). Pertanto, il livello di sintesi è influenzato da una serie di fattori, tra cui la stagione dell'anno, la pigmentazione della pelle, la latitudine, l’uso di creme solari, l’abbigliamento e la durata dell’esposizione. Anche l'età è un fattore, in quanto la sintesi di vitamina D diminuisce con l'avanzare degli anni (MacLaughlin e Holick, 1985).

Il mio medico - Tutti i benefici della vitamina D

A causa della sua natura liposolubile, la vitamina D viene assorbita con altri grassi alimentari nell'intestino tenue (Haddad et al., 1993 ; Holick, 1995). Un assorbimento efficiente dipende dalla presenza di grasso nel lume, che provoca il rilascio di acidi biliari e lipasi pancreatica (Weber, 1981 e 1983). A loro volta, gli acidi biliari iniziano l'emulsificazione dei lipidi, la lipasi pancreatica idrolizza i trigliceridi in monogliceridi e acidi grassi liberi e gli acidi biliari supportano la formazione di micelle contenenti lipidi che si diffondono negli enterociti. I primi studi hanno dimostrato che la vitamina D3 è comparsa quasi esclusivamente nei linfatici e nella frazione chilomicronica del plasma; inoltre, i soggetti con insufficiente rilascio di acido biliare o insufficienza pancreatica hanno entrambi dimostrato un assorbimento significativamente ridotto di questa vitamina (Thompson et al., 1966; Blomstrand e Forsgren, 1967; Compston et al., 1981). Successivamente, altri studi clinici e sperimentali su animali hanno confermato che la vitamina D viene assorbita nel modo più efficiente se consumata con alimenti contenenti grassi (Weber, 1981 ; Johnson et al., 2005 ; Mulligan e Licata, 2010) e, al contrario, che un agente dimagrante che blocca l'assorbimento dei grassi compromette anche l'assorbimento della vitamina D (James et al., 1997 ;McDuffie et al., 2002).

Ruolo della vitamina D sul sistema immunitario e nelle malattie dermatologiche

 

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Per approfondimenti:

NCBI "Dietary Reference Intakes for Calcium and Vitamin D"

GreenMe "La carenza di vitamina D potrebbe essere il motivo per cui non riesci a perdere peso. Lo studio"

Blasting News "La vitamina D brucia i grassi e fa perdere peso"

La Stampa "Scatta l’allarme obesità: è la regina di ogni malattia eppure la sottovalutiamo"

Blasting News "Vitamina D, insufficiente negli obesi e nella chirurgia bariatrica"

BBC Future "How staying indoors affects your immune system"

LEGGI ANCHE: Vitamina D, gli scienziati: dopo l'isolamento, "bagni di sole" e integrazione

Obesità e altri disordini metabolici: in Italia, un morto ogni 10 minuti

Il miracolo della vitamina D: aumenta il sistema immunitario da 3 a 5

Sport e vitamina D: riduce il rischio di fratture ed aumenta la tonicità muscolare

Pubblicato in Informazione Salute

Il tempo è il nemico numero uno del nostro corpo e ancor più delle nostre ossa. Infatti, calcio e minerali, vero e proprio rinforzo naturale per le ossa, aiutano a prevenire l’osteoporosi, una patologia non trascurabile che porta all’usura delle ossa. Tra le più colpite da questa malattia, le donne dopo la menopausa, anche se gli uomini non sono di certo immuni da questo rischio. Tra le patologie più difficili da contrastare dopo la sua comparsa, poiché, non presenta sintomi evidenti per diagnosticarla in tempo. Tuttavia, è fondamentale giocare d’anticipo anche perché, una volta comparsi i primi segnali, diventa ormai troppo tardi ricaricare il corpo con calcio e minerali. E come da manuale, ogni brutta notizia è accompagnata da una positiva. La buona notizia, infatti, secondo recenti ricerche è che l’osteoporosi può essere, in un certo qual modo, anticipata creando un vero e proprio scudo difensivo. Il primo rimedio per prevenire questo disturbo è proprio l’alimentazione bilanciata con il supporto di integratori alimentari.

Ecco perchè l'integrazione alimentare è un valido aiuto per la nostra salute

La scienza suggerisce di assumere quotidianamente calcio e magnesio. Preziosa per rinforzare le ossa anche la vitamina D che favorisce la sintesi di questi due micronutrienti. Inoltre, la prevenzione dell’osteoporosi avviene anche attraverso altre pratiche quotidiane. In primis, l’attività fisica, e quindi, lo sport, costante e abituale. Diverse indagini, infatti, hanno dimostrato che la sedentarietà è strettamente correlata all’osteoporosi e, al tempo stesso, indebolisce le ossa e le rende più soggette a fratture, anche non solo in età avanzata. Stesso discorso per il peso corporeo. Nemici delle nostre ossa anche i chili in eccesso che esercitano, su queste, una pressione maggiore e ne aumentano i rischi. Quindi anche il sovrappeso aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, ma significa anche ipovitaminosi D nelle ossa. Questo succede perché si ferma nel tessuto adiposo. Da qui l’importanza di prediligere i cibi ricchi di calcio e magnesio da portare a tavola. Sicuramente il pesce azzurro, fonte importante di omega 3, salmone, aringa e sgombro, ma anche fegato, uova, spinaci, broccoli, carciofi, rucola, mandorle e frutta secca. E ancora, la luce solare che stimola, nel nostro corpo, la produzione di vitamina D, attraverso i raggi ultravioletti che penetrano la pelle.

 I rischi delle fratture da fragilità

Conosciuta anche come “frattura da fragilità”, con il termine osteoporosi si intende una condizione in cui lo scheletro è soggetto a perdita di massa ossea. Lo scheletro è quindi soggetto a un maggiore rischio di fratture, a seguito alla diminuzione di densità ossea e alle modificazioni della microarchitettura delle ossa. Tra le principali tipologie di osteoporosi (primarie) che colpiscono l’osso trabecolare: l’osteoporosi idiopatica (più rara), l’osteoporosi di tipo I o post-menopausale (dovuta alla caduta della produzione ormonale) e l’osteoporosi di tipo II o senile (dovuta a varie cause, tra cui vita sedentaria, ridotto apporto di somatotropina, testosterone, calcio, magnesio, vitamina D, vitamina K e altri importanti micronutrienti, ridotta funzione dell'enzima 1a-idrossilasi che produce l'ormone attivo della vitamina D (il calcitriolo). Per quanto riguarda le secondarie, invece, fanno capo a un gruppo minore poichè costituiscono solo il 5% delle osteoporosi. Le principali sono classificabili come causate da: artrite reumatoide, celiachia, neoplasie, morbo di Crohn, fibrosi cistica, etc…

L'importanza della Vitamina D - intervista ad Adriano Panzironi

Si manifesta inizialmente con una diminuzione del tono calcico nella massa ossea (osteopenia). Le ossa più facilmente interessate sono le vertebre dorso-lombari, il femore e il polso. Quasi sempre asintomatico, almeno per i 2/3 delle persone. Tra i primi segnali compaiono proprio le fratture e il conseguente dolore alle ossa e alla muscolatura. Solitamente il dolore è localizzato alla schiena o al bacino, ma è possibile che si manifesti ovunque sia la frattura e si aggrava in presenza di sforzi. Con il progredire dell'osteopenia si può manifestare un crollo vertebrale, una frattura dell'avambraccio (polso) o una frattura femorale. La fratture poi, possono portare ipercifosi dorsale e iperlordosi cervicale. Inoltre, l’attività fisica è necessaria, poiché è in grado, non solo di prevenire la perdita di massa ossea, ma di incrementarla dell'1%. Da non trascurare le eventuali complicanze dovute all'osteoporosi che possono provocare un dolore non sopportabile e da trattare con una terapia adeguata.

Cibo, sole e integrazione: al via con la prevenzione

Fondamentale l’integrazione di vitamina D soprattutto per i soggetti sani, come forma di prevenzione. Vi sono due forme di vitamina D utilizzate: la vitamina D2 (ergocalciferolo) e la vitamina D3 (colecalciferolo). L'azione della vitamina D3 sulla prevenzione delle fratture è ben documentata, vi è una diminuzione del 20% circa delle fratture femorali in uno studio eseguito su soggetti anziani trattati con una singola dose orale da 300.000 unità. Nonostante sia una vitamina, il calcitriolo, cioè la forma attiva della vitamina D, agisce come un ormone regolatore delle diverse azioni metaboliche e come alleato nella prevenzione di una lunga serie di patologie. La vitamina D, infatti, favorisce l’assorbimento e il fissaggio di fosforo e calcio nelle ossa, preservando così, la salute di ossa e muscoli anche in età adulta e riducendo, di conseguenza, il rischio di fragilità e osteoporosi. Alla luce di quanto detto e di degli studi scientifici in materia, possiamo concludere dicendo che per raggiungere un adeguato e salutare livello di Vitamina D, è importante tenere questi livelli sotto controllo con una combinazione equilibrata di tre fattori: alimentazione, esposizione solare e integrazione.

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Per approfondimenti:

Che Donna "Come prevenire l’osteoporosi | mettiamo più calcio e magnesio a tavola"

PubMed "Compromised Vitamin D Status Negatively Affects Muscular Strength and Power of Collegiate Athletes"

Grazia "La dieta del magnesio fa dimagrire e rinforza le ossa: ecco come seguirla"

MDPI "Special Issue "Vitamin D and Sport Performance"

PubMed "The Effect of Vitamin D Supplementation in Elite Adolescent Dancers on Muscle Function and Injury Incidence: A Randomised Double-Blind Study"

MDPI "Vitamin D and Sport Performance"

Gazzetta dello Sport "Vitamina D: preziosa per ossa, muscoli e prestazioni sportive"

Quotidiano "Vitamina D, il segreto delle prestazioni sportive"

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LEGGI ANCHE: Sport e vitamina D: riduce il rischio di fratture ed aumenta la tonicità muscolare

Magnesio, rinforza ossa e muscoli: tanti benefici e zero controindicazioni

Vitamina D, gli scienziati: dopo l'isolamento, "bagni di sole" e integrazione

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Stare al sole per fare il pieno di vitamina D per aumentare le nostre riserve. È la raccomandazione di uno studio scientifico preliminare. Quindi non solo per proteggere e rinforzare il sistema immunitario da 3 a 5, ma addirittura per evitare le complicanze del Covid-19. Gli innumerevoli benefici della vitamina D, per la salute in generale e per il potenziamento della risposta immunitaria non sono una novità per nessuno e anche in questa occasione si dimostra un potente alleato contro l’infezione da SARS-CoV2. La ricerca, condotta dagli esperti degli Queen Elizabeth Hospital Foundation Trust, dell’Università dell’East Anglia, in Inghilterra, ha evidenziato un collegamento tra i bassi livelli di mortalità per coronavirus e buone riserve di vitamina D. Il team di ricercatori guidati dal professor Petre Cristian Ilie hanno incrociato i dati con quelli della mortalità per Covid-19, osservando che i Paesi colpiti più duramente sono proprio quelli in cui si registra una maggiore deficienza di vitamina D. Al primo posto l'Italia, seguita da Spagna e Svizzera, dove il coronavirus ha colpito duramente e nelle cui popolazioni anziane la carenza vitaminica è una condizione particolarmente diffusa. 

Tra i soggetti maggiormente a rischio: gli anziani. Sono loro la categoria con maggiore carenza di vitamina D. La correlazione tra Covid-19 e vitamina D sostenuta dal gruppo di ricercatori inglesi era già stata anticipata da due ricercatori dell’Università di Torino. I due scienziati torinesi suggerivano già un mese fa di «assicurare adeguati livelli di vitamina D nella popolazione, ma soprattutto nei soggetti già contagiati». Non solo agli anziani, il suggerimento veniva poi esteso a tutti coloro che, per vari motivi, non si esponevano adeguatamente alla luce solare. Nell’indagine, Giancarlo Isaia, docente di geriatria e presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, e Enzo Medico, docente di istologia presso l'Università degli Studi di Torino, richiamano l’attenzione su un aspetto di prevenzione: l’ipovitaminosi D. «Sulla base di numerose evidenze scientifiche – spiegavano gli esperti - e di considerazioni epidemiologiche, sembra che il raggiungimento di adeguati livelli plasmatici di Vitamina D sia necessario anzitutto per prevenire le numerose patologie croniche che possono ridurre l’aspettativa di vita nelle persone anziane, ma anche per determinare una maggiore resistenza all’infezione COVID-19 che, sebbene con minore evidenza scientifica, può essere considerata verosimile. Tale compenso può essere raggiunto anzitutto con l’adeguata esposizione alla luce solare, poi alimentandosi con cibi ricchi in Vitamina D». I due scienziati hanno anche sottolineato l’importanza di livelli adeguati di vitamina D per offrire all’organismo una maggiore resistenza all'aggressione del patogeno.

Ipovitaminosi D e aumento mortalità 

Si aggiunge così un altro importante tassello al puzzle che lega il Covid-19 al sistema immunitario e di conseguenza alla vitamina D, ma anche alla vitamina C. lo studio infatti indaga sul legame tra bassi livelli di vitamina D e mortalità da Covid-19 in 20 Paesi europei. I risultati hanno mostrato una correlazione statistica tra le cifre, o meglio, le popolazioni con più bassi livelli di vitamina D hanno mostrato una mortalità da Coronavirus più alta. Secondo l'Università di Harvard ne soffrirebbero, a livello mondiale, circa un miliardo di persone. Conosciuta anche come ipovitaminosi D, questa carenza vitaminica è la condizione risultante dall'assenza di adeguate quantità di questo composto organico nel nostro organismo. «Riteniamo – hanno detto gli studiosi – di poter consigliare l’integrazione di vitamina D per proteggersi dall’infezione da SARS-CoV2». La vitamina D è un composto liposolubile raro negli alimenti, ma che può essere assunto anche tramite la corretta integrazione. La principale fonte naturale sono i raggi del sole. Tuttavia, tra i pochissimi alimenti ricchi di vitamina D, ricordiamo pesce azzurro, uovo, funghi, burro e olio di fegato di merluzzo.

Dott. Paolo Giordo - Le verità nascoste sulla vitamina D

Sole, cibo e integrazione: al via la scorta di vitamina D

Cibo, sole e corretta integrazione. Gli esperti spiegano poi le due modalità di assunzione di questa importante vitamina che può essere sintetizzata dalla cute, per effetto delle radiazioni ultraviolette emanate dalla luce solare oppure tramite gli alimenti. Nell’indagine dell’Università degli Studi di Torino, viene proposta anche una “top ten” degli alimenti ricchi di vitamina D (vedi figura). Quindi, mangiare molto pesce e prendere tanto sole. L’esposizione alla luce solare e un sano stile alimentare, ricco soprattutto di cibi che contengono vitamina D, diventano i nostri principali alleati in questa grande battaglia.

vita D

Tra le tante proprietà della vitamina "del sole" anche tante funzioni importanti. Tra le più citate rientrano la modulazione del sistema immunitario e la riduzione nel rischio di sviluppare infezioni respiratorie di origine virale. Inoltre, rinforza le ossa, favorendo la crescita nei bambini, promuove l'assorbimento del calcio nelle vie intestinali, rinforza le ossa e modula, infine, l'assorbimento intestinale di ferro, magnesio, fosfati e zinco. La principale fonte di approvvigionamento è l’esposizione alla luce solare. A tal proposito, l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda l’esposizione ai raggi solari per almeno mezzora al giorno.

Prof. Luca Avoledo - Vitamina D: perché è così importante e in quali alimenti si trova?

 

In ultima analisi, la vitamina D fornirebbe un valido aiuto per ridurre l’incidenza di infezioni delle vie respiratorie e dei casi di influenza. Ad avvalorare la testi, le ricerche precedenti che dimostrano il ruolo attivo della Vitamina D sulla modulazione del sistema immune, la stretta correlazione dell’Ipovitaminosi D con una lunga serie di patologie croniche che possono ridurre l’aspettativa di vita, ancor più in caso di infezione; un effetto della Vitamina D nella riduzione del rischio di infezioni respiratorie di origine virale, incluse quelle da coronavirus, oltre alla sua capacità di limitare il danno polmonare da iperinfiammazione. Ecco, alcune delle motivazioni scientifiche a supporto:

1) Particolarmente attuale ed importante, “Vitamin D Supplementation Could Prevent and Treat Influenza, Coronavirus, and Pneumonia Infections” nel quale viene sottolineato un possibile ruolo della vitamina D nella prevenzione e nel trattamento anche della malattia da coronavirus. Vi si legge che la Vitamina D riduce il rischio di infezioni respiratorie attraverso tre meccanismi:

➢ Mantenimento delle tight junctions, e della barriera polmonare:
➢ Incremento dell’espressione di peptidi antimicrobici quali la catelicidina e beta-defensine: Da notare che questi peptidi sono dotati di attività antivirale:
➢ Stimolo dell’attività immunoregolatoria, potenzialmente rilevante rispetto al rischio di tempesta citochinica e di polmonite, osservata in pazienti con COVID-19

2) Ruolo immunomodulatore della Vitamina D e anche un suo effetto antagonista sulla replicazione virale nelle vie respiratorie.

3) Nel 2014, una review “Vitamin D: a new anti-infective agent?”, esamina le interazioni fra la Vitamina D, il sistema immunitario e le patologie infettive, sottolineando l’associazione tra l’ipovitaminosi D e le infezioni respiratorie ed enteriche, l’otite media, le infezioni da Clostridium, le vaginosi, le infezioni del tratto urinario, la sepsi, l’influenza, la dengue, l’epatite da attribuire alla capacità della vitamina D di incrementare peptidi antimicrobici (catelicidina e beta-defensine) dotati di attività antivirale e immunomodulatoria.

4) Uno studio condotto in Sud Corea ha evidenziato valori ridotti di vitamina D in pazienti con polmonite acuta acquisita in comunità.

5) Una concentrazione di vitamina D si associa al dimezzamento del rischio di infezioni respiratorie acute.

6) Una metanalisi del 2017 ha considerato 25 studi randomizzati, evidenziando che la supplementazione di Vitamina D riduce di due terzi l’incidenza di infezioni respiratorie acute 

7) Il calcitriolo si è dimostrato efficace nei ratti nel ridurre il danno polmonare acuto

Tra le cause dell’ipovitaminosi D rientra l’apporto alimentare insufficiente, l’inadeguata esposizione al sole, l’alterato assorbimento intestinale o un aumento del suo fabbisogno. Da non sottovalutare condizioni particolari come malattie epatiche e renali e l'assunzione di alcuni tipi di farmaci, soprattutto anticonvulsionanti, antivirali e glucocorticoidi. Esistono, poi, fattori di rischio in grado di favorire questa carenza. Tra questi obesità, fumo, alcolismo, fibrosi cistica, celiachia, pancreatite cronica e l'età. Il deficit di vitamina D, contribuisce anche alla comparsa di osteoporosi e rachitismo, di patologie come ipertensione, diabete e sindrome metabolica oltre al non trascurabile rischio cardiovascolare. Precedenti studi hanno dimostrato che, in caso di carenza, l’aumento dei livelli di vitamina D, potrebbe ridurre il rischio di altre infezioni respiratorie. Sul possibile ruolo preventivo e terapeutico della vitamina D si era già aperto uno spiraglio e stando agli studi citati, sia gli scienziati britannici che quelli italiani suggeriscono come mantenere la vitamina D a livelli ottimali con il supporto di una giusta alimentazione e della corretta integrazione possano essere d'aiuto nel contrasto alla pandemia di coronavirus.

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Per approfondimenti:

Il Giornale "Carenza di vitamina D e Coronavirus: esiste una connessione?"

Fanpage "Carenza di vitamina D associata a maggior mortalità per coronavirus: lo suggerisce una ricerca"

Science Alert "I decessi per COVID-19 sono collegati alla carenza di vitamina D. Ecco cosa significa"

Blitz Quotidiano "Coronavirus e Vitamina D, c’è correlazione? Anziani sono carenti e sono la categoria più a rischio"

Università degli Studi di Torino "Possibile ruolo preventivo e terapeutico della vitamina D nella gestione della pandemia da COVID-19"

The Lancet "Vitamin D supplementation and musculoskeletal health"

La Stampa "Sole e pesce alleati contro il rischio contagio da coronavirus"

La Repubblica "Coronavirus, studio dell'Università di Torino: assumere più vitamina D per ridurre il rischio di contagio"

Adnkronos "Coronavirus, l'ipotesi: carenza vitamina D può aumentare rischi"

Fanpage "Coronavirus, carenza di Vitamina D possibile fattore di rischio: lo studio italiano"

Leggo "Coronavirus, carenza di vitamina D aumenta il rischio? Lo studio italiano"

Corriere della Sera "Coronavirus: perché serve la Vitamina D"

Io Donna "Coronavirus: perché serve la Vitamina D"

Panorama "Combattere il Coronavirus a tavola: ecco la giusta alimentazione"

Mercola "Perché la vitamina D è meglio di QUALSIASI vaccino e migliora il sistema immunitario di 3-5 volte" 

LEGGI ANCHE: La vitamina D e la sua crociata: tra prevenzione e terapia nella pandemia Convid-19

Il miracolo della vitamina D: aumenta il sistema immunitario da 3 a 5

Sistema immunitario debole e malattie associate alla carenza di Vitamina D: ecco i principali segnali

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