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COVID-19, la verità da Oriente: Vitamine C e D nella prevenzione delle malattie polmonari

Le vitamine combattono il Coronavirus. È questa la scioccante rivelazione che arriva dalla Cina. «La vitamina C non fa male alle persone ed è uno dei pochi, se non l'unico, agente che ha la capacità di pevenire e trattare l'infezione COVID-19» è il messaggio che manda al resto del mondo Richard Z. Cheng, MD, PhD, leader internazionale del team di supporto medico epidemico della vitamina C in Cina. D'accordo con i colleghi, anche i medici coreani dell'ospedale di Onvit che informano i cittadini sulle possibilità di aumentare il sistema immunitario contro il COVID-19. Infatti, gli specialisti, sostenendo l'importanza della prevenzione, spiegano come rafforzare il sistema immunitario e raccomandano di uscire il meno possibile, indossare le mascherine, lavarsi (spesso e bene) le mani, utilizzare disinfettante a base alcolica.

Secondo gli esperti, quindi, anche se il virus penetrasse nel corpo, non potrebbe in alcun modo moltiplicarsi e superare le difese del nostro organismo. I medici dell'Onvit sostengono la capacità di un uso estensivo di alte dosi di vitamina C di rallentare notevolmente e immediatamente il virus o fermarne la crescita. L'altra parte del lavoro viene poi affidata alla vitamina D. Gli specialisti coreani confermano il ruolo importante svolto nella prevenzione della crescita dei virus, stimolando le difese immunitarie dell’organismo oltre che per il suo fondamentale effetto antivirale diretto sul virus. Ad oggi, la Corea del Sud nonostante il numero importante di soggetti positivi al coronavirus, registra un basso tasso di decessi, pari allo 0,8% degli infettati, mentre, l'Italia, registra uno numero di morti nettamente superiore, pari al 6,6% dei contagiati. Come dimostra anche l'andamento esponenziale presentato nel grafico (v. di seguito) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (comunicato del 14 marzo 2020):

fig1 curva decessi

Vitamina C come potente antivirale

«Il COVID-19 - spiega il direttore del servizio di notizie di medicina ortomolecolare, Andrew W. Saul,con un articolo su Orthomolecular - dovrebbe essere trattato con elevate quantità di vitamina C per via endovenosa». Le raccomandazioni sul dosaggio variano in base alla gravità della malattia, da 50 a 200 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno fino a 200 mg / kg / giorno». Sui dosaggi interviente poi Atsuo Yanagisawa, MD, PhD, presidente del College of Intravenous Therapy di Tokyo ed esperto di terapia endovenosa: «Questi dosaggi sono approssimativamente da 4.000 a 16.000 mg per un adulto, somministrati per via endovenosa. Questo specifico metodo di somministrazione è importante, perché l'effetto della vitamina C è almeno dieci volte più potente per via endovenosa che se assunto per via orale». «La vitamina C per via endovenosa - aggiunge l'esperto - è un antivirale sicuro, efficace e ad ampio spettro». 

«Altro contributo importante - aggiunge il direttore del servizio di notizie di medicina ortomolecolare - è sicuramente quello fornito da Richard Z. Cheng, MD, PhD, medico specialista cinese-americano che ha lavorato a stretto contatto con le autorità mediche e governative in Cina. Ha contribuito a facilitare almeno tre studi clinici cinesi sulla vitamina C per via endovenosa attualmente in corso. Il dottor Cheng è attualmente a Shanghai, continuando i suoi sforzi per incoraggiare ancora più ospedali cinesi a implementare la terapia con vitamina C che incorpora alte dosi orali e C per IV».  In sintesi, sia il dottor Cheng che il dottor Yanagisawa, non solo ne confermano la rilevanza, ma raccomandano la vitamina C orale per la prevenzione dell'infezione da COVID-19».

Secondo quanto riportato in un comunicato dell'ospedale dell'Università di Xi'an Jiaotong: «Nel pomeriggio del 20 febbraio 2020, altri 4 pazienti con nuova polmonite coronavirale grave si sono ripresi dal reparto C10 dell'ospedale occidentale di Tongji. Negli ultimi giorni, 8 pazienti sono stati dimessi dall'ospedale [...]  raggiunto una dose elevata di vitamina C buoni risultati nelle applicazioni cliniche. Riteniamo che per i pazienti con polmonite neonatale grave e pazienti critici, il trattamento con vitamina C dovrebbe essere iniziato il prima possibile. Una rapida applicazione di dosi elevate di vitamina C può avere un forte effetto antiossidante, riduzione delle risposte infiammatorie e miglioramento della funzione endoteliale [...] Numerosi studi hanno dimostrato che la dose di vitamina C influenza il risultato del trattamento stesso. La dose di gh di vitamina C non può solo migliorare il quadro clinico, ma soprattutto può prevenire e curare lesioni polmonari acute (ALI) e difficoltà respiratoria acuta (ARDS)». 

La vitamina D contro la polmonite interstiziale

A tal proposito, citiamo lo studio riportato sul sito dell'Ordine Nazionale Biologi : «Il calcitriolo [1,25 (OH)2D3] viene di solito studiato l’effetto preventivo della vitamina D attivata contro la polmonite interstiziale. Sebbene il colecalciferolo (vitamina D3) possa essere facilmente ottenuto con la dieta e abbia un’emivita più lunga rispetto al calcitriolo, ci sono poche studi sui suoi effetti nella polmonite interstiziale. Abbiamo usato linee cellulari umane di fibroblasti polmonari (human pulmonary fibroblast cell lines, HPFC) e un modello murino di fibrosi polmonare indotta da bleomicina per valutare se la vitamina D3 fosse attivata nei polmoni e avesse un effetto preventivo contro la polmonite interstiziale. L’espressione del gene del recettore della vitamina D e dei geni per gli enzimi che metabolizzano la vitamina D è stata valutata in due linee cellulari di HPFC, come pure l’effetto soppressivo della vitamina D3 sull’induzione delle citochine infiammatorie.

L’espressione genica del recettore della vitamina D e degli enzimi che metabolizzano la vitamina D è stata studiata nelle linee cellulari di fibroblasti polmonari umani. Nelle cellule HPFC la vitamina D3 ha soppresso l’espressione indotta dalla bleomicina delle citochine infiammatorie e dei marcatori di fibrosi. Nei topi, i sintomi della fibrosi polmonare indotta dalla bleomicina sono migliorati e l’espressione dei marcatori di fibrosi e degli induttori della fibrosi è stata ridotta da una dieta ricca di vitamina D3. La vitamina D3 viene attivata localmente nei tessuti polmonari, il che suggerisce che un elevato apporto dietetico di vitamina D3 può avere un effetto preventivo contro la polmonite interstiziale».

Riproduzione riservata © copyright Life 120

 

Per approfondimenti: 

1) Orthomolecular.org 

2) OrdineNazionaleBiologi.it 

3) RadiclBio.com

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