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Dai troppi antibiotici al Coronavirus: ecco perché in Italia si muore di più

In Italia, il tasso di mortalità per Coronavirus è pari al 6,6%. Dato importante e rilevante se comparato ai contagi nel resto del mondo. Bisognerebbe, quindi, interrogarsi sui fattori che contribuiscono, insieme al virus, a un numero così elevato di morti. La spiegazione potrebbe essere nei ceppi batterici resistenti agli antibiotici. E se gran parte dei decessi per coronavirus dipendessero veramente dai batteri presenti negli ospedali? E se questi batteri si annidassero nei corpi vulnerabili, e quindi, maggiormente esposti, delle persone infettate? Sono questi gli interrogativi sollevati dalla virologa Ilaria Capua in un articolo pubblicato su Fanpage. «Questi decessi sono un’anomalia che dobbiamo approfondire e studiare con cura e velocità». La virologa chiede così chiarezza per comprendere, una volta per tutte, cosa sia accaduto realmente nei corpi di tutte quelle persone che hanno perso la vita, con l’infezione addosso.

Secondo un rapporto sull'uso di antibiotici pubblicato dal Ministero della Salute «l’antibiotico-resistenza rappresenta una delle principali problematiche di salute pubblica a livello globale. In ogni regione del mondo si stanno sperimentando nella pratica clinica gli effetti della resistenza, ovvero l’incapacità di un antibiotico, somministrato alle dosi terapeutiche, di inibire la crescita o la replicazione di un microrganismo. La perdita di efficacia degli antibiotici attualmente disponibili rischia di mettere in crisi i sistemi sanitari, causando sia l’aumento della mortalità per infezioni che maggiori costi sanitari e sociali». «La situazione italiana - si legge nel rapporto del Ministero della Salute - è critica sia per quanto riguarda la diffusione dell’antibioticoresistenza sia per il consumo degli antibiotici; infatti, nonostante il trend in riduzione, il consumo continua a essere superiore alla media europea, con una grande variabilità tra le regioni. Nelle mappe europee relative alla distribuzione dei batteri resistenti in Europa, l’Italia detiene insieme alla Grecia il primato per diffusione di germi resistenti. Una delle ragioni per cui si sta assistendo in Italia e nel mondo a questo aumento di resistenze batteriche è l’uso non sempre appropriato degli antibiotici. Utilizzare gli antibiotici con attenzione deve essere un impegno e un dovere per tutti».

grafico antibiotici

I ceppi batterici antibiotico resistenti

«Lo dico, perché in Italia –– spiega la virologa nell’articolo pubblicato su Fanpage - c’è un altro problema che continua a non avere l’attenzione che merita e di cui nessuno, a maggior ragione, ha parlato in questi giorni: l’Italia è in Europa, insieme a Cipro, il Paese che ha più ceppi batterici antibiotico resistenti. Cos’è esattamente l’antibiotico-resistenza? In poche parole, è la manifestazione della legge del più forte. O, se preferite, un meccanismo naturale attraverso il quale i microrganismi si evolvono. I batteri si modificano in presenza di una sostanza che è per loro “veleno”. Non solo diventano resistenti, quindi, ma sono anche in grado di trasmettere la resistenza alle future popolazioni batteriche. In dieci anni la proporzione di superbatteri resistenti è almeno decuplicata».

«È un fenomeno quello dell’antibiotico resistenza, che ha molte cause: le più riconosciute sono l’abuso di antibiotici in medicina umana e veterinaria, per l’appunto, e la scarsa igiene delle mani. L’effetto è che ormai questi superbatteri ce li possiamo prendere ovunque, dall’autobus, alla scuola dei figli. Questo cosa significa per il singolo cittadino? Significa, banalmente, che in Italia un paziente ha più probabilità di incorrere in complicazioni dopo interventi ospedalieri, come ad esempio in seguito a trapianti, ricovero in terapia intensiva o interventi chirurgici complessi. È un problema talmente grave, questo, che in molti altri paesi europei, al momento del ricovero i pazienti che hanno avuto contatti con ospedali italiani nei sei mesi precedenti vengono sottoposti a screening e immediatamente isolati» conclude Ilaria Capua, confidando nelle sanificazioni e nelle norme igieniche adottate per debellare sia il Covid-19, sia l’antibiotico resistenza.

Italia, maglia nera da anni

Già nel 2017 il nostro Paese si era conquistato la maglia nera. Ogni anno, in Europa si registrano circa 4 milioni di infezioni da germi e 37 mila morti. E purtroppo, l'Italia, preceduta solo dalla Grecia. Secondo gli esperti, negli ospedali italiani, la situazione è veramente drammatica: le infezioni da germi antibiotico-resistenti colpiscono 300 mila pazienti e causano tra i 4500 e i 7 mila decessi. Stando alle stime dell'Oms, se non si interviene in tempo, nel 2050 le morti provocate da germi multi-resistenti potrebbero arrivare addirittira a 10 milioni, e quindi, superare quelle per i tumori. Il quadro degli ospedali e, ancor più nelle terapie intesive è, a dir poco, catastrofico. «Anche per un semplice problema di igiene di medici e personale: basterebbe lavarsi le mani passando da un paziente all'altro» è quanto sostiene Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell'Iss. «La realtà epidemiologica impone di ridurre l'uso inappropriato di antibiotici, sia nelle persone che negli animali, il miglioramento della diagnostica microbiologica e le prescrizioni inutili o fai da te - dice il presidente del Gisa e indica le vaccinazioni, tra le cause della situazione italiana nel calo del livello di protezione immunitaria. 

 

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Per approfondimenti: Rapporto sull'uso di antibiotici del Ministero della Salute

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