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Al mare o in montagna. Da sempre un potente alleato. Prendiamo il sole d’estate per fare il pieno di vitamina D. Uniche regole da rispettare: con moderazione e le dovute precauzioni. Una sostanza preziosa che permette di assorbire al meglio calcio e fosforo oltre a prevenire una serie di patologie non trascurabili tra cui il rischio di ipertensione, diabete e malattie autoimmuni. Quindi, l’esposizione solare, è l’unico modo per garantire un certo quantitativo di vitamina D necessario per mantenere in salute le ossa, l’organismo e per affrontare l’inverno. Per non trascurare poi un dato importante: il 70% degli italiani è sotto i livelli minimi di questo prezioso micronutriente con grave rischio di osteoporosi. Percentuale che sale al 100% per le persone ospedalizzate. Come prevenire l’ipovitaminosi D? Le fonti naturali di approvvigionamento di vitamina D sono due, la luce del sole e gli alimenti. Il cibo è la seconda fonte di vitamina D: succo d’arancia, uova, fegato e olio di merluzzo. Tuttavia, la quantità di vitamina D è così scarsa che bisognerebbe mangiare questi cibi in quantità troppo elevata. Da qui, il prezioso sostegno degli integratori.

L'importanza della Vitamina D - intervista ad Adriano Panzironi

 

«La sintesi di essa da parte dell’organismo, attivata dall’esposizione alla luce solare, contribuisce all'80-90% dell'apporto di vitamina D. La sua assunzione con gli alimenti copre il 10–20 % del fabbisogno. Ne consegue che l’assunzione con la sola dieta non è generalmente sufficiente e che una moderata esposizione solare rimane sempre il metodo migliore per mantenere un giusto apporto di vitamina D» spiega Renato Masala, endocrinologo della piattaforma di esperti di Top Doctors. Ovviamente, facciamo il pieno con consapevolezza, evitando l’esposizione nelle ore più calde che potrebbero provocare seri danni, alla pelle e alla salute. «Ovviamente, la durata della permanenza al sole – chiarisce l’esperto - dipende dal tipo di pelle e dal periodo dell'anno, ma, in generale, in un individuo adulto e sano è sufficiente esporre al sole un quarto della superficie del corpo (viso, mani, parti delle braccia e delle gambe) per 5-25 minuti al giorno, scoperte e senza protezione solare, per produrre una quantità di vitamina sufficiente».

Tra abbronzatura e benessere

Qualora non si riuscissero a raggiungere livelli ottimali con l’esposizione solare, e quindi, a ottenere una dose idonea di questo nutriente, diventa fondamentale avvalersi di un ulteriore supporto: l'assunzione di vitamina D tramite integratori alimentari. «Prima di tutto, la scelta di alimenti contenenti vitamina D è relativamente poca, e poi la formazione di vitamina D’attraverso la luce del sole e il rifornimento delle scorte del corpo non è possibile tutti i mesi dell'anno. Inoltre, il rischio di un insufficiente apporto di vitamina D può aumentare se non ci troviamo regolarmente all'aperto, ad esempio a causa di tante ore di smart working o di ufficio» precisa l’endocrinologo. L’esperto sostiene che l'assunzione di preparati di vitamina D sia particolarmente raccomandata nel caso di carenza. Inoltre un miglioramento non può essere ottenuto né con l'autosintesi né con la dieta. «Anche le persone anziane, soprattutto dai 65 anni in su – consiglia l’ endocrinologo - dovrebbero assumere integratori alimentari appropriati, poiché l'autosintesi diminuisce con l'età. Normalmente vengono utilizzati preparati a base di vitamina D3 o colecalciferolo. In alternativa possono essere utilizzati il calcifediolo e il calcitriolo».

Il mio medico - Tutti i benefici della vitamina D

Una scienziata norvegese: «Un quarto d'ora di sole italiano vale tanto oro per il nostro organismo. Dobbiamo fare il pieno di vitamina D con merluzzi e salmoni». Come già detto e ribadito, dai raggi Uv ricaviamo il 90% della vitamina D presente nel nostro organismo. Agendo su 4mila geni, questo elemento influenza positivamente il nostro corpo e, ancor più, la nostra salute. Inoltre, diversi studi recenti evidenziano le sue proprietà anticancro, ribadite anche durante un incontro a Milano dalla scienziata norvegese Alina Carmen Porojnicu del Norwegian Radium Hospital: «Una ricerca Usa calcola che, incrementando di una piccola quantità l'apporto di vitamina D, si riduce del 17% l'incidenza e del 29% la mortalità per tumore». «Per produrne una dose minima – prosegue l’esperta - bastano 15 minuti sotto il sole italiano in estate». «Sarebbe come bersi 250 millilitri di olio di fegato di merluzzo, o bere 5 litri di latte e consumare 100 uova senza gli effetti collaterali dell'abbuffata» conclude la scienziata. Insomma, i bagni di sole fanno bene a tutti, ancora di più agli anziani e a chi soffre di problemi alle ossa. 

Ruolo della vitamina D sul sistema immunitario e nelle malattie dermatologiche

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Per approfondimenti:

Il Giornale "Come fare il pieno di vitamina D in estate"

Fondazione Veronesi "Sette italiani su dieci sono sotto i livelli minimi di questo prezioso micronutriente con grave rischio di osteoporosi"

La Repubblica "Un mare di bellezza"

Il Giornale "Tintarella salvavita: da 15' di sole vitamina D come 100 uova"

Ansa "Salute: importante ruolo vitamina D in infartuati"

Meteo Web "Infarto, importante ruolo della vitamina D: una carenza può aumentare il rischio"

Fanpage "Cancro, vitamina D e Omega-3 riducono il rischio di morte e infarto"

Quotidiano di Ragusa "Carenza di vitamina D? A rischio infarto"

Meteo Web "La vitamina D può aiutare a prevenire l’insufficienza cardiaca dopo un infarto"

Onco News "Legame tra infarto miocardico e deficit di Vitamina-D"

Huffington Post "Bagni di sole e camminate nei boschi per difendervi dal virus. I consigli del Trinity College"

LEGGI ANCHE: Cuore e vitamina D: riduce il rischio di infarto e le complicanze future

Vitamina D, gli scienziati: dopo l'isolamento, "bagni di sole" e integrazione

Dal sovrappeso all'obesità: Vitamina D, nemica dei chili di troppo

Calcio, magnesio e vitamina D: i principali nemici dell'osteoporosi

Sport e vitamina D: riduce il rischio di fratture ed aumenta la tonicità muscolare

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Al mare o in montagna, in vacanza o in città. Per l’estate l’importante è essere baciati dal sole. La prima regola è proprio quella di preparare la pelle al meglio per l’esposizione ai raggi solari. «Importante dedicare la giusta attenzione all’alimentazione, all’idratazione ed eventualmente valutare l’utilizzo di integratori che possano aiutarci nel percorso di preparazione della pelle al sole» suggerisce Giovanna Geri, farmacista e nutrizionista. Non dimentichiamo che la pelle è un organo dotato di memoria, capace di immagazzinare e ricordare, anche dopo anni, tutti i danni provocati da scottature e bagni di sole sbagliati, come ad esempio con la comparsa di macchie, cheratosi e, nel peggiore dei casi, anche tumori. I principali amici per un colorito intenso sono zinco e betacarotene. Il primo, dalla preziosa azione anti-invecchiamento, si trova principalmente nella frutta secca e nel cacao. «Volendo approfittare di un aiuto esterno – continua la nutrizionista – un integratore per il sole deve contenere vitamina C, vitamina A (anche come betacarotene) e zinco, in modo da preparare e rinforzare la pelle in vista di una tintarella senza scottature».

L'importanza della Vitamina D - intervista ad Adriano Panzironi

Altro elemento essenziale, il betacarotene, naturale precursore della vitamina A, contenuto in abbondanza nell’olio di carota, protegge, insieme ad altre vitamine antiossidanti, dai danni dei raggi ultravioletti. Favorisce, inoltre, un’abbronzatura più intensa e prolungata nel tempo. E poi, via libera alla scorta di frutta e verdura di stagione che contribuiscono all’apporto di acqua e micronutrienti essenziali, validi supporti per il nostro organismo e per la nostra pelle. Un frutto al giorno toglie il medico di torno, come suggerisce lo stile alimentare Life 120. Tra le vitamine consigliate quelle ricche di antiossidanti come la vitamine A e C di cui è ricchissima la frutta estiva. «Le pesche contengono molta acqua e vitamine A, C, E e gruppo B – spiega l’esperta – il fico d’india che ha innumerevoli proprietà, in quanto ricchissimo di fibra e povero di calorie, contiene inoltre vitamine e sali minerali in abbondanza; i frutti di bosco, poi, sono miscele di antiossidanti, come vitamina C e polifenoli; le ciliegie contengono vitamine A e C; il melone, come tutta la frutta e gli ortaggi di colore giallo-arancio, contiene molta vitamina A, sotto forma di carotenoidi e vitamina C». Da qui, l’importanza di questi fondamentali nutrienti.

Dai bagni di sole alla tintarella

L’abbronzatura è il primo segnale che il corpo produce melanina e vitamina D. «Chi può faccia bagni di sole» la raccomandazione arriva dai ricercatori del Trinity College che nel nuovo studio hanno ribadito l’importanza della vitamina D per il nostro organismo. Non solo per rafforzare la risposta immunitaria contro gli attacchi esterni, ma anche per rendere più forti e sani sia i denti che le ossa. Oltre a ribadire l’importanza di questo nutriente e ad evidenziare la notevole carenza a livello nazionale (ipovitaminosi D) rispetto ad altri Paesi europei, la ricercatrice Rosa Kenny suggerisce prendere in considerazione integratori di vitamina D. Dal diabete all'infarto, dall'Alzheimer all'asma passando poi alla sclerosi multipla, quando diversi tipi di malattie sono associate alla carenza di Vitamina D. Questo è quanto riportato in una ricerca della Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro. Fondamentale, quindi, oltre a fissare il calcio nelle ossa anche a prevenire l’osteoporosi negli anziani e il rachitismo nei bambini. “La vitamina D – spiega in un approfondimento l’Humanitas Research Hospital – è una vitamina liposolubile, viene quindi accumulata nel fegato e si presenta sotto due forme: l’ergocalciferolo, che viene assunto con il cibo, e il colecalciferolo, che viene sintetizzato dal nostro organismo. La vitamina D è scarsamente presente negli alimenti (alcuni pesci grassi, latte e derivati, uova, fegato e verdure verdi). La vitamina D viene in gran parte accumulata dal nostro organismo attraverso l’esposizione ai raggi solari e va integrata in situazioni particolari”.

Il mio medico - Tutti i benefici della vitamina D

I principali segnali dell'ipovitaminosi D

Scopriamo tutti i principali segnali di deficit da vitamina D. Ecco alcuni sintomi indicativi di questa carenza: eccessiva sudorazione (soprattutto alla testa e alle mani, è uno dei principali sintomi di deficit di vitamina); stanchezza, debolezza o depressione (oggetto di una ricerca del 2006 per valutare gli effetti della vitamina D sulla salute mentale. Dallo studio è emerso che coloro che avevano bassi livelli di vitamina D erano più        inclini a manifestare depressione, poiché, la serotonina, conosciuta come “ormone del buonumore”, aumenta con l’esposizione alla luce solare); problemi intestinali (in caso di patologie intestinali che danneggiano l’assorbimento dei grassi, è molto probabile una carenza di vitamina D. I principali disturbi intestinali che danneggiano l’assorbimento dei grassi sono  morbo di Crohn e celiachia); dolori alle ossa (dipendono spesso dalla carenza di vitamina D); pelle scura (gli individui con la pelle scura tendono ad assorbire minore quantità di vitamina D, aumentando di rischi di carenza); età avanzata (l’avanzare dell’età determina una minore produzione di vitamina D, che pertanto andrebbe integrata in altro modo); sovrappeso (un aumento del peso corporeo, determina una maggiore necessità di vitamina D rispetto al fabbisogno di un normopeso, pertanto in caso di sovrappeso le probabilità di carenza sono più elevate).

Tutti i miracoli della vitamina della bellezza

L’altra parte del lavoro, la svolge un altro grande alleato: la vitamina C. Da sempre la vera star dell’estate. Fresca, riposata, uniforme, luminosa e visibilmente più giovane. Un importante alleato della nostra pelle che ne previene l’invecchiamento. I notevoli benefici della vitamina C sono molteplici. Dall'azione antiossidante, alla protezione dai radicali liberi e, di conseguenza, previene l'invecchiamento cellulare. Inoltre, favorisce la produzione naturale di collagene, riduce la stanchezza, protegge la pelle dai raggi UV e aumenta la melanina nella grana del derma. Un valido aiuto per prevenire i segni dell’invecchiamento, le macchie cutanee, uniformare l’incarnato e rendere meno visibili i segni del tempo. La Vitamina C è nota per essere uno dei più potenti antiossidanti, che stimolano collagene rendendo la pelle elastica e rimpolpata. Inoltre, l’acido ascorbico mantiene la pelle compatta ed elastica (grazie alla concentrazione di elastina), rinforzandola e proteggendola dall'azione dei radicali liberi. Migliora quindi la compattezza della cute e la protegge da fumo, inquinamento e raggi solari. Oltre alla sua azione benefica per il sistema immunitario è anche un valido rimedio naturale per avere una pelle più luminosa, quindi, anche contro fattori ambientali e naturali che, col passare del tempo, lasciano sulla pelle un colorito spento e poco uniforme. Grazie alla sua notevole azione schiarente, la vitamina C aiuta a prevenire e ridurre sia le macchie cutanee, sia le reazioni biochimiche che rendono l'incarnato spento e irregolare.

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«È un potente antiossidante in grado di combattere l'aging cutaneo e stimolare la sintesi del collagene», spiega al Sole 24Ore Mariuccia Bucci, dermatologa a Sesto San Giovanni (Mi). «Non solo – aggiunge la biologa -, se la nostra pelle appare spenta, affaticata, macchiata, un'applicazione topica di vitamina C aiuta a ridurre tutti questi inestetismi». Perché questo nutriente è così importante per il nostro corpo? «La vitamina della bellezza rappresenta la principale difesa contro i grassi nocivi – spiega al Sole 24Ore Nicola Sorrentino, nutrizionista a Milano - buone fonti di questa vitamina sono l'olio di semi, l'extravergine d'oliva, l'anguilla, il caviale, il tonno sottolio, le uova, la frutta secca e le foglie verdi esterne degli ortaggi». «L'acido ascorbico – continua la dermatologa – è utile nel miglioramento della struttura della pelle assicurando un miglioramento delle concentrazioni di collagene ed elastina, pilastri del derma». «E' anche utilizzato come schiarente, un suo derivato è efficace contro l'iperpigmentazione e nel ridurre le infiammazioni post trattamenti laser» conclude Mariuccia Bucci.

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Tuttavia, poiché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarlo, questo prezioso nutriente deve essere assunto attraverso l'alimentazione e l’integrazione. Tra gli alimenti che ne sono maggiormente ricchi troviamo la frutta con agrumi, fragole e kiwi e la verdura con broccoli, spinaci e lattuga. Non dimentichiamo che un consumo regolare di questi alimenti, all’interno di una dieta equilibrata, potenzia gli effetti di questa vitamina sulla pelle. La deficienza di vitamina C è generalmente imputabile a un insufficiente consumo di alimenti, da cui deriva quel senso di stanchezza persistente che costituisce uno dei sintomi più comuni della sua carenza. O anche in presenza di una serie di condizioni che riducono le scorte di vitamina che deve necessariamente essere apportata con una dieta bilanciata o con integratori specifici. Per cui, sarebbe auspicabile, soprattutto in estate, un aumento dell’apporto di questa preziosa vitamina, per bilanciare e riequilibrare la perdita di acido ascorbico causato da una maggiore sudorazione.

I consigli dell’esperto

«Il sole svolge numerose azioni benefiche per la salute, ad esempio stimola la produzione di vitamina D, indispensabile per fissare il calcio nelle ossa e per un buon mantenimento della nostra muscolatura, ma anche di ormoni importanti per il benessere, sia fisico che psichico. Dall’altra parte però rappresenta anche uno stress per l’organismo, che si difende dai suoi raggi provocando l’abbronzatura. In effetti, per aumentare le difese nei confronti delle radiazioni, la pelle si abbronza grazie a un pigmento bruno, la melanina, prodotta dai melanociti, cellule presenti nel tessuto cutaneo» spiega Christian Orlando, biologo. «Non bisogna considerare solo il betacarotene – precisa l’esperto - che stimola la sintesi della vitamina A, ma soprattutto alimenti ricchi di antiossidanti, in grado di proteggere la pelle dai danni del sole. Perché un’abbronzatura luminosa passa innanzitutto da una cute sana e radiosa. Ad esempio la vitamina C che partecipa alla formazione del collagene, il tessuto di sostegno dell’epidermide, alla quale garantisce l’elasticità; ha un ruolo antiossidante combattendo la formazione di svariati tipi di radicali».

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Per approfondimenti:

Ansa "Estate, il sole e la pelle, come avere un'abbronzatura perfetta senza danni in 6 passi"

Il Sole 24Ore "Una pelle nuova con la vitamina C"

Gazzetta dello Sport "Vitamina C, le spremute non bastano. Come fare il pieno anche d’estate?"

Donna Moderna "Vitamina C, l’antiossidante naturale che fa bene alla pelle"

Fanpage "Vitamina C per la pelle: perché fa bene e come usarla"

GQ Italia "La vitamina C è l'ingrediente che rende più bella la pelle questa estate"

NaturalmenteFarma "Vitamina D: sole e abbronzatura aiutano a sintetizzarla"

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La carenza di vitamina D aumenta il rischio di infarto. Lo suggerisce uno studio del Centro Cardiologico Monzino di Milano, condotto su 814 pazienti ricoverati con infarto miocardico e pubblicato nelle pagine di due prestigiose riviste scientifiche, Medicine e sul World Journal of Cardiology (WJC). L’équipe di ricercatori, guidati da Giancarlo Marenzi, responsabile della Terapia intensiva cardiologica del Monzino e coordinatore dello studio, ha infatti riscontrato come l’80% dei pazienti infartuati presentasse, al momento del ricovero, un deficit di vitamina D. Gli effetti della vitamina D sul cuore sono una certezza. «Sono stati identificati dei recettori della vitamina D a livello dei vasi sanguigni, a livello del cuore ma anche a livello del pancreas. Del resto, lo sviluppo del diabete è più frequente se c’è carenza di vitamina D precisa l’esperto». Inoltre, anche i dati epidemiologici correlano la scarsa esposizione solare con bassi livelli di vitamina D a un maggior rischio di infarto. «Più frequente d’inverno che d’estate – sottolinea Marenzi -, con un’incidenza nella popolazione che aumenta via via che dall’equatore si sale verso il polo». Poi, a complicare un quadro già critico, continua il ricercatore, altri fattori di rischio cardiovascolare: «La carenza di vitamina D si associa a un maggior rischio di sviluppare diabete, ipertensione, ipercolesterolemia. Marenzi suggerisce poi di integrare la dieta delle persone carenti con supplementi a base di vitamina D, a scopo preventivo: «valori troppo bassi (come anche troppo alti) si associano a un rischio di complicanze maggiori».

L'importanza della Vitamina D - intervista ad Adriano Panzironi

Attività fisica regolare, dieta equilibrata, integrazione e astensione dal fumo. Sono le quattro regole della prevenzione. Ogni anno circa 800 infarti miocardici dall'area di Trieste e Gorizia vengono ricoverati in Cardiologia a Cattinara. La mortalità acuta è inferiore al 5%, ma il rischio di eventi ad un anno nelle varie classi di pazienti può aggirarsi intorno al 15%. Mentre è noto da tempo il ruolo negativo del diabete mellito post infarto, solo recentemente è emerso che la riduzione della Vitamina D può aumentare il rischio di questi eventi. Diverse ricerche sono state condotte sul tema, tra le altre, quella di Aneta Aleksova del Dipartimento di Scienze Mediche dell'Università di Trieste che ha recentemente pubblicato uno studio sul Journal of Clinical Medicine della Cardiologia. Altri studi sono stati condotti al Polo Cardiologico di Cattinara - Trieste che hanno dimostrato una diffusione dell'ipovitaminosi D nella popolazione generale triestina correlata a una maggior prevalenza di questa condizione tra soggetti con infarto miocardio. La correlazione con un maggior rischio di eventi è stata ampiamente dimostrata in svariati studi scientifici. Altro studio recente, quello condotto su oltre 1000 pazienti arruolati presso la Sc Cardiologia dell'Ospedale di Cattinara diretta da Gianfranco Sinagra in collaborazione con l'Università di Udine e Perugia ha inoltre dimostrato che l'impatto dell'ipovitaminosi D nel post infarto non è inferiore a quello del diabete e che le due condizioni associate hanno un effetto additivo negativo, incrementando ulteriormente il rischio di eventi avversi.

Il mio medico - Tutti i benefici della vitamina D

Impedisce cicatrizzazione e ispessimento del tessuto cardiaco

Quindi, non solo la sua carenza è associata a un aumentato rischio di infarto miocardico e insufficienza cardiaca acuta, ma ne peggiora anche gli esiti e le conseguenze. Trattare l'ipovitaminosi D potrebbe quindi essere una strategia semplice ed a basso costo, efficace come il trattamento del diabete nel migliorare la prognosi nel post IMA. In particolare, alcune indagini suggeriscono che l'esposizione solare contribuisce all’apporto di vitamina D, riducendo così il rischio di eventi cardiovascolari e migliorando la sopravvivenza dopo l’infarto. Ancora meglio, poi, l’esposizione al sole durante una passeggiata o l’attività fisica. La vitamina D, che l’organismo ricava dal cibo o produce attraverso la pelle esposta ai raggi UV, è nota da tempo per avere un ruolo essenziale nella salute delle ossa, ma sta diventando sempre più evidente anche la sua relazione con alcune forme di tumori, malattie infettive, autoimmuni e, in ultimo, ma non meno importanti, cardiovascolari. Alla luce di quanto emerso dalle indagini, si ipotizza un rapporto diretto fra vitamina D e rischio d’infarto e correggere i valori di vitamina D «dovrebbe migliorare la prognosi, il rischio di mortalità e il rischio di riospedalizzazione per nuovi infarti» conclude Giancarlo Marenzi. I pazienti infartuati con i valori più bassi di vitamina D osservati nello studio del Monzino, sono sembrati rimettersi più difficilmente e risentire di maggiori complicanze cliniche mentre erano ricoverati, così come a un anno dal ricovero.

Ruolo della vitamina D sul sistema immunitario e nelle malattie dermatologiche

Tra le cause principali di morte. L’insufficienza cardiaca colpisce 23 milioni di persone nel mondo. Da qui, l’importanza della vitamina D che impedisce l’eccessiva cicatrizzazione e l’ispessimento del tessuto cardiaco in seguito a un infarto, questo potrebbe aiutare a ridurre il rischio di insufficienza cardiaca. Gli infarti si verificano quando l’afflusso di sangue al cuore è bloccato, danneggiando il tessuto. Questo attiva la reazione infiammatoria in cui le cCFU-Fs sostituiscono il tessuto danneggiato con tessuto cicatriziale a base di collagene. James Chong, coordinatore della ricerca condotta dal Westmead Institute for Medical Research, ha spiegato: «Questo è un problema perché la cicatrizzazione del tessuto cardiaco può ridurre la capacità del cuore di pompare il sangue in maniera efficiente, che può portare ad insufficienza cardiaca. La nostra ricerca dimostra che la vitamina D in realtà impedisce alle cCFU-Fs di formare il tessuto cicatriziale. Così la vitamina D può giocare un ruolo importante nel ridurre il rischio di insufficienza cardiaca dopo un infarto».

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Dal sovrappeso all'obesità: Vitamina D, nemica dei chili di troppo

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Sport e vitamina D: riduce il rischio di fratture ed aumenta la tonicità muscolare

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L’insuccesso della perdita di peso potrebbe essere proprio dovuto a una carenza di vitamina D. Per contro, un sufficiente livello di vitamina D, faciliterebbe il dimagrimento. Diversi studi e molti nutrizionisti evidenziano l’alto potere dimagrante di questa importante vitamina: il rapporto tra massa grassa e massa magra è bilanciato nei soggetti con alte dosi di vitamina nel sangue. Questi soggetti risultano normopeso e non tendono quindi ad ingrassare, al contrario di chi, invece, è obeso o in sovrappeso presenta bassissimi valori di vitamina D nel sangue. Tra le ricerche presentate a ECO2015, anche uno studio tutto italiano della Fondazione IRCCS Ca’ Granda dell'Ospedale Maggiore Policlinico che ha mostrato come nei soggetti sovrappeso o obesi con deficienza di vitamina D l’integrazione sia di aiuto per liberarsi dei chili di troppo. Sostanzialmente, questa vitamina contribuisce alla perdita di peso corporeo perché stimola la leptina, particolare ormone che riduce la fame e aumenta il senso di sazietà. Inoltre, riduce la formazione di molecole proteiche come le chitochine, responsabili della formazione del grasso, soprattutto quello addominale. Le persone in sovrappeso soffrono maggiormente di carenza di vitamina D. Inoltre, bassi livelli di vitamina D e sovrappeso sembrano favorire l’insorgenza della sindrome metabolica e del diabete mellito di tipo 2.

4a Puntata "LE VERE CAUSE DELLA OBESITA'" de IL CERCA SALUTE

In altre parole, riportare la vitamina D a livelli ottimali promuove la perdita di peso, potenzia gli effetti di una dieta ipocalorica e migliora il profilo metabolico. Quindi, «tutte le persone obese dovrebbero controllare i propri livelli di vitamina D e, in caso di deficit, assumere supplementi» spiega Luisella Vigna, a capo dell’indagine e responsabile del Centro Obesità e Lavoro del Dipartimento di Medicina Preventiva, Clinica del lavoro dell’Ospedale Maggiore Policlinico. Come già detto, al contrario di altri nutrienti, la vitamina D agisce più come un ormone, prodotto dal nostro corpo miscelando altri prodotti chimici. Quindi è fondamentale per la regolazione e l’assunzione di calcio e contribuisce al benessere di denti e ossa. Nello specifico, è formata da un gruppo vitaminico di 5 pro-ormoni inattivi (D1-D2-D3-D4-D5) che si attivano con la luce solare. Questa preziosa vitamina ha un effetto benefico sulla longevità ed è fondamentale per il corretto funzionamento del sistema cardiocircolatorio e per la protezione di cuore e cervello, oltre ad essere utile per aumentare le difese del sistema immunitario, riducendo così il rischio di ammalarsi. Inoltre, previene gravi patologie tra cui diversi tipi di tumori ed è essenziale per il sistema nervoso. Infine, la vitamina D diminuisce anche ansia e depressione.

Aumento di peso? Carenza di vitamina D

Un recente studio pubblicato sul Nutrition Journal dimostra che a un aumento dell’assunzione di vitamina D segue una riduzione della percentuale di grasso corporeo. Questo processo si verifica principalmente perchè la vitamina D influenza la conservazione e la produzione di grassi nel corpo e impatta in diversi modi su altri ormoni (come ad esempio il testosterone) e neurotrasmettitori (come la serotonina) nel corpo. Mentre il testosterone è noto per la sua capacità di ridurre il grasso corporeo e promuovere la perdita di peso aumentando il metabolismo e bloccando la formazione di nuove cellule adipose, la serotonina riduce l’appetito e l’apporto calorico aumentando e prolungando il senso di sazietà e regolando anche il ritmo del sonno. L'assorbimento nel tessuto adiposo e nei muscoli scheletrici rappresenta la rapida scomparsa postprandiale della vitamina D dal plasma e probabilmente spiega anche perché un aumento dell'adiposità provoca un arresto della vitamina D (Jones, 2008). Tra le tante conseguenze dell’ipovitaminosi D, oltre a sovrappeso e obesità, depressione, Alzheimer (la carenza di vitamina D viene associata all’aumento del rischio di ammalarsi di Alzheimer), rischi per il cuore (diverse ricerche evidenziano che bassi livelli di vitamina D potrebbero essere dannosi per il cuore) e rischio sclerosi multipla (soprattotto per le donne). La carenza di vitamina D provoca anche una mineralizzazione inadeguata dello scheletro. Comunemente indicato come rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti.

L'importanza della Vitamina D - intervista ad Adriano Panzironi

Cibo, integrazione e fattori che influenzano la sintesi


Le fonti di vitamina D includono cibo e integratori alimentari; pertanto, l'assunzione completa di vitamina D riguarda il contributo dietetico combinato di alimenti e integratori. Ci sono poi alcune fonti alimentari naturali di vitamina D. Queste includono pesce grasso, olio di fegato di pesce e tuorlo d'uovo. Alcuni alimenti sono, tuttavia, arricchiti con vitamina D. Il riconoscimento dell'importanza della vitamina D per la prevenzione del rachitismo risale agli anni '20, (Steenbock e Black, 1924), la fortificazione con vitamina D di alcuni alimenti è stata avviata su base volontaria. La produzione di vitamina D3 nella pelle dipende dalla quantità di radiazioni UVB che raggiungono il derma e dalla disponibilità di 7-deidrocholesterol (Holick, 1995). Pertanto, il livello di sintesi è influenzato da una serie di fattori, tra cui la stagione dell'anno, la pigmentazione della pelle, la latitudine, l’uso di creme solari, l’abbigliamento e la durata dell’esposizione. Anche l'età è un fattore, in quanto la sintesi di vitamina D diminuisce con l'avanzare degli anni (MacLaughlin e Holick, 1985).

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A causa della sua natura liposolubile, la vitamina D viene assorbita con altri grassi alimentari nell'intestino tenue (Haddad et al., 1993 ; Holick, 1995). Un assorbimento efficiente dipende dalla presenza di grasso nel lume, che provoca il rilascio di acidi biliari e lipasi pancreatica (Weber, 1981 e 1983). A loro volta, gli acidi biliari iniziano l'emulsificazione dei lipidi, la lipasi pancreatica idrolizza i trigliceridi in monogliceridi e acidi grassi liberi e gli acidi biliari supportano la formazione di micelle contenenti lipidi che si diffondono negli enterociti. I primi studi hanno dimostrato che la vitamina D3 è comparsa quasi esclusivamente nei linfatici e nella frazione chilomicronica del plasma; inoltre, i soggetti con insufficiente rilascio di acido biliare o insufficienza pancreatica hanno entrambi dimostrato un assorbimento significativamente ridotto di questa vitamina (Thompson et al., 1966; Blomstrand e Forsgren, 1967; Compston et al., 1981). Successivamente, altri studi clinici e sperimentali su animali hanno confermato che la vitamina D viene assorbita nel modo più efficiente se consumata con alimenti contenenti grassi (Weber, 1981 ; Johnson et al., 2005 ; Mulligan e Licata, 2010) e, al contrario, che un agente dimagrante che blocca l'assorbimento dei grassi compromette anche l'assorbimento della vitamina D (James et al., 1997 ;McDuffie et al., 2002).

Ruolo della vitamina D sul sistema immunitario e nelle malattie dermatologiche

 

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Per approfondimenti:

NCBI "Dietary Reference Intakes for Calcium and Vitamin D"

GreenMe "La carenza di vitamina D potrebbe essere il motivo per cui non riesci a perdere peso. Lo studio"

Blasting News "La vitamina D brucia i grassi e fa perdere peso"

La Stampa "Scatta l’allarme obesità: è la regina di ogni malattia eppure la sottovalutiamo"

Blasting News "Vitamina D, insufficiente negli obesi e nella chirurgia bariatrica"

BBC Future "How staying indoors affects your immune system"

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Obesità e altri disordini metabolici: in Italia, un morto ogni 10 minuti

Il miracolo della vitamina D: aumenta il sistema immunitario da 3 a 5

Sport e vitamina D: riduce il rischio di fratture ed aumenta la tonicità muscolare

Pubblicato in Informazione Salute

Il tempo è il nemico numero uno del nostro corpo e ancor più delle nostre ossa. Infatti, calcio e minerali, vero e proprio rinforzo naturale per le ossa, aiutano a prevenire l’osteoporosi, una patologia non trascurabile che porta all’usura delle ossa. Tra le più colpite da questa malattia, le donne dopo la menopausa, anche se gli uomini non sono di certo immuni da questo rischio. Tra le patologie più difficili da contrastare dopo la sua comparsa, poiché, non presenta sintomi evidenti per diagnosticarla in tempo. Tuttavia, è fondamentale giocare d’anticipo anche perché, una volta comparsi i primi segnali, diventa ormai troppo tardi ricaricare il corpo con calcio e minerali. E come da manuale, ogni brutta notizia è accompagnata da una positiva. La buona notizia, infatti, secondo recenti ricerche è che l’osteoporosi può essere, in un certo qual modo, anticipata creando un vero e proprio scudo difensivo. Il primo rimedio per prevenire questo disturbo è proprio l’alimentazione bilanciata con il supporto di integratori alimentari.

Ecco perchè l'integrazione alimentare è un valido aiuto per la nostra salute

La scienza suggerisce di assumere quotidianamente calcio e magnesio. Preziosa per rinforzare le ossa anche la vitamina D che favorisce la sintesi di questi due micronutrienti. Inoltre, la prevenzione dell’osteoporosi avviene anche attraverso altre pratiche quotidiane. In primis, l’attività fisica, e quindi, lo sport, costante e abituale. Diverse indagini, infatti, hanno dimostrato che la sedentarietà è strettamente correlata all’osteoporosi e, al tempo stesso, indebolisce le ossa e le rende più soggette a fratture, anche non solo in età avanzata. Stesso discorso per il peso corporeo. Nemici delle nostre ossa anche i chili in eccesso che esercitano, su queste, una pressione maggiore e ne aumentano i rischi. Quindi anche il sovrappeso aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, ma significa anche ipovitaminosi D nelle ossa. Questo succede perché si ferma nel tessuto adiposo. Da qui l’importanza di prediligere i cibi ricchi di calcio e magnesio da portare a tavola. Sicuramente il pesce azzurro, fonte importante di omega 3, salmone, aringa e sgombro, ma anche fegato, uova, spinaci, broccoli, carciofi, rucola, mandorle e frutta secca. E ancora, la luce solare che stimola, nel nostro corpo, la produzione di vitamina D, attraverso i raggi ultravioletti che penetrano la pelle.

 I rischi delle fratture da fragilità

Conosciuta anche come “frattura da fragilità”, con il termine osteoporosi si intende una condizione in cui lo scheletro è soggetto a perdita di massa ossea. Lo scheletro è quindi soggetto a un maggiore rischio di fratture, a seguito alla diminuzione di densità ossea e alle modificazioni della microarchitettura delle ossa. Tra le principali tipologie di osteoporosi (primarie) che colpiscono l’osso trabecolare: l’osteoporosi idiopatica (più rara), l’osteoporosi di tipo I o post-menopausale (dovuta alla caduta della produzione ormonale) e l’osteoporosi di tipo II o senile (dovuta a varie cause, tra cui vita sedentaria, ridotto apporto di somatotropina, testosterone, calcio, magnesio, vitamina D, vitamina K e altri importanti micronutrienti, ridotta funzione dell'enzima 1a-idrossilasi che produce l'ormone attivo della vitamina D (il calcitriolo). Per quanto riguarda le secondarie, invece, fanno capo a un gruppo minore poichè costituiscono solo il 5% delle osteoporosi. Le principali sono classificabili come causate da: artrite reumatoide, celiachia, neoplasie, morbo di Crohn, fibrosi cistica, etc…

L'importanza della Vitamina D - intervista ad Adriano Panzironi

Si manifesta inizialmente con una diminuzione del tono calcico nella massa ossea (osteopenia). Le ossa più facilmente interessate sono le vertebre dorso-lombari, il femore e il polso. Quasi sempre asintomatico, almeno per i 2/3 delle persone. Tra i primi segnali compaiono proprio le fratture e il conseguente dolore alle ossa e alla muscolatura. Solitamente il dolore è localizzato alla schiena o al bacino, ma è possibile che si manifesti ovunque sia la frattura e si aggrava in presenza di sforzi. Con il progredire dell'osteopenia si può manifestare un crollo vertebrale, una frattura dell'avambraccio (polso) o una frattura femorale. La fratture poi, possono portare ipercifosi dorsale e iperlordosi cervicale. Inoltre, l’attività fisica è necessaria, poiché è in grado, non solo di prevenire la perdita di massa ossea, ma di incrementarla dell'1%. Da non trascurare le eventuali complicanze dovute all'osteoporosi che possono provocare un dolore non sopportabile e da trattare con una terapia adeguata.

Cibo, sole e integrazione: al via con la prevenzione

Fondamentale l’integrazione di vitamina D soprattutto per i soggetti sani, come forma di prevenzione. Vi sono due forme di vitamina D utilizzate: la vitamina D2 (ergocalciferolo) e la vitamina D3 (colecalciferolo). L'azione della vitamina D3 sulla prevenzione delle fratture è ben documentata, vi è una diminuzione del 20% circa delle fratture femorali in uno studio eseguito su soggetti anziani trattati con una singola dose orale da 300.000 unità. Nonostante sia una vitamina, il calcitriolo, cioè la forma attiva della vitamina D, agisce come un ormone regolatore delle diverse azioni metaboliche e come alleato nella prevenzione di una lunga serie di patologie. La vitamina D, infatti, favorisce l’assorbimento e il fissaggio di fosforo e calcio nelle ossa, preservando così, la salute di ossa e muscoli anche in età adulta e riducendo, di conseguenza, il rischio di fragilità e osteoporosi. Alla luce di quanto detto e di degli studi scientifici in materia, possiamo concludere dicendo che per raggiungere un adeguato e salutare livello di Vitamina D, è importante tenere questi livelli sotto controllo con una combinazione equilibrata di tre fattori: alimentazione, esposizione solare e integrazione.

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Per approfondimenti:

Che Donna "Come prevenire l’osteoporosi | mettiamo più calcio e magnesio a tavola"

PubMed "Compromised Vitamin D Status Negatively Affects Muscular Strength and Power of Collegiate Athletes"

Grazia "La dieta del magnesio fa dimagrire e rinforza le ossa: ecco come seguirla"

MDPI "Special Issue "Vitamin D and Sport Performance"

PubMed "The Effect of Vitamin D Supplementation in Elite Adolescent Dancers on Muscle Function and Injury Incidence: A Randomised Double-Blind Study"

MDPI "Vitamin D and Sport Performance"

Gazzetta dello Sport "Vitamina D: preziosa per ossa, muscoli e prestazioni sportive"

Quotidiano "Vitamina D, il segreto delle prestazioni sportive"

Magnesio e potassio

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Magnesio, rinforza ossa e muscoli: tanti benefici e zero controindicazioni

Vitamina D, gli scienziati: dopo l'isolamento, "bagni di sole" e integrazione

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Complice i mesi di isolamento, l’ipovitaminosi D ha indebolito le nostre difese immunitarie, lasciandoci più vulnerabili ad altre infezioni. «Chi può faccia bagni di sole e cammini nelle foreste». È il consiglio dei ricercatori del Trinity College che nel nuovo studio hanno ribadito l’importanza della vitamina D per il nostro organismo. Non solo per rafforzare la risposta immunitaria contro gli attacchi esterni, ma anche per rendere più forti e sani sia i denti che le ossa. Nella ricerca, pubblicata su BBC Future, questo prezioso nutriente sembrerebbe avere un ruolo anche nel ridurre i livelli di una sostanza che causa l’infiammazione, l’interleuchina-6, associata a gravi difficoltà respiratorie (come quelle osservate nel Covid-19). La vitamina D modifica anche la disponibilità del recettore ACE2 nelle cellule polmonari che il virus Sars-CoV-2 utilizza per insediarsi. Infatti, quando la vitamina D altera questi recettori, per il virus diventa più difficile innescare l’infezione.

L'importanza della Vitamina D - intervista ad Adriano Panzironi

Non dimentichiamo che gli esseri umani si sono evoluti su un pianeta con un ciclo di luce e oscurità di 24 ore, e i nostri corpi sono “programma” per lavorare in collaborazione con quella luce. In questo meccanismo strutturato come una sorta di prima linea di difesa contro le infezioni respiratorie, la vitamina D consente ai macrofagi nei nostri polmoni di vomitare un peptide antimicrobico chiamato cathelicidin, uccidendo direttamente batteri e virus. Inoltre, questo importante nutriente, modifica anche l'attività di altre cellule immunitarie, come le cellule B e T, che regolano le risposte a lungo termine. Difatti, le persone con bassi livelli di vitamina D rischiano maggiormente di contrarre infezioni del tratto respiratorio virale come ad esempio avviene con l'influenza. I ricercatori stanno ora indagando sull’influenza degli integratori di vitamina D nella riduzione del rischio di alcune delle gravi complicanze associate al coronavirus.

Al via con la scorta di vitamina D

Lo studio condotto da Rosa Kenny, gerontologo al Trinity College di Dublino e colleghi, dimostra che le popolazioni europee con i tassi di mortalità più alti da Covid-19, tra cui la Spagna e l'Italia, hanno i più bassi livelli di vitamina D. Tuttavia, anche se a primo impatto potrebbe sembrare poco logico, considerati i climi soleggiati che accomunano i due paesi, si ritiene che il responsabile sia soprattutto il cambiamento nello stile di vita che ha costretto le persone a mesi di lockdown, e quindi, a trascorrere più tempo al chiuso, potrebbe essere responsabile di questa carenza vitaminica. E anche se non è possibile collegare, gli alti tassi di mortalità di Covid-19 in questi paesi, esclusivamente alla carenza di vitamina D «ci sono forti prove circostanziali per un'associazione tra vitamina D e le vie immunitarie che sappiamo siano implicate in Covid e in particolare la grave risposta di Covid» spiega Rosa Kenny. Questo avviene perché, in primis, la vitamina D sembrerebbe ridurre i livelli di una sostanza biochimica alla base dell'infiammazione nota come “interleuchina-6”, associata a gravi difficoltà respiratorie osservate nella malattia. La vitamina D, poi, modificherebbe anche la disponibilità dello stesso recettore ACE2 sulle cellule polmonari che la Sars-CoV-2 utilizza per accedere a queste cellule e radicare un'infezione. Quando la vitamina D altera questi recettori, per il virus diventa più difficile ancorarsi nel nostro organismo.

Il mio medico - Tutti i benefici della vitamina D

Un preziosa arma di difesa

Alla luce di quanto scoperto e dimostrato, la ricercatrice, suggerisce che tutti gli adulti dovrebbero prendere in considerazione integratori di vitamina D, soprattutto con il pericolo costante di contrarre quest’infezione. Ora, che abbiamo ripreso la routine, più che mai. Kenny spiega anche i notevoli benefici di trascorrere più tempo all'aria aperta. Altro modo per rafforzare le nostre difese contro altre infezioni virali, tra cui l'influenza e il raffreddore, oltre ad aumentare la risposta immunitaria. Queste ricerche suggerisco che passare qualche giorno in una foresta provocherebbe un aumento del numero e dell'attività delle nostre cellule killer naturali. La spiegazione è la riduzione dello stress. «Sappiamo che le persone usano l'esercizio fisico come un cuscinetto per lo stress, ed è molto chiaro che alti livelli di stress cronico non fanno bene al sistema immunitario», sostiene Neil Walsh, che studia l'impatto dell'esercizio fisico sul sistema immunitario a Liverpool John Moores, Università nel Regno Unito. «Quindi - secondo Walsh - se riesci a ridurre i livelli di stress essendo attivo, ciò avrà un impatto positivo sulla tua salute».

Ruolo della vitamina D sul sistema immunitario e nelle malattie dermatologiche

Stare al sole e mangiare tanto pesce per fare il pieno di vitamina D per aumentare le nostre riserve. Tra le sue fondamentali funzioni, non solo quella protettiva. Come suggerito nella variegata letteratura scientifica, oltre che per la salute di calcio e ossa, la vitamina D è anche una potente alleata nella prevenzione di numerose malattie cronico-degenerative.

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Per approfondimenti:

BBC Future "How staying indoors affects your immune system"

NCBI "The immunological case for staying active during the COVID-19 pandemic"

Huffington Post "Bagni di sole e camminate nei boschi per difendervi dal virus. I consigli del Trinity College"

Il Mattino "Tutto il potere della D: la vitamina che proviene dalla stessa stella anti-Covid"

LEGGI ANCHE: La vitamina D e la sua crociata: tra prevenzione e terapia nella pandemia Convid-19

Il miracolo della vitamina D: aumenta il sistema immunitario da 3 a 5

Harvard, scienziati confermano: la vitamina "del sole" contro il Covid-19

Sport e vitamina D: riduce il rischio di fratture ed aumenta la tonicità muscolare

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Preziosa per ossa, muscoli e per l’attività sportiva. Dei numerosi benefici della vitamina D e dei rischi dell’ipovitaminosi parliamo da tempo, ma quello che, forse, ignoravamo è la sua capacità di migliorare le prestazioni sportive proprio in virtù della capacità di questo importante nutriente di rinforzare l’apparato scheletrico e il sistema muscolare. Nonostante sia una vitamina, il calcitriolo, cioè la forma attiva della vitamina D, agisce come un ormone regolatore delle diverse azioni metaboliche e come alleato nella prevenzione di una lunga serie di patologie. La vitamina D, infatti, favorisce l’assorbimento e il fissaggio di fosforo e calcio nelle ossa, preservando così, la salute di ossa e muscoli anche in età adulta e riducendo, di conseguenza, il rischio di fragilità e osteoporosi. Tra le categorie di soggetti più a rischio, oltre agli anziani, gli sportivi che, in caso di carenza vitaminica, si espongono a un rischio maggiore di fratture. Questo perché uno scheletro fragile, avrà sicuramente meno possibilità di sopportare l’impatto durante un infortunio, come avviene di solito nella maggior parte degli sport.

Non sono solo le ossa a beneficiare della vitamina D. A trarre vantaggio anche i muscoli che diventano più forti nelle attività sportive e garantiscono prestazioni atletiche migliori. Nelle attività aerobiche contribuisce a ridurre la frequenza del battito cardiaco e migliorare così l’ossigenazione dei tessuti. Spesso asintomatica, l’ipovitaminosi D tra gli sportivi è piuttosto diffusa e può avere gravi conseguenze per la salute. Tra quelli più frequenti affaticamento, debolezza ossea, dolori articolari, diminuzione forza muscolare, maggiore rischio di fratture, aumento di infezioni e infiammazioni. D’aiuto l’attività fisica all’aperto, soprattutto con le belle giornate. Così, oltre a mantenersi in forma e al passo con gli allenamenti, l’esposizione alla luce solare, se ripetuta, contribuisce ad apportare sufficienti livelli di vitamina D. Anche uno studio americano dimostra che le nostre performance sportive risentono della carenza di vitamina D. Lo rivela una ricerca della University of Tulsa, pubblicata su International Journal of sport nutrition and exercise metabolism.

Ipovitaminosi D: scarso rendimento e rischi

Questi ricercatori americani hanno analizzato i livelli di vitamina D presenti nel sangue di 100 atleti universitari, misurando le loro prestazioni nello sprint, nel salto in alto, in quello in lungo e nel sollevamento pesi. L’indagine ha dimostrato che circa un atleta su 3 aveva livelli inadeguati di vitamina D (meno di 72 nanomoli per litro di sangue) e, di conseguenza, le loro performance nel sollevamento pesi sono risultate peggiori del 77% rispetto agli altri soggetto con livelli di vitamina D più alti, mentre nello sprint hanno registrato tempi inferiori del 18%, nel salto in alto misure più basse del 15% e nel lungo dell'80%. Questo accade perché gli alti livelli di vitamina D aiutano a rilasciare il calcio con più efficienza durante le contrazioni muscolari. E il risultano è facilmente prevedibile: contrazioni più veloci e prestazioni migliori.

Cibo, sole e corretta integrazione. Giancarlo Isaia (docente di Geriatria e Presidente dell'Accademia di Medicina di Torino) e Enzo Medico (ordinario di Istologia) spiegano le due modalità di assunzione di questa importante vitamina che può essere sintetizzata dalla cute, per effetto delle radiazioni ultraviolette emanate dalla luce solare oppure tramite gli alimenti. Nell’indagine dell’Università degli Studi di Torino, viene proposta anche una “top ten” degli alimenti ricchi di vitamina D (vedi figura). Quindi, mangiare molto pesce e prendere tanto sole. L’esposizione alla luce solare e un sano stile alimentare, ricco soprattutto di cibi che contengono vitamina D, diventano i nostri principali alleati nella vita e nell'attività sportiva.

vita D

Le sollecitazioni esercitate dall’attività fisica sullo scheletro aumentano la densità minerale ossea, anche la perdita di sali minerali con il sudore può essere notevole e se abbinata a una carenza di vitamina D corriamo il rischio di aumentare le probabilità di fratture da stress, a prescindere dallo sport e dall’età. Inoltre, altra importante scoperta, le fibre muscolari presentano il recettore della vitamina D. Per questo motivo, nei soggetti con deficienza di vitamina D, una sua integrazione sembrerebbe ottimizzare la resistenza muscolare. Altro segnale importante di questa carenza, quindi, sono proprie le fratture da stress.

L'importanza della Vitamina D - intervista ad Adriano Panzironi

Tutti i segnali da non sottovalutare

Alla luce degli studi scientifici presenti in letteratura e quanto detto finora, possiamo concludere dicendo che per raggiungere un adeguato e salutare livello di Vitamina D, è non solo importante, ma fondamentale tenere questi livelli sotto controllo con una combinazione equilibrata di tre fattori: alimentazione, esposizione solare e integrazione. Non dimentichiamo, inoltre, che l'Italia, è uno dei Paesi europei, insieme a Spagna e Grecia, con maggiore prevalenza di ipovitaminosi D. Vediamo ora i principali sintomi di questa deficienza vitaminica. E anche se, come detto prima, una sua carenza può essere asintomatica, quando questa diventa più grave compaiono i primi segnali da non sottovalutare. Primi tra tutti, dolore a ossa e articolazioni accompagnati da debolezza e dolori muscolari, stanchezza cronica e confusione mentale con una maggiore difficoltà di concentrazione, fragilità, deformazione e indebolimento (osteoporosi) delle ossa e in ultimo, anche se più raro, il rachitismo (conseguenza di un difetto della mineralizzazione associato alla mancanza di vitamina D).

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Per approfondimenti:

Vitalife D

Puoi trovare Vitalife D al 06 62286099 o cliccando qui

PubMed "Compromised Vitamin D Status Negatively Affects Muscular Strength and Power of Collegiate Athletes"

MDPI "Special Issue "Vitamin D and Sport Performance"

PubMed "The Effect of Vitamin D Supplementation in Elite Adolescent Dancers on Muscle Function and Injury Incidence: A Randomised Double-Blind Study"

MDPI "Vitamin D and Sport Performance"

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La vitamina D e la sua crociata: tra prevenzione e terapia nella pandemia Convid-19

Harvard, scienziati confermano: la vitamina "del sole" contro il Covid-19

 

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Stare al sole per fare il pieno di vitamina D per aumentare le nostre riserve. È la raccomandazione di uno studio scientifico preliminare. Quindi non solo per proteggere e rinforzare il sistema immunitario da 3 a 5, ma addirittura per evitare le complicanze del Covid-19. Gli innumerevoli benefici della vitamina D, per la salute in generale e per il potenziamento della risposta immunitaria non sono una novità per nessuno e anche in questa occasione si dimostra un potente alleato contro l’infezione da SARS-CoV2. La ricerca, condotta dagli esperti degli Queen Elizabeth Hospital Foundation Trust, dell’Università dell’East Anglia, in Inghilterra, ha evidenziato un collegamento tra i bassi livelli di mortalità per coronavirus e buone riserve di vitamina D. Il team di ricercatori guidati dal professor Petre Cristian Ilie hanno incrociato i dati con quelli della mortalità per Covid-19, osservando che i Paesi colpiti più duramente sono proprio quelli in cui si registra una maggiore deficienza di vitamina D. Al primo posto l'Italia, seguita da Spagna e Svizzera, dove il coronavirus ha colpito duramente e nelle cui popolazioni anziane la carenza vitaminica è una condizione particolarmente diffusa. 

Tra i soggetti maggiormente a rischio: gli anziani. Sono loro la categoria con maggiore carenza di vitamina D. La correlazione tra Covid-19 e vitamina D sostenuta dal gruppo di ricercatori inglesi era già stata anticipata da due ricercatori dell’Università di Torino. I due scienziati torinesi suggerivano già un mese fa di «assicurare adeguati livelli di vitamina D nella popolazione, ma soprattutto nei soggetti già contagiati». Non solo agli anziani, il suggerimento veniva poi esteso a tutti coloro che, per vari motivi, non si esponevano adeguatamente alla luce solare. Nell’indagine, Giancarlo Isaia, docente di geriatria e presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, e Enzo Medico, docente di istologia presso l'Università degli Studi di Torino, richiamano l’attenzione su un aspetto di prevenzione: l’ipovitaminosi D. «Sulla base di numerose evidenze scientifiche – spiegavano gli esperti - e di considerazioni epidemiologiche, sembra che il raggiungimento di adeguati livelli plasmatici di Vitamina D sia necessario anzitutto per prevenire le numerose patologie croniche che possono ridurre l’aspettativa di vita nelle persone anziane, ma anche per determinare una maggiore resistenza all’infezione COVID-19 che, sebbene con minore evidenza scientifica, può essere considerata verosimile. Tale compenso può essere raggiunto anzitutto con l’adeguata esposizione alla luce solare, poi alimentandosi con cibi ricchi in Vitamina D». I due scienziati hanno anche sottolineato l’importanza di livelli adeguati di vitamina D per offrire all’organismo una maggiore resistenza all'aggressione del patogeno.

Ipovitaminosi D e aumento mortalità 

Si aggiunge così un altro importante tassello al puzzle che lega il Covid-19 al sistema immunitario e di conseguenza alla vitamina D, ma anche alla vitamina C. lo studio infatti indaga sul legame tra bassi livelli di vitamina D e mortalità da Covid-19 in 20 Paesi europei. I risultati hanno mostrato una correlazione statistica tra le cifre, o meglio, le popolazioni con più bassi livelli di vitamina D hanno mostrato una mortalità da Coronavirus più alta. Secondo l'Università di Harvard ne soffrirebbero, a livello mondiale, circa un miliardo di persone. Conosciuta anche come ipovitaminosi D, questa carenza vitaminica è la condizione risultante dall'assenza di adeguate quantità di questo composto organico nel nostro organismo. «Riteniamo – hanno detto gli studiosi – di poter consigliare l’integrazione di vitamina D per proteggersi dall’infezione da SARS-CoV2». La vitamina D è un composto liposolubile raro negli alimenti, ma che può essere assunto anche tramite la corretta integrazione. La principale fonte naturale sono i raggi del sole. Tuttavia, tra i pochissimi alimenti ricchi di vitamina D, ricordiamo pesce azzurro, uovo, funghi, burro e olio di fegato di merluzzo.

Dott. Paolo Giordo - Le verità nascoste sulla vitamina D

Sole, cibo e integrazione: al via la scorta di vitamina D

Cibo, sole e corretta integrazione. Gli esperti spiegano poi le due modalità di assunzione di questa importante vitamina che può essere sintetizzata dalla cute, per effetto delle radiazioni ultraviolette emanate dalla luce solare oppure tramite gli alimenti. Nell’indagine dell’Università degli Studi di Torino, viene proposta anche una “top ten” degli alimenti ricchi di vitamina D (vedi figura). Quindi, mangiare molto pesce e prendere tanto sole. L’esposizione alla luce solare e un sano stile alimentare, ricco soprattutto di cibi che contengono vitamina D, diventano i nostri principali alleati in questa grande battaglia.

vita D

Tra le tante proprietà della vitamina "del sole" anche tante funzioni importanti. Tra le più citate rientrano la modulazione del sistema immunitario e la riduzione nel rischio di sviluppare infezioni respiratorie di origine virale. Inoltre, rinforza le ossa, favorendo la crescita nei bambini, promuove l'assorbimento del calcio nelle vie intestinali, rinforza le ossa e modula, infine, l'assorbimento intestinale di ferro, magnesio, fosfati e zinco. La principale fonte di approvvigionamento è l’esposizione alla luce solare. A tal proposito, l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda l’esposizione ai raggi solari per almeno mezzora al giorno.

Prof. Luca Avoledo - Vitamina D: perché è così importante e in quali alimenti si trova?

 

In ultima analisi, la vitamina D fornirebbe un valido aiuto per ridurre l’incidenza di infezioni delle vie respiratorie e dei casi di influenza. Ad avvalorare la testi, le ricerche precedenti che dimostrano il ruolo attivo della Vitamina D sulla modulazione del sistema immune, la stretta correlazione dell’Ipovitaminosi D con una lunga serie di patologie croniche che possono ridurre l’aspettativa di vita, ancor più in caso di infezione; un effetto della Vitamina D nella riduzione del rischio di infezioni respiratorie di origine virale, incluse quelle da coronavirus, oltre alla sua capacità di limitare il danno polmonare da iperinfiammazione. Ecco, alcune delle motivazioni scientifiche a supporto:

1) Particolarmente attuale ed importante, “Vitamin D Supplementation Could Prevent and Treat Influenza, Coronavirus, and Pneumonia Infections” nel quale viene sottolineato un possibile ruolo della vitamina D nella prevenzione e nel trattamento anche della malattia da coronavirus. Vi si legge che la Vitamina D riduce il rischio di infezioni respiratorie attraverso tre meccanismi:

➢ Mantenimento delle tight junctions, e della barriera polmonare:
➢ Incremento dell’espressione di peptidi antimicrobici quali la catelicidina e beta-defensine: Da notare che questi peptidi sono dotati di attività antivirale:
➢ Stimolo dell’attività immunoregolatoria, potenzialmente rilevante rispetto al rischio di tempesta citochinica e di polmonite, osservata in pazienti con COVID-19

2) Ruolo immunomodulatore della Vitamina D e anche un suo effetto antagonista sulla replicazione virale nelle vie respiratorie.

3) Nel 2014, una review “Vitamin D: a new anti-infective agent?”, esamina le interazioni fra la Vitamina D, il sistema immunitario e le patologie infettive, sottolineando l’associazione tra l’ipovitaminosi D e le infezioni respiratorie ed enteriche, l’otite media, le infezioni da Clostridium, le vaginosi, le infezioni del tratto urinario, la sepsi, l’influenza, la dengue, l’epatite da attribuire alla capacità della vitamina D di incrementare peptidi antimicrobici (catelicidina e beta-defensine) dotati di attività antivirale e immunomodulatoria.

4) Uno studio condotto in Sud Corea ha evidenziato valori ridotti di vitamina D in pazienti con polmonite acuta acquisita in comunità.

5) Una concentrazione di vitamina D si associa al dimezzamento del rischio di infezioni respiratorie acute.

6) Una metanalisi del 2017 ha considerato 25 studi randomizzati, evidenziando che la supplementazione di Vitamina D riduce di due terzi l’incidenza di infezioni respiratorie acute 

7) Il calcitriolo si è dimostrato efficace nei ratti nel ridurre il danno polmonare acuto

Tra le cause dell’ipovitaminosi D rientra l’apporto alimentare insufficiente, l’inadeguata esposizione al sole, l’alterato assorbimento intestinale o un aumento del suo fabbisogno. Da non sottovalutare condizioni particolari come malattie epatiche e renali e l'assunzione di alcuni tipi di farmaci, soprattutto anticonvulsionanti, antivirali e glucocorticoidi. Esistono, poi, fattori di rischio in grado di favorire questa carenza. Tra questi obesità, fumo, alcolismo, fibrosi cistica, celiachia, pancreatite cronica e l'età. Il deficit di vitamina D, contribuisce anche alla comparsa di osteoporosi e rachitismo, di patologie come ipertensione, diabete e sindrome metabolica oltre al non trascurabile rischio cardiovascolare. Precedenti studi hanno dimostrato che, in caso di carenza, l’aumento dei livelli di vitamina D, potrebbe ridurre il rischio di altre infezioni respiratorie. Sul possibile ruolo preventivo e terapeutico della vitamina D si era già aperto uno spiraglio e stando agli studi citati, sia gli scienziati britannici che quelli italiani suggeriscono come mantenere la vitamina D a livelli ottimali con il supporto di una giusta alimentazione e della corretta integrazione possano essere d'aiuto nel contrasto alla pandemia di coronavirus.

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Per approfondimenti:

Il Giornale "Carenza di vitamina D e Coronavirus: esiste una connessione?"

Fanpage "Carenza di vitamina D associata a maggior mortalità per coronavirus: lo suggerisce una ricerca"

Science Alert "I decessi per COVID-19 sono collegati alla carenza di vitamina D. Ecco cosa significa"

Blitz Quotidiano "Coronavirus e Vitamina D, c’è correlazione? Anziani sono carenti e sono la categoria più a rischio"

Università degli Studi di Torino "Possibile ruolo preventivo e terapeutico della vitamina D nella gestione della pandemia da COVID-19"

The Lancet "Vitamin D supplementation and musculoskeletal health"

La Stampa "Sole e pesce alleati contro il rischio contagio da coronavirus"

La Repubblica "Coronavirus, studio dell'Università di Torino: assumere più vitamina D per ridurre il rischio di contagio"

Adnkronos "Coronavirus, l'ipotesi: carenza vitamina D può aumentare rischi"

Fanpage "Coronavirus, carenza di Vitamina D possibile fattore di rischio: lo studio italiano"

Leggo "Coronavirus, carenza di vitamina D aumenta il rischio? Lo studio italiano"

Corriere della Sera "Coronavirus: perché serve la Vitamina D"

Io Donna "Coronavirus: perché serve la Vitamina D"

Panorama "Combattere il Coronavirus a tavola: ecco la giusta alimentazione"

Mercola "Perché la vitamina D è meglio di QUALSIASI vaccino e migliora il sistema immunitario di 3-5 volte" 

LEGGI ANCHE: La vitamina D e la sua crociata: tra prevenzione e terapia nella pandemia Convid-19

Il miracolo della vitamina D: aumenta il sistema immunitario da 3 a 5

Sistema immunitario debole e malattie associate alla carenza di Vitamina D: ecco i principali segnali

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Non solo per rinforzare, ma più potente di qualsiasi vaccino. È questa la sorprendente scoperta della vitamina D. La migliore difesa contro ogni malattia e componente cruciale del sistema immunitario. E laddove un vaccino può comprometterlo, la vitamina D lo irrobustisce. Tra i suoi numerosi sostenitori, il dottor Joe Prendergast, uno dei tanti esperti che stanno riconoscendo la notevole importanza delle vitamine per la salute. Per spiegarne le potenzialità, l’esperto cita il lavoro di un’equipe di ricercatori tedeschi che hanno dimostrato come la vitamina D aumenti la funzione immunitaria di un fattore da 3 a 5, stimolando drasticamente, al tempo stesso, la produzione di potenti peptidi antimicrobici. L’altra parte del lavoro, la fa il sole, durante l’esposizione ai raggi ultravioletti. Quindi, la produzione di vitamina D, così stimolata attraverso l’epidermide dimostra la sua capacità nel ridurre l’incidenza delle infezioni respiratorie, insieme a tutta una serie di altre patologie. «Senza questo ormone – spiega Prendergast – si può morire». Infatti, molte persone muoiono per cause strettamente correlate alla deficienza di vitamina D.

Dr. Joe Prendergast on Vitamin D

Esercita un’azione determinante su migliaia di geni. Sicuramente tra i non trascurabili, gli effetti della vitamina D sulla salute, giocando un ruolo decisivo nella risposta immunitaria, decisamente superiore a quella sintetica generata dai vaccini, influenza circa 3000 geni dei 25000 di cui disponiamo. Si aggiudica l’appellativo di “nutriente miracoloso” grazie alla sua capacità di abilitare il corpo umano alla produzione di oltre 200 peptidi con funzione antimicrobica, indispensabili nella lotta contro un vasto numero di infezioni. Quindi, influenzando quasi 3000 geni, svolge un ruolo importante nella risposta immunitaria, tra cui supporto al corpo nella produzione di centinaia di peptidi antimicrobici che aiutano a combattere ogni genere di infezioni. Inoltre, la vitamina D è un ormone steroideo (non una vitamina) che influenza ogni cellula del corpo ed è tra gli alleati più potenti. La miglior difesa migliore si ottiene , quindi, con un robusto sistema immunitario, al contrario delle vaccinazioni che potrebbero anche comprometterlo. Prioprio per questo, supportare il sistema immunitario dovrebbe essere in cima alla lista delle cose da fare per restare in salute e la vitamina D interpreta un ruolo cruciale in questa lotta quotidiana.

 

Il ruolo chiave in 60 milioni di anni

Secondo la pubblicazione di uno studio condotto dall’Oregon State University sul ruolo chiave del sistema immunitario è «l’abilità della vitamina D di regolare le proteine antibatteriche, è così importante che è stata conservata in 60 milioni di anni di evoluzione ed è presente solo nei primati, uomo incluso e in nessuna altra specie animale conosciuta». «Il fatto che questa risposta immunitaria – spiegano i ricercatori - mediata dalla vitamina D sia passata indenne dalle modifiche avvenute in milioni di anni di evoluzione e selezione naturale e sia tuttora presente in specie come le scimmie e i babbuini, suggerisce che deve essere cruciale per la sopravvivenza».

La ricerca, precisa poi che «anche se il "peptide antimicrobico della catelicidina" ha diverse attività biologiche oltre a uccidere i patogeni, non è chiaro quale, o combinazione di essi, renda la vitamina D così essenziale per la sua regolazione». L'analisi fornisce ulteriori conferme dell'enorme importanza dei livelli necessari di vitamina D nell'uomo, anche se alcuni studi dimostrano una notevole carenza di vitamina solare. «L’esistenza e l’importanza di questa parte della nostra risposta immunitaria che l'uomo e altri primati devono mantenere livelli sufficienti di vitamina», chiarisce Adrian Gombart, professore associato di biochimica e ricercatore al Linus Pauling Institute dell’Oregon State University. La vitamina D impedisce alla risposta immunitaria "adattiva" di reagire in modo eccessivo e riduce l'infiammazione e sembra sopprimere la risposta immunitaria. Tuttavia, la funzione del nuovo elemento genetico esplorato da questa ricerca consente alla vitamina D di aumentare la risposta immunitaria innata attivando una proteina antimicrobica. L’effetto complessivo può aiutare a prevenire una reazione eccessiva al sistema immunitario.

Carole Baggerly - Dosaggio della vitamina D

 

«È essenziale – continua Gombart - avere una risposta immunitaria innata che fornisca una difesa immediata e di prima linea, ma abbiamo anche bisogno di una protezione contro uno sforzo eccessivo del sistema immunitario, come avviene nella sepsi e in alcune malattie autoimmuni o degenerative». L’esperto parla di un atto di bilanciamento molto delicato che, in assenza di sufficienti livelli di vitamina D, si potrebbe non ottenere una risposta ottimale e, in queste condizioni, necessaria. Tra le importanti funzioni svolte dalla vitamina D nel nostro corpo, anche la sua capacità di regolare le azioni dei geni importanti per la salute delle ossa, l’assorbimento del calcio e l’inibizione della crescita cellulare. Aiuta a regolare la differenziazione cellulare e, naturalmente, la funzione immunitaria. Gombart sottolinea poi il ruolo importante della vitamina D per la salute della pelle e dell’apparato digerente.

 Storia della carenza di vitamina D e di altre patologie

L’ipovitaminosi D è un problema di crescente preoccupazione tra gli scienziati, la causa di questa carenza vitaminica è quasi sempre dovuta al cambiamento dello stile di vita o delle tendenze culturali, in base alle quali, la maggior parte delle persone hanno sempre meno modo di dedicare tempo all’esposizione al sole o di nutrirsi con uno stile alimentare, e quindi, una dieta ricca di vitamine. Questo fenomeno, riguarda ancor più gli anziani, che si espongono di rado alla luce solare e hanno una minore capacità di produrre vitamina D. Oltre ad essere, ovviamente, più sensibili alle fratture ossee, all'infiammazioni croniche e alle malattie infettiveUn’indagine condotta in Giappone, su un gruppo di scolari che assumevano regolarmente vitamina D3 dimostra che erano del 58% meno predisposti a contrarre l’influenza A. Un’efficacia sicuramente maggiore di quella dimostrata da qualsiasi vaccino anti influenzale, senza contare poi, tutta una serie di effetti collaterali che provocano, a lungo andare, sull’organismo.

A conferma, numerosi studi, dimostrano la maggiore efficacia della vitamina D nella prevenzione delle malattie. Nella lunga lista di patologie causate dalla deficienza di vitamina D, possiamo ricondurre: infezioni respiratorie acute, anafilassi, anemia, ansia, artrite, asma, arteriosclerosi, autismo, malattie autoimmuni, disordine bipolare, danni cerebrali, densità del tessuto mammario, fatica e dolore cronico, abilità cognitive, raffreddori, livelli della proteina C-reattiva, morbo di Crohn, fibrosi cistica, carie, depressione, diabete, dislessia, eczema, epilessia, fibromialgia, influenza, fratture, emicrania, problemi cardiaci, colesterolo alto, HIV/AIDS, ipertensione, disfunzioni del sistema immunitario, infiammazioni, infiammazioni intestinali, insonnia, patologie renali, leucemia, lombalgia, melanoma, meningite, sindrome metabolica, sclerosi multipla, miopia, dolori muscolari, obesità, osteoporosi, morbo di Parkinson, polmonite, psoriasi, schizofrenia, ictus, tubercolosi, etc…

Dunque, il modo migliore per ridurre i rischi di tutte queste malattie è sempre quello naturale, ovvero, l’esposizione alla luce solare. Ricordiamo, tuttavia, che l’esposizione occasionale è di per se insufficiente a produrre la quantità necessaria di vitamina D. In questo caso, bisognerà quindi,ottimizzarne i livelli e ricorrere a un'esposizione, al sole, frequente e prolungata al sole. Da non trascurare poi, la differenza tra le due tipologie di luce ultravioletta provenienti dal sole, ed i fattori di rischio che ognuna comporta. I raggi UVB, sono considerate onde salutari che aiutano la pelle nella produzione di vitamina D, mentre quelli UVA, sono quelli "da evitare", generalmente considerati poco salubri perché hanno la capacità di penetrare più profondamente nella pelle, causando danni non trascurabili. E quando l'esposizione solare non ci è possibile, possiamo sempre puntare su un lettino abbronzante e ricorrere a un integratore orale di vitamina D.

 

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Per approfondimenti: 

National Center for Biotechnology "Randomized trial of vitamin D supplementation to prevent seasonal influenza A in schoolchildren"

American Association for the Advancement of Science (AAAS) "Key feature of immune system survived in humans, other primates for 60 million years"

Home Remedy Network "Dr. Joe Prendergast on Vitamin D""Dr. Joe Prendergast on Vitamin D"

Green Med Info "Patologie e carenza di vitamina D"

OK Salute e Benessere "Vitamina D: è la sua carenza a rendere così letale Covid-19?"

 Vivere in modo naturale "La vitamina D è meglio di qualsiasi vaccino"

Mercola "Perché la vitamina D è meglio di QUALSIASI vaccino e migliora il sistema immunitario di 3-5 volte"

LEGGI ANCHE: La vitamina D e la sua crociata: tra prevenzione e terapia nella pandemia Convid-19

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