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Stessa spiaggia, stesso mare per essere sani e abbronzati. In vacanza o in città, la parola d’ordine è benessere dentro e fuori. Dal rinforzo del sistema immunitario per fare il pieno di salute alle regole da seguire per una corretta esposizione solare. Al mare o in montagna è fondamentale preparare pelle e organismo alle vacanze. Alimentazione, integrazione, idratazione e protezione. È questa la formula magica prima di essere baciati dal sole. Una preparazione che oltre ad aiutarci nel percorso di preparazione della pelle al sole, facilita l’abbronzatura e ci protegge da fastidiose scottature. Dall’alimentazione ai cosmetici, gli amici di un colorito intenso e un incarnato luminoso che contrastano la comparsa di macchie, cheratosi e, nel peggiore dei casi, anche tumori. Con la loro preziosa azione anti-invecchiamento e di rinforzo cutaneo, proteggono dai danni dei raggi ultravioletti e si dimostrano indispensabili per un colorito più intenso e prolungato nel tempo. Al via con betacarotene e zinco, come anche le vitamine A e C. Consigliati anche tutti quei cibi che contribuiscono all’apporto di acqua e micronutrienti essenziali (come frutta e verdura), validi supporti sia per il nostro organismo che per la nostra pelle. Dunque, non solo per una tintarella senza scottature, ma anche per combattere stanchezza e affaticamento che nelle calde giornate estive la fanno da padrone è importante fare la scorta di queste sostante benefiche e seguire una dieta ricca di alimenti che li contengono. Non dimentichiamo poi che in aggiunta ad un’alimentazione bilanciata, l’integrazione fornisce l’apporto necessario e garantisce l’approvvigionamento quotidiano di questi nutrienti così da evitare fastidiose conseguenze dovute a queste carenze. In vacanza con gli amici del benessere di pelle e organismo!

Il sole svolge numerose azioni benefiche per la salute, ad esempio stimola la produzione di vitamina D, indispensabile per fissare il calcio nelle ossa e per un buon mantenimento della nostra muscolatura, ma anche di ormoni importanti per il benessere, sia fisico che psichico. Dall’altra parte però rappresenta anche uno stress per l’organismo, che si difende dai suoi raggi provocando l’abbronzatura. In effetti, per aumentare le difese nei confronti delle radiazioni, la pelle si abbronza grazie a un pigmento bruno, la melanina, prodotta dai melanociti, cellule presenti nel tessuto cutaneo - spiega Christian Orlando, biologo. - Non bisogna considerare solo il betacarotene che stimola la sintesi della vitamina A, ma soprattutto alimenti ricchi di antiossidanti, in grado di proteggere la pelle dai danni del sole. Perché un’abbronzatura luminosa passa innanzitutto da una cute sana e radiosa. Ad esempio la vitamina C che partecipa alla formazione del collagene, il tessuto di sostegno dell’epidermide, alla quale garantisce l’elasticità; ha un ruolo antiossidante combattendo la formazione di svariati tipi di radicali.

Tutti i miracoli della “C”


Potente antiossidante e alleato del sistema immunitario. Non dimentichiamo la vitamina C! Fondamentale anche d’estate e quindi, non solo d’inverno per tenere lontano il raffreddore. Importante alleato della pelle soprattutto nella prevenzione dell’invecchiamento, protegge l’epidermide stimolando le naturali difese della pelle. Per una cute bella, giovane e luminosa. Questa preziosa vitamina previene l’invecchiamento cellulare e le macchie cutanee (grazie alla sua notevole azione schiarente), favorisce la produzione naturale di collagene, riduce la stanchezza, protegge la pelle dai raggi UV e aumenta la melanina nella grana del derma. Insomma, rallenta i segni del tempo regalando alla pelle elasticità e tonicità. Protegge, inoltre, dai danni causati da fumo, raggi solari, inquinamento e stress ossidativo. «Si tratta di una vitamina idrosolubile, che quindi non può essere accumulata nel nostro organismo e deve essere assunta regolarmente attraverso l’alimentazione», spiega a Gazzetta Active la dottoressa Jessica Falcone, biologa nutrizionista presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro e RAF First Clinic di Milano. Le sue caratteristiche rendono la vitamina C utile nel contrasto ai radicali liberi in condizioni di stress ossidativo e nella lotta all’infiammazione.

VITAMINA C, un concentrato di proprietà e benefici

Inoltre, l’acido ascorbico partecipa a moltissime reazioni metaboliche, come la sintesi di aminoacidi, degli ormoni e del collagene. Tuttavia, poiché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarlo, questo prezioso nutriente deve essere assunto attraverso l'alimentazione e l’integrazione. «È un potente antiossidante in grado di combattere l'aging cutaneo e stimolare la sintesi del collagene», spiega a II Sole 24Ore Mariuccia Bucci, dermatologa a Sesto San Giovanni (Mi). «Non solo – aggiunge la biologa -, se la nostra pelle appare spenta, affaticata, macchiata, un'applicazione topica di vitamina C aiuta a ridurre tutti questi inestetismi». Perché questo nutriente è così importante per il nostro corpo? «La vitamina della bellezza rappresenta la principale difesa […]» spiega a Il Sole 24Ore Nicola Sorrentino, nutrizionista a Milano. «L'acido ascorbico – continua la dermatologa – è utile nel miglioramento della struttura della pelle assicurando un miglioramento delle concentrazioni di collagene ed elastina, pilastri del derma». «È anche utilizzato come schiarente, un suo derivato è efficace contro l'iperpigmentazione e nel ridurre le infiammazioni post trattamenti laser» conclude Mariuccia Bucci.

Storia e segreti della VITAMINA C nella prevenzione di tante malattie

Tintarella consapevole


Il pieno in vacanza, la riserva per l’inverno. Con moderazione e fattore protettivo sono le uniche regole da rispettare. Difatti, la tintarella è il primo segnale da parte del nostro corpo della produzione di melanina e vitamina D. Premesso che le fonti naturali di approvvigionamento di vitamina D sono due, la luce del sole e gli alimenti. Il cibo è la seconda fonte di vitamina D: in cui, la quantità di questo nutriente è così scarsa che bisognerebbe mangiare questi alimenti in quantità troppo elevata. «La sintesi di essa da parte dell’organismo, attivata dall’esposizione alla luce solare, contribuisce all'80-90% dell'apporto di vitamina D. La sua assunzione con gli alimenti copre il 10–20 % del fabbisogno. Ne consegue che l’assunzione con la sola dieta non è generalmente sufficiente e che una moderata esposizione solare rimane sempre il metodo migliore per mantenere un giusto apporto di vitamina D» spiega Renato Masala, endocrinologo della piattaforma di esperti di Top Doctors. Inoltre, i bagni di sole fanno bene a tutti, ancora di più agli anziani e a chi soffre di problemi alle ossa.

L'importanza della Vitamina D - intervista ad Adriano Panzironi

Tra i principali segnali di una sua carenza eccessiva sudorazione, stanchezza, debolezza o depressione, problemi intestinali, pelle scura, età avanzata e sovrappeso. Fondamentale poi per il nostro sistema immunitario perché coordina l’attività di tutte le sue cellule: sia quelle coinvolte nell’immunità innata che quelle dell’immunità adattativa. Come già detto, a differenza di altre vitamine, la sua fonte principale non è il cibo, ma la luce solare. Nessun segnale evidente in caso di carenza. Tuttavia, considerato che la sua azione principale è l’assorbimento del calcio, in caso di carenze gravi si possono avere i sintomi tipici di una ipocalcemia, come formicolii e parestesie alle mani e ai piedi. Anche una propensione alle fratture può essere un segnale in questo senso, come pure l’astenia, la debolezza muscolare e la conseguente facilità alle cadute, poiché la vitamina D ha funzioni extrascheletriche, sul muscolo. Ricordiamo che (essendo la fonte principale di approvvigionamento), la scarsa esposizione solare comporta l’aumento del rischio di un deficit di questa vitamina, per questo è essenziale farne il pieno d’estate per avere le giuste scorte per affrontare in salute anche l’inverno. 

I radicali liberi non vanno in vacanza


Un must contro i killer del benessere psicofisico, colpevoli dell’accelerata dei processi degenerativi. Altro supporto necessario è quello contro lo stress ossidativo, i danni del tempo e l’invecchiamento. Dalle vitamine agli omega 3. Gli antiossidanti sono necessari perchè evitano danni irreparabili al nostro organismo. Gli antiossidanti sono quindi sostanze capaci, anche se presenti in piccola quantità, di ritardare o inibire i processi di ossidazione di materiali degradabili. Opponendosi all’azione dell’ossigeno, prevengono o quanto meno ritardano l’ossidazione di un’altra sostanza ossidabile. In sostanza, impediscono/inibiscono la formazione e l’azione degli agenti ossidanti e reagiscono direttamente con l’ossigeno.

L'importanza degli ANTIOSSIDANTI nel contrasto ai RADICALI LIBERI

Un potentissimo antiossidante è la vitamina E, che protegge la membrana cellulare, prevenendo la perossidazione lipidica, poi c’è il betacarotene, che protegge la pelle, quindi tutta la classe di flavonoidi, anche gli acidi grassi omega 3 hanno un’azione antiossidante e antinfiammatoria, nel rinforzo della barriera lipidica. Un altro antiossidante importante, la vitamina C che permette la sintesi del collagene e il recupero muscolare. Un processo naturale che porta alla progressiva diminuzione del collagene e dell'elastina prodotti dal derma, con conseguente cedimento dell'epidermide. Tra le prime cause dell’invecchiamento precoce e quindi, dell'assottigliamento e della perdita di elasticità della pelle. Gli effetti negativi dovuti ad una produzione interna di radicali liberi, hanno conseguenze rilevanti sulla nostra pelle tra cui proprio la comparsa di rughe evidenti seguite da una perdita di elasticità più profonda. Dalla pelle arrossata a quella infiammata, da quella irritata a quella disidratata. Uno squilibro devastante che potrebbe creare danni irreparabili se non contrastato in tempo e con i giusti mezzi.

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Per approfondimenti:

Gazzetta Active "Vitamina C, sistema immunitario e non solo: ecco a cosa serve e dove si trova"

Ansa "Estate, il sole e la pelle, come avere un'abbronzatura perfetta senza danni in 6 passi"

Gazzetta Active "Cibo e abbronzatura, verità e falsi miti: tutto quello che bisogna sapere"

Il Sole 24Ore "Una pelle nuova con la vitamina C"

Gazzetta dello Sport "Vitamina C, le spremute non bastano. Come fare il pieno anche d’estate?"

Donna Moderna "Vitamina C, l’antiossidante naturale che fa bene alla pelle"

Fanpage "Vitamina C per la pelle: perché fa bene e come usarla"

GQ Italia "La vitamina C è l'ingrediente che rende più bella la pelle questa estate"

NaturalmenteFarma "Vitamina D: sole e abbronzatura aiutano a sintetizzarla"

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Nella dieta e nelle creme, le regole fondamentali per una pelle sana e luminosa. Il segreto è nascosto all’interno e la giusta preparazione inizia con un’alimentazione sana ed equilibrata e una routine ad hoc con trattamenti mirati a seconda delle esigenze della pelle. A, ed E sono tra vitamine fondamentali per la salute. Anche se la vera regina dell’estate è senza dubbio la vitamina C. Alleata di benessere e giovinezza, previene l’invecchiamento cutaneo e mantiene la pelle fresca, riposata, uniforme e luminosa. Insomma, dall'azione antiossidante, alla protezione dai radicali liberi i tanti benefici dell’acido ascorbico sono apprezzati in tutto il mondo e diffuse soprattutto tra le celebrities. Inoltre, favorisce la produzione naturale di collagene, riduce la stanchezza, protegge la pelle dai raggi UV e aumenta la melanina nella grana del derma. Infatti, la vitamina c si dimostra da sempre un valido aiuto nella prevenzione delle macchie cutanee. «È un potente antiossidante in grado di combattere l'aging cutaneo e stimolare la sintesi del collagene», spiega a Il Sole 24Ore Mariuccia Bucci, dermatologa a Sesto San Giovanni (Mi). «Non solo – aggiunge la biologa -, se la nostra pelle appare spenta, affaticata, macchiata, un'applicazione topica di vitamina C aiuta a ridurre tutti questi inestetismi». Anche utilizzata in sinergia con altre due vitamine, la A e la E, per contrastare l’invecchiamento. La sua funzione esfoliante, poiché è pur sempre un acido, e come il glicolico, esercita un’azione schiarente sulle macchie. O ascorbilfosfato di magnesio come agente depigmentante contro le discromie cutanee. Contribuisce alla produzione di collagene, principale sostegno di pelle e tessuti. Inoltre, la vitamina C è un prezioso alleato della pelle nella protezione dei capillari. Rinforza le pareti venose, rendendole più resistenti ed elastiche.


Protegge la cute dai raggi ultravioletti, causa di invecchiamento precoce. Aiuta a prevenire la couperose ed accelera la guarigione dei capillari già danneggiati. Inoltre, l’acido ascorbico vanta anche di un’azione antinfiammatoria. Pelle e vitamina C sono un vero e proprio binomio vincente, non solo per la pelle, ma anche contro la secchezza oculare e l’affaticamento visivo. Anche se tutte le vitamine che intervengono nel metabolismo cellulare hanno effetti benefici sulla vista, alcune sono in grado, più di altre, di intervenire nel contrasto ai processi ossidativi. Amica degli occhi la vitamina A (o retinolo, precursore dei carotenoidi, va a far parte della composizione della rodopsina, molecola sensibile alla luce presente sulla retina, che ha la capacità di migliorare la vista). Preziosa poi la vitamina C, come la vitamina E che contribuisce al mantenimento cellulare contrastando la fotosensibilità, il fastidio alla luce e proteggendo la parete esterna dell’occhio. La B2 o riboflavina interviene sul sistema n ervoso, anche a livello di nervo ottico. E ancora la vitamina D che promuove la secrezione lacrimale, rivelandosi utile in caso di secchezza dell’occhio, evitando così le infezioni. Anche gli acidi grassi omega 3 influenzano positivamente la nostra vista agendo come antinfiammatori per le ghiandole lacrimali, stabilizzando il film lacrimale e di fatto migliorando anche la visione. Non solo per l’organismo e la pelle, questi nutrienti sono fondamentali anche contro la perdita di acutezza visiva, il deterioramento della retina, la cataratta o il glaucoma. In altri termini, secondo Clinica Baviera, una delle più importanti aziende oftalmologiche in Europa, una dieta ricca di nutrienti e vitamine si dimostra un valido supporto nel rinforzo della vista e nella prevenzione o nel ritardo di malattie agli occhi.


Sistemi di difesa e di supporto


Per avere una pelle luminosa e sana è importantissimo l’apporto quotidiano e costante di alimenti vegetali: frutta e verdura di stagione non possono mancare nella nostra alimentazione. Micronutrienti come vitamine, sali minerali e antiossidanti migliorano l’efficienza delle funzioni biologiche delle nostre cellule, agendo da veri e propri sistemi di difesa e di supporto -spiega a Gazzetta Active il dottor Sacha Sorrentino, biologo nutrizionista - .  A livello di dieta – continua l’esperto - le più importanti sono la vitamina A (o retinolo), la vitamina C (o acido ascorbico), la vitamina D, la vitamina E (o tocoferolo). - Non dimentichiamo poi che oltre che per la pelle c’è una vitamina-ormone essenziale per il nostro sistema immunitario: - Questa vitamina liposolubile ha un ruolo essenziale di barriera cutanea, di strumento di difesa della nostra pelle, oltre che di fattore di crescita delle cellule cutanee. Va ricordato come bassi livelli di vitamina D sono associati ad eczema e psoriasi. Soprattutto nei mesi invernali è bene controllare i propri livelli di vitamina D e assumere supplementazioni in caso di carenza.

VITAMINA C, un concentrato di proprietà e benefici

Colpa della cattiva alimentazione


Pelle e alimentazione procedono di pari passo, tanto è vero che molte patologie cutanee si acuiscono a causa di una cattiva alimentazione - conferma in un'intervista a Gazzetta Active la dottoressa Ines Mordente, dermatologa. - Nei programmi terapeutici dei pazienti che cercano di migliorare la propria pelle è fondamentale inserire l’apporto vitaminico attraverso iniezioni oppure attraverso creme che contengono al proprio interno questi principi vitaminici. La vitamina A favorisce il rinnovamento cellulare, migliorando l’idratazione della pelle e rendendola più elastica [...]. La vitamina C è contenuta in particolare nei frutti rossi (come lamponi, ribes, mirtilli, fragole), nei peperoni, nei kiwi e nei pomodori ed è un altro micronutriente fondamentale per la pelle perché coinvolta nella regolazione della produzione di collagene. Poi c’è la vitamina E è fondamentale per combattere l’invecchiamento cutaneo, con una azione di contrasto ai radicali liberi. Tra le fonti migliori troviamo l’olio extravergine di oliva, i semi oleaginosi, la frutta secca e gli ortaggi a foglia verde. - Tuttavia, le vitamine, oltre che nel cibo sono essenziali anche addizionate nelle creme. - Le stesse vitamine sono utili alla nostra pelle anche addizionate alle creme. Più nello specifico, la vitamina A o retinolo è spesso presente nelle creme con azione seboregolatrice, anche per ridurre le rughe e i segni di invecchiamento cutaneo, e, a livello topico, stimola la produzione di glicosaminoglicani e acido ialuronico, con una azione esfoliante. - Molto utile nelle creme, sottoline l'esperta, anche la vitamina E: - Ha infatti una potente azione idratante, oltre ad essere un ottimo riparatore cutaneo. Spesso le creme addizionate con vitamina E vengono utilizzate dopo gli interventi chirurgici, per cancellare le cicatrici, o dopo il parto, anche per eliminare le smagliature. L’acido ascorbico poi, meglio nota come vitamina C, oltre ad essere un potente antiossidante è preziosa nel contrasto alle macchie cutanee - ricorda la dottoressa -, ha un grandissimo potere antiossidante anche sulla pelle, con azione antiage e schiarente, poiché si lega ai melanociti presenti sulla cute e fa in modo che non si crei quella reazione chimica per cui la macchia diventa con il tempo più scura. La vitamina C, infatti, penetra nel metabolismo delle cellule melanocitarie, ovvero quelle cellule che regolano le macchie cutanee, contrastando le macchie scure. E’ consigliata soprattutto in età matura.

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Per approfondimenti:

Gazzetta Active "Vitamine per la pelle, nella dieta e nelle creme: quali sono le più utili?"

Gazzetta Active "Occhi secchi, le vitamine e i micronutrienti amici della vista"

Il Sole 24Ore "Una pelle nuova con la vitamina C"

Donna Moderna "Vitamina C, l’antiossidante naturale che fa bene alla pelle"

Fanpage "Vitamina C per la pelle: perché fa bene e come usarla"

GQ Italia "La vitamina C è l'ingrediente che rende più bella la pelle questa estate"

LEGGI ANCHE: La vitamina della bellezza: tanti benefici per una pelle sana e radiosa

L'alimentazione, la grande alleata dei nostri occhi

 

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Un nutriente raccomandato soprattutto alle donne in gravidanza, ma di notevole importanza in ogni fase della vita, soprattutto per gli sportivi, per i muscoli e la salute cardiovascolare. Una vitamina essenziale che interviene nella sintesi del DNA, delle proteine e nella formazione dell’emoglobina. I cosiddetti “folati”, rappresentano la forma in cui la vitamina B9 si trova naturalmente negli alimenti, mentre l’acido folico è la sua forma ossidata, presente negli integratori e negli alimenti fortificati. Un nutriente che svolge diverse funzioni importanti: insieme alla vitamina B12 lavora per creare nuove cellule, interviene nella formazione dell’emoglobina ed è essenziale per la fabbricazione del materiale genetico e delle proteine. «La vitamina B9 è fondamentale per la circolazione del sangue, per la formazione dei globuli rossi, e quindi per il trasporto di nutrimento e ossigeno ai muscoli», spiega in un’intervista a Gazzetta Active la dottoressa Alice Cancellato, biologa nutrizionista del Centro scienze della natalità e ginecologia oncologica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Insomma, protegge il cuore e per questo è importante sono sottovalutare una sua carenza. Ecco come riconoscerne i sintomi: «Si ha un innalzamento dei livelli di omocisteina e dei problemi nella coagulazione del sangue. Ma è necessario fare un esame ad hoc per vederlo» prosegue la biologa. Deficit di questa vitamina derivano da condizioni di malnutrizione, malassorbimento, gravidanza, aumento della escrezione renale (come la dialisi), assunzione di farmaci che possono interferire con l’assorbimento di vitamina B9 (tra cui proprio la metformina).

Affaticamento eccessivo, irritabilità, confusione… e ancora, una sua carenza prolungata nel tempo può determinare una particolare forma di anemia, detta megaloblastica. Infatti, una dieta troppo povera di acido folico può provocare diversi disturbi. Essenziale quindi, come già detto, nei primi mesi di gravidanza dove svolge un ruolo fondamentale per prevenire le malformazioni nelle prime fasi di sviluppo dell’embrione. In particolare, aiuta ad evitare i difetti del tubo neurale, diminuendo il rischio che non si chiuda correttamente e che il piccolo sviluppi malformazioni anche gravi come la spina bifida. Inoltre, l’acido folico contrasta la menorrea come conseguenza delle prestazioni sportive. Un’attività fisica intensa può portare a un’alterazioni del ciclo mestruale, fino a sfociare anche in uno stato di amenorrea (assenza totale del mestruo), aumentando di conseguenza il rischio di malattie cardiovascolari. Inoltre, è stato scientificamente dimostrato che una supplementazione di acido folico può evitare questa complicazione. L’acido folico, come dimostra uno studio pubblicato sul Clinical Journal of Sport Medicine e condotto dai ricercatori del Medical College of Wisconsin a Milwaukee, sembrerebbe in grado di normalizzare la funzione vascolare nelle atlete affette da amenorrea, migliorando la dilatazione dei vasi e favorendo il flusso sanguigno. Va inoltre sottolineato che una ridotta dilatazione vascolare, come quella che può indurre l’amenorrea, può influire negativamente anche sulle prestazioni sportive perché tende a ostacolare l’assorbimento dell’ossigeno.

Tanti benefici senza rischi

Senza dimenticare poi che tutte le vitamine del gruppo B partecipano al metabolismo energetico, aiutando la trasformazione di carboidrati, grassi e proteine in energia. La carenza di questa vitamina può portare inoltre a vari gradi di danno al tessuto nervoso, poiché i folati intervengono anche nella sintesi di alcuni neurotrasmettitori, il che può causare intorpidimento e formicolio nei casi lievi, mentre nei casi più gravi, possono presentarsi disturbi mentali che possono arrivare fino alla demenza grave. La vitamina B9 poi, assume un rilievo notevole in particolare per gli sportivi. «La vitamina B9 è fondamentale per la circolazione del sangue, per la formazione dei globuli rossi, e quindi per il trasporto di ferro, nutrimento e ossigeno ai muscoli» aggiunge l’esperta.

Partiamo intanto da un distinguo: l’acido folico è la vitamina B9 in sintesi, che troviamo negli integratori o negli alimenti fortificati [...]. I folati sono la vitamina B9 che si trova negli alimenti: nelle verdure a foglia larga, nella frutta (in particolare fragole, avocado, mele e kiwi), [...] nell’uovo, nei broccoli. Il limite dell’acido folico è che è una vitamina termolabile, quindi con la cottura si può disperdere. Per questo è meglio assumerla attraverso frutta e verdura cruda come l’insalata, oppure con verdura non troppo cotta. La vitamina B9 è molto importante per il metabolismo dei globuli rossi, per la coagulazione del sangue, perché partecipa insieme alla vitamina B6 e B12 a mantenere bassi i livelli di omocisteina. E livelli troppo alti di omocisteina sono pericolosi a livello cardiovascolare, quindi per il rischio di infarti e ictus, perché portano alla formazione di coaguli a livello cardiocircolatorio. In caso di anemia questa può essere dovuta proprio a carenza di folati. In questo caso si chiama anemia megaloblastica, e non è dovuta ad una carenza di ferro. No, perché l’eccesso viene eliminato con le urine. Proprio per questo motivo soprattutto se si è in gravidanza è fondamentale assumere integrazioni di acido folico, in particolare nei primi tre mesi appena prima del concepimento e nei primi tre mesi della gravidanza, ed è consigliato proseguire fino al parto. Anche perché l’acido folico partecipa alla sintesi del Dna e alla replicazione cellulare. Per questo i difetti congeniti nei bambini come la spina bifida sono dovuti alla carenza di acido folico.

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Per approfondimenti:

Gazzetta Active "Acido folico, la nutrizionista: “Fondamentale per la salute del cuore e dei muscoli”

Gazzetta Active "Acido folico: perché è così importante"

Nurse 24 "Acido folico"

Gazzetta Active "Vitamine del gruppo B: sono fondamentali per avere energia, ma non solo…"

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Killer del benessere psicofisico e colpevoli dell’accelerata dei processi degenerativi. L’avanzare degli anni scorre inesorabile e con esso l’invecchiamento cutaneo, quel processo cronico e fisiologico che interessa ciascuna cellula dell'organismo e che a livello della pelle si manifesta con la comparsa di rughe, macchie, scarsa idratazione, perdita di tonicità ed elasticità. Individuati chimicamente nel 1956 dallo studioso Denham Harman, il quale giunse alla conclusione che i radicali liberi erano i principali artefici dell’invecchiamento delle cellule e ne sottolineò l’aspetto altamente nocivo. Un processo naturale che porta alla progressiva diminuzione del collagene e dell'elastina prodotti dal derma, con conseguente cedimento dell'epidermide. Tra le prime cause dell’invecchiamento precoce e quindi, dell'assottigliamento e della perdita di elasticità della pelle. I danni ossidativi intrinsechi, ovvero gli effetti negativi dovuti ad una produzione interna di radicali liberi, hanno conseguenze rilevanti sulla nostra pelle tra cui proprio la comparsa di rughe evidenti seguite da una perdita di elasticità più profonda. Insomma, contro l’avanzata dei radicali liberi, gli antiossidanti, un must per difendere la pelle dal processo di invecchiamento. Dalla pelle arrossata a quella infiammata, da quella irritata a quella disidratata. Uno squilibro devastante che potrebbe creare danni irreparabili se non contrastato in tempo e con i giusti mezzi. Inoltre, i radicali liberi privano la pelle della sua capacità naturale di trattenere l’acqua e difendersi dall’inquinamento e dalle impurità. Difatti, il compito dei trattamenti antiossidanti è proprio quello di proteggere l'epidermide dai danni causati dai radicali liberi e quindi dall’inquinamento in superficie contrastando anche la perdita di idratazione. I radicali liberi sono poi responsabili di numerose malattie cardiovascolari e degenerative oltre a invecchiamento e calvizie. Tra gli altri fattori di rischio insonnia e disturbi del sonno. Si teorizza infatti che durante il sonno ci sia anche un aumento nell’attività degli antiossidanti prodotti dal nostro corpo e che la privazione del sonno causi un accumulo di radicali liberi.

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Nemici della giovinezza, queste sostanze di scarto si formano come conseguenza del metabolismo cellulare e come tali sono eliminate da ogni singola cellula attraverso meccanismi specifici. I radicali liberi sono molecole che in quantità eccessive danno origine a reazioni chimiche dannose. Particelle instabili e prive di una componente essenziale: questa carenza conduce gli elettroni che le compongono verso una naturale predisposizione ad unirsi agli atomi di idrogeno. Generati, mediante un evento fisiologico, dall’ossigeno tra i fattori responsabili di un aumento figurano l’eccessiva attività sportiva, l’inquinamento ambientale, l’esposizione a radiazioni solari o ionizzate, abuso di alcol e fumo, diete non equilibrate, l’assunzione di farmacia e le patologie pregresse (ipercolestemia, diabete, patologie autoimmuni e situazioni di stress). In sostanza, i radicali liberi intervengono in particolari tipi di processi estremamente negativi per l'organismo, quali invecchiamento, malattie tumorali, numerose patologie degenerative ed altre malattie di ogni genere come ad esempio la calvizie androgenetica. Antagonisti quindi dell’organismo, della pelle e… degli antiossidanti, sostanze che l’organismo produce per bloccare il processo di ossidazione e l’azione dei radicali liberi. Pertanto, prevenire l’insorgenza dei radicali liberi nel nostro corpo è un’arma importante contro l’effetto dannoso che possono provocare. Quando il nostro corpo non è più in grado di neutralizzare questi nemici della salute è necessario aiutarlo con una sana alimentazione, le giuste creme e la corretta integrazione. In pratica, il contrasto a questa azione nociva dipende dalla combinazione di alimentazione (dieta ricca di antiossidanti) e prodotti cosmetici che assumono un ruolo chiave nel trattamento e nella cura quotidiana della pelle, perché gli attivi presenti all’interno sono studiati specificatamente per trattare e proteggere la cute, con un’azione diretta sulla pelle e sui difetti da correggere.

I killer del benessere

Diversi studi evidenziano che nonostante la durata media della vita di un uomo sia propbabilmente inferiore (intorno ai 75 anni), questa, potrebbe essere sensibilmente aumentata passando addirittura ai 120 anni se solo sul nostro organismo non influisse l’azione dannosa dei radicali liberi. Difatti, essi producono un deterioramento non indifferente a livello cellulare. Danneggiando mitocondri e membrane cellulari rendono vani i processi riparatori degli antiossidanti. Questo meccanismo che porta alla morte delle cellule, crea i primi fenomeni fastidiosi a livello estetico per poi sfociare in una serie di malattie molto più gravi: malattie degenerative (sclerosi multipla, Alzheimer e morbo di Parkinson), patologie cardiovascolari (ictus, infarto e ischemie), patologie infiammatorie (enfisema polmonare, bronchite cronica, artrite reumatoide, asma, dermatite e cancro), invecchiamento di cellule e tessuti (lo stress ossidativo altera il meccanismo di rigenerazione cellulare provocando invecchiamento precoce), comparsa prematura di rughe e macchie (danneggiano i mitocondri delle cellule responsabili della struttura del tessuto epidermico) oltre a calvizie e perdita di capelli. Insomma, gli effetti nocivi di questo prodotto di scarto sono molteplici come spiega Gloria Mosconi, biologa e nutrizionista in un’intervista esclusiva a Life 120:

Cosa sono i radicali liberi e come esercitano la loro azione sull’epidermide?

I radicali liberi sono molecole aventi la caratteristica di contenere un elettrone spaiato nell’orbitale più esterno, rendendole così instabili. Per comprendere meglio questo meccanismo, va premesso che una molecola per considerarsi stabile, deve contenere non elettroni singoli, ma accoppiati due a due. Infatti, quando la molecola perde il suo elettrone, per cause che andremo a vedere, nel tentare di recuperare la sua stabilità cercherà in tutti i modi, di rubare, di strappare, un elettrone all’atomo vicino per pareggiare la sua carica elettromagnetica. Quando questo accade però, lei tornerà ad essere stabile, ma causerà l’instabilità all’atomo a cui ha strappato l’elettrone, che cercherà a sua volta di recuperare la sua stabilità strappando l’elettrone alla molecola vicina. Chiaramente è facile ed intuitivo capire che questo scatenerà un meccanismo a catena in cui gli atomi o molecole assumeranno lo stesso comportamento.

L’eccessiva produzione di radicali liberi che si accumulano nel nostro organismo sono una delle principali cause dell'assottigliamento e della perdita di elasticità della pelle?

L’organismo ha pensato ad un sistema di difesa rispetto all’attacco dei radicali. Ma quando la produzione di questi supera le capacità innate del nostro corpo, le conseguenze si riflettono sulle pelle in misura marcata ed evidente perché e l’organo in prima linea, quello sotto ai riflettori. La perdita di elasticità è uno dei primi segni di invecchiamento, ne consegue la perdita di tono e di turgore. L’importante è osservare e mettere in pratica i vari consigli, ma la cosa migliore da fare è sempre quella di prevenire ed accompagnare l’evoluzione della nostra pelle nel modo più sano e fisiologico possibile.

L'importanza degli ANTIOSSIDANTI nel contrasto ai RADICALI LIBERI

E’ possibile contrastare lo stress ossidativo e rallentare il processo di invecchiamento cutaneo?


Cerchiamo innanzitutto di comprendere nel modo più semplice possibile, l’origine ed il significato di Stress Ossidativo: La produzione di radicali liberi è un evento assolutamente fisiologico che fa parte delle numerose reazioni biochimiche cellulari soprattutto in quelle che coinvolgono l’ossigeno (ma possono derivare anche dall’azoto), per produrre energia. Infatti i radicali più conosciuti sono proprio quelli provenienti dalle reazione con l’ossigeno, chiamati ROS, come l’anione superossido e il perossido di idrogeno i quali a loro volta in presenza di metalli come ferro e rame danno origine al radicale ossidrile particolarmente tossico e responsabile della perossidazione lipidica. La loro formazione porta ad una conseguenza importante e assolutamente non trascurabile che prende il nome di Stress Ossidativo che sono proprio tutte quelle alterazioni che si producono nei tessuti, nelle cellule e nelle macromolecole biologiche, creando danno e a volte, quando la presenza dei radicali risulta essere in eccesso rispetto ai meccanismi di difesa dell’organismo, anche a morte cellulare. Come abbiamo già detto, la produzione di radicali liberi è un evento fisiologico e l’organismo ha di per sé, messo a punto un sistema di difesa in grado di neutralizzare buona parte degli effetti negativi associati appunto alla produzione di questi. Ad esempio la superossidodismutasi interviene per convertire l’anione superossido (un radicale), in perossido di idrogeno (acqua ossigenata) azione questa finalizzata a contrastare la presenza del radicale e a contrastare quindi lo stress ossidativo.

Quali sono le conseguenze dell’attacco alle molecole di collagene?

In questo caso i radicali liberi provocano più danni del previsto in quanto possono degradare e danneggiare prematuramente le nostre cellule di collagene che diventano più rigide facendoci apparire più vecchi. Infatti il collagene ma anche l’elastina e i lipidi che formano la membrana cellulare e il Dna, si possono deteriorare provocando, a lungo andare, un invecchiamento precoce ben visibile delle pelle. E’ necessario quindi che ci si protegga per tempo…. Ma bersaglio dell’azione ossidativa può avvenire anche a carico di fosfolipidi, proteine, acidi nucleici etc… , e le relative conseguenze su vari organi, compresa la pelle, sono causa di invecchiamento cutaneo con comparsa di rughe, macchie, e perdita di idratazione, tonicità ed elasticità.

Come proteggere la pelle dai questi irreparabili danni e interrompere le reazioni di ossidazione e di degenerazione?

Se è vero che in molti casi i radicali liberi sono i nemici della pelle (oltre che dell’organismo), è altrettanto vero che i migliori alleati per contrastare e mantenere la pelle in salute sono gli Antiossidanti, sostanze che l’organismo produce per bloccare l’azione di questi. Gli Antiossidanti infatti sono già presenti all’interno del corpo, e buona parte di essi viene assunta attraverso l’alimentazione. Tuttavia questo non è sufficiente perché una parte di essi si disperde nell’intestino, e anche perché gli alimenti sono sempre più depauperati, e gli effetti benefici possono non arrivare direttamente alla pelle. Bisognerebbe inoltre fare attenzione a ciò che si mangia e si beve . Seguire uno stile di vita orientato il più possibile nell’ evitare sostanze inquinanti , stress, diabete, alcool, al fumo di sigaretta, al freddo, alla protezione dai raggi UV del sole applicando, non solo d’estate, creme e cosmetici con filtri solari, tutti fattori questi, scatenanti la formazione di molecole reattive.

Parliamo di "RADICALI LIBERI, AMMINE e NITRITI" nella 19a puntata de "Il Cerca Salute"

Qual è il ruolo degli antiossidanti e perché è importante inserirli nella beauty routine?

Fra le varie misure consigliate per contrastare l’azione della presenza dei radicali liberi, le sostanze antiossidante assumono un ruolo chiave nel contrastare il meccanismo molecolare favorendo la rigenerazione delle cellule danneggiate. Ora queste speciali sostanze si distinguono in sostanze antiossiodative di origine endogena (perché sintetizzate autonomamente dall’organismo) come la superossidodismutasi, la catalasi e il glutatione ridotto, oppure di origine esogena cioè apportate dagli alimenti o dagli integratori, senza dimenticare l’apporto importantissimo, e che metterei al primo posto, e che quotidianamente si può avere con cosmetici selezionati e di qualità , di cui la pelle si può nutrire per trarne molti benefici. Infatti le sostanze antiossidanti nei trattamenti cosmetici, sono quelle molecole in grado di interrompere le reazioni di ossidazione e di degenerazione prevenendone le conseguenze. Il futuro è lo studio di sostanze ad azione antiossidativa che siano anche stabili all’interno di una formulazione cosmetica. Si, perché molte di queste, come ad esempio la vitamina C, utilizzata spesso in polvere proprio per preservarne la massima efficacia, ha un periodo consigliato molto ristretto entro il quale il prodotto dovrà essere utilizzato, proprio a causa della sua poca stabilità. Stesso discorso vale per la vitamina E. Oltre alla Vitamina C ed E, esistono oggi creme per il volto e per il corpo ma anche shampoo detergenti etc… in cui si impiegano le proprietà di un metallo prezioso, cioè l’Argento in forma Organica Colloidale in concentrazioni idonee a sfruttare di esso solo i meravigliosi benefici. La forma organica colloidale favorisce la sua biodisponibilità valorizzando così i suoi principi dermopurificanti in virtù delle sue proprietà antiossidative, ed in sinergia all’acido ialuronico e alla Vitamina C, aiuta la pelle a contrastare i radicali liberi rigenerandola e rivitalizzandola, schiarendola, ristrutturandola e rendendola, in particolare quella matura, più elastica, più liscia e compatta. Ma anche a lenire gli effetti degli agenti esterni. Indicata per tutte le età, sia come prevenzione sia come ristrutturante dopo i 50 anni, l’argento colloidale accelera le reazioni biochimiche che rivitalizzano il derma fino in profondità. Migliora il microcircolo e l’ossigenazione cutanea, rallenta i processi di perdita di collagene (causati anche dalla presenza di radicali liberi), ed elastina, ripara le cellule tissutali, stimola la produzione di fibre elastiche e spiana i solchi già formati, rivelandosi un amico fedele nel contrastare i processi di invecchiamento le perdite di tono e trofismo per presenza di radicali liberi e che si manifestano ancor di più, nelle pelli stressate stanche o mature.

Gli effetti negativi sono accentuati anche dalla carenza vitaminica?

Poiché molte vitamine hanno proprietà antiossidanti vien da sé comprendere facilmente che laddove ci sia una carenza delle stesse, ci sarà anche una debole azione antiradicalica. Ci sono sostanze vitaminiche in grado di disattivare l’azione dei radicali cedendo loro stesse un atomo di idrogeno riducendo al minimo il loro effetto dannoso. Inoltre le vitamine liposolubili ad esempio, vengono incorporate nelle membrane cellulari proteggendole dal danno ossidativo.

Alimentazione, integratori e cosmesi hanno un ruolo chiave in questa lotta quotidiana?

È importante sottolineare, che è sempre meglio prevenire la presenza di un stress ossidativo assoluto mettendo in pratica una serie di misure fra cui l’alimentazione variata di frutta e verdura per l’apporto di vitamine e sali minerali la cui concentrazione nel sangue dovrà essere sostenuta con l’aiuto di integratori per via orale contenenti sostanze ad azione antiossidante come Vitamina C, Vitamina E, Coenzima Q10, magnesio, rame, zinco, selenio, omega3, polifenoli, flavonoidi etc…. Ma un ruolo chiave, a cui spesso si da erroneamente un peso relativo, è proprio la beauty routine, un MUST, per difendere la pelle dai processi di invecchiamento. In grado di interrompere le reazioni di ossidazione, donano al viso un incarnato chiaro , luminoso e puro, né opaco né lucido per esaltare la luminosità innata della pelle. Una pelle che abbandona il suo grigiore e torna ad essere chiara e naturale. Un effetto distensivo sulle rughe e di turgore della pelle emergeranno nella beauty routine. E’ fondamentale sapere cosa si stende sul proprio viso e corpo, anche attraverso l’analisi dell’INCI, scegliere prodotti delicati, e di altissima qualità, senza componenti aggressivi per la cute, sempre nel rispetto di questo grande e meraviglioso organo.

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Per approfondimenti:

Il Corriere della Sera  "Dai peperoni rossi alle uova, ecco i cibi che aiutano a fare il pieno di collagene"

AGI "Pelle: contro l'invecchiamento, glicani stimolano collagene"

Ansa "Rughe, è tutta una questione d'acqua"

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Wikipedia "Collagene"

DiLei "Collagene: cos’è, a cosa serve, cosa mangiare e integratori"

JAAC "Trehalose-Induced Activation of Autophagy Improves Cardiac Remodeling After Myocardial Infarction"

Alimentazione Gazzetta "Dieta e beauty routine per una pelle luminosa e sana: alimenti, creme e trattamenti"

Il Secolo XIX "C’è uno zucchero che piace anche al cervello"

Alimentazione Gazzetta "Vitamine per la pelle, nella dieta e nelle creme: quali sono le più utili?"

Wikipedia "Pelle"

Starbene "Salute della pelle e alimentazione"

Gazzetta Act!ve "Zuccheri, ecco perché troppi fanno male. Quali sono i benefici di una dieta che ne è priva?"

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Un aiuto a prevenire allergie e malattie polmonari. Dal rafforzamento delle ossa alla prevenzione di malattie come il rachitismo e l'osteoporosi negli adulti, gli effetti benefici di questa vitamina vanno ben oltre. È la volta di una nuova indagine tedesca che enfatizza l’effetto positivo dell’ormone del sole per chi soffre di allergie. Secondo questo studio, la vitamina D potrebbe essere utilizzata in diversi modi, anche contro il raffreddore da fieno. Una vitamina che il nostro corpo è in grado di produrre grazie all’energia solare ci aiuta nella prevenzione di tante malattie autoimmuni e infettive. Tra le sue preziose funzioni, inoltre, quella di rinforzare il sistema immunitario e di ridurre le risposte infiammatorie. Tuttavia, le sue proprietà curative straordinarie non sono di certo una grande novità e ora, diverse pubblicazioni scientifiche mostrano anche un effetto positivo sulle reazioni allergiche. Senza trascurare poi che le varie allergie vanno sempre “a braccetto” e solitamente, come evidenziato da Deutsche Apotheker Zeitung, un’allergia è accompagnata quasi sempre da un’altra ad esempio come avviene con la febbre da fieno quando i sintomi si estendono fino alle basse vie respiratorie. E questa condizione, prima o dopo, porta inevitabilmente all’asma. Inoltre, questa sensibilità potrebbe poi favorire la neurodermite. Soprattutto in primavera poi, aumenta la cosiddetta rinite allergica, un’infiammazione della mucosa nasale, che sorge come reazione allergica da allergeni nell’aria. Questa è un’infiammazione della mucosa nasale, vale a dire una reazione allergica a un allergene nell’aria.

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Una scoperta scientifica che potrebbe dare sollievo nei casi di starnuti, lacrimazione degli occhi, problemi respiratori, tosse, prurito, eruzioni cutanee e persino disturbi gastrointestinali. Stop ai sintomi fastidiosi da imputare alla comune rinite allergica da pollinosi. Derivano tutti da un corto circuito del nostro sistema immunitario agli allergeni innocui. I dati registrati negli ultimi anni continuano ad aumentare. In Germania, come riportato dal Robert Koch Institute, oltre 3 milioni di persone soffrono di asma e più di 12 milioni di rinite allergica. Inoltre, dei dati Sulla salute degli adulti in Germania (DEGS1) mostra che l’asma è aumentata di circa il 51% negli ultimi anni. Inoltre, tra i più colpiti da questi fastidi anche il 50% dei bambini italiani. Ai quali gioverebbe sicuramente giocare qualche ora all’aperto, esposti alla lucere solare per contrastare l'ipovitamonosi D. Senza dimenticare poi che basse quantità di vitamina D sono correlate a patologie come l'obesità, il diabete, le malattie polmonari varie e altri problemi ossei. La conferma dei poteri benefici della vitamina D nella prevenzione dell'asma e delle infezioni respiratorie ricorrenti arriva anche dal Congresso nazionale Siaip (Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica). 

 

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In età pediatrica la vitamina D serve per la crescita ed il benessere osseo, ma ha anche un effetto centrale nel modulare le funzioni del sistema immunitario - spiega Diego Peroni, ordinario di Pediatria Università di Pisa - Infatti, la vitamina D è in grado di interagire con diverse cellule del sistema immunitario, regolando la risposta agli agenti infettivi e modulando la risposta immunologica. Studi recenti hanno messo in luce che nei bambini asmatici la supplementazione con vitamina D riduce la frequenza degli episodi e favorisce un miglior controllo della patologia utilizzando naturalmente i farmaci di base antinfiammatori. Il deficit di vitamina D invece è spesso correlato ad un maggior numero di accessi ospedalieri per broncospasmo e a una maggiore necessità di terapia con corticosteroidi orali. Due importanti studi hanno ad esempio documentato che i neonati con bassi livelli di vitamina D nel sangue cordonale hanno maggiori rischi di sviluppare infezioni respiratorie e bronchiolite a tre mesi rispetto ai neonati senza deficit di vitamina D.

 

Un filo rosso con le reazioni allergiche

Al via con una nuova forma di trattamento per chi soffre di allergie. L’indagine tedesca ha esaminato un’eventuale relazione tra la carenza di vitamina D e la gravità delle allergie. I ricercatori hanno confrontato 49 partecipanti di età compresa tra 18 e 55 anni. Gli scienziati hanno anche lavorato con un gruppo di controllo. Tutti i partecipanti avevano diversi livelli di vitamina D nel loro organismo. Il risultato ottenuto dalla ricerca dimostra che con un quantitativo rilevante di vitamina D il rischio di raffreddore da fieno o allergie era nettamente inferiore. «E’ importante sapere che gli esseri umani acquisiscono solo il 10% della vitamina D con l’alimentazione e il 90% per sintesi dopo l’esposizione alla luce solare» spiega Michele Miraglia del Giudice, vicepresidente Siaip e professore associato di Pediatria all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Presente in elevate concentrazioni in diverse tipologie di pesce del Nord come salmone, aringa, sgombro e sardine. Il nutriente si trova anche in uova, funghi, burro e fegato suino. Tra tutti, però, è sicuramente l'olio di fegato di merluzzo l'alimento che contiene il maggiore quantitativo di questo prezioso nutriente. Gli esperti comunque sottolineano come la fonte primaria di vitamina D per l'uomo non sia il cibo ma il sole e per questo è importante farne la scorta necessaria, sicuramente cominciando dall'alimentazione, ma anche con la tradizionale esposizione ai raggi UV e il supporto dell'integrazione. In sintesi, il team di ricercatori ha dimostrato, dati alla mano, che il livello di vitamina D nel corpo è fortemente correlato alle reazioni allergiche.

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L’asma bronchiale è una condizione caratterizzata da difficoltà respiratoria e restringimento delle vie aeree che conducono ai polmoni (che comprendono il naso, i passaggi nasali, la bocca e la laringe). In presenza di asma allergica su soggetti che cioè soffrono di allergie, le vie respiratorie bloccate o infiammate che causano i sintomi di solito possono essere curate con l’aiuto di alcuni cambiamenti nello stile di vita e con il prezioso contributo di questa vitamina-ormone. Al contrario, invece, l’asma è un tipo di patologia polmonare ostruttiva cronica (BPCO) ed anche legata alle allergie, sia stagionali/ambientali, sia alimentari. Difatti, tra le varie cause anche le diete a basso contenuto di sostanze nutritive. Seguire quindi un'alimentazione sana, ricca di antiossidanti e nutrienti, preferibilmente con cibi costituiti da proprietà con la capacità di inibire una reazione infiammatoria. Rigorosamente banditi a tavola: zuccheri e carboidrati! Peculiarità di questa patologia, i sintomi che tendono a manifestarsi improvvisamente in risposta a stimoli che irritano il sistema immunitario e il passaggio di aria, stato conosciuto come attacco d’asma o dispnea. Dispnea o affanno, sintomo tipico di questa patologia è un fastidio caratterizzato da respiro sibilante oltre alla percezione di una costrizione toracica accompagnata da episodi di tosse. Più o meno frequenti e gravi, questi attacchi possono, nella peggiore delle ipotesi, portare a decesso per insufficienza respiratoria, ovvero mancanza di ossigeno.

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Per approfondimenti:

Immunity "Lipid-Droplet Formation Drives Pathogenic Group 2 Innate Lymphoid Cells in Airway Inflammation"

Universität Bonn "Researchers suggest a special diet against asthma"

Il Messaggero "Una dieta con pochi carboidrati potrebbe aiutare contro l'asma"

Ansa "Dieta con pochi carboidrati potrebbe aiutare contro l'asma"

Il Giornale "Asma, una dieta con pochi carboidrati potrebbe essere di aiuto"

Di Lei "Dieta con pochi carboidrati: dimagrisci e potresti proteggerti dall’asma"

Centro Meteo Italiano "Dieta chetogenica, può avere effetti benefici nelle persone che soffrono di asma"

Di Lei "Dieta chetogenica: a chi fa bene"

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Dolorosa e invalidante. Acuta o cronica è senza dubbio, la più nota è quella reumatoide. Tra le patologie della mano più comuni e fastidiose c’è sicuramente l’artrite. Dalle dita rigonfie a quelle deformate cosiddette “a collo di cigno”. I tratti distintivi di questa malattia sono senza dubbio dolori localizzati tra al pollice, medio e anulare, formicolii, rigonfiamenti oltre al “dito a scatto”. Una patologia autoimmune sistemica in cui alcune cellule del sistema immunitario che mutano e attaccano il proprio organismo aggredendolo. Nello specifico, la membrana affetta da artrite crea il panno sinoviale che, espandendosi, intacca legamenti, tendini e cartilagini. Le articolazioni maggiormente bersagliate sono sicuramente polsi, gomiti, ginocchia, caviglie, piedi e mani. In pratica, nelle persone malate di artrite reumatoide, produce erroneamente anticorpi che attaccano il rivestimento delle articolazioni (membrana sinoviale), causando infiammazione e dolore. L’infiammazione, a sua volta, produce sostanze chimiche (citochine) che provocano l’ispessimento e l’aumento di volume della membrana sinoviale e danneggiano le ossa, le cartilagini, i tendini e i legamenti circostanti. In assenza di cure, le citochine possono causare la deformazione dell’articolazione e, da ultimo, distruggerla completamente. Le ipotesi più accreditate sostengono che la malattia si manifesti in individui geneticamente predisposti quando siano esposti ad un evento o ad un agente, scatenante (quale un virus o un batterio), non ancora individuato che innesca la reazione immunitaria. Colpisce dalle tre alle sette persone ogni mille, in prevalenza donne, con un picco di insorgenza in una fascia d’età compresa fra i 45 e i 65 anni. Dalla rigidità al movimento alla conseguente perdita della funzionalità delle articolazioni coinvolte. «L’artrite reumatoide è una patologia infiammatoria cronica autoimmune che attacca i tessuti articolari di una persona il cui sistema immunitario, invece di proteggere l’organismo dagli agenti esterni come virus e batteri, si attiva in maniera anomala contro di esso» spiega al Corriere della Sera Roberto Gerli, presidente della Società Italiana di Reumatologia.

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In Italia, 400.000 persone soffrono di artrite reumatoide. L’artrite reumatoide (AR) è una malattia infiammatoria cronica autoimmune che colpisce in maniera elettiva le articolazioni. La sua prevalenza ovvero il numero di casi di artrite reumatoide nella popolazione mondiale è di circa l’1%. In Italia la media è di un malato ogni 250 persone. Tra le malattie osteoarticolari, l’artrite reumatoide, rappresenta la malattia più grave in termini di danno strutturale delle articolazioni, di danno osseo secondario, di complicanze extra-articolari, di comorbidità associate e di rischio di mortalità. Come accade per altre malattie autoimmuni è lo stesso sistema immunitario (che di norma difende l’organismo dalle aggressioni esterne) ad attaccare i tessuti sani, non riconoscendoli come tali. Il “bersaglio” privilegiato degli anticorpi, in questo caso è la membrana sinoviale, che è il foglietto di rivestimento interno della capsula articolare e che si riflette ai margini di questa andando poi a tappezzare le superfici ossee articolari. Tale membrana reagisce all'infiammazione aumentando di volume e dando origine al panno sinoviale. Questo si espande fino a provocare la graduale distruzione della cartilagine, ma il processo proliferativo nei casi più gravi arriva a toccare le ossa e gli altri tessuti circostanti (osso subcondrale, capsule, tendini, legamenti). Tuttavia, l’infiammazione potrebbe coinvolgere i vasi sanguigni, le sierose, i muscoli, i polmoni, i reni, il cuore, il sistema nervoso centrale e periferico, l’apparato visivo, quello emopoietico. Tra le categorie più a rischio ci sono indubbiamente anche le persone obese o in sovrappeso, questo perché l’aumento di peso sovraccarica le articolazioni aumentando il rischio di infiammazione.

Non sottovalutare le conseguenze dell'artrite

Sotto il nome di artrite, che significa letteralmente “articolazione dolorante, rientrano più di cento condizioni diverse. Unico comune denominatore, la caratteristica di provocare un'infiammazione a livello articolare. Fino a poco tempo fa confusa o associata all’artrosi, malattia ben diversa che colpisce i condrociti, le cellule che costituiscono la cartilagine e che, nonostante abbia una componente infiammatoria non è una malattia infiammatoria. Tra i sintomi manifesti di questa infiammazione articolare dolore, gonfiore, rigidità al movimento e successiva perdita della funzionalità delle articolazioni coinvolte. La rigidità articolare, maggiormente intensa al risveglio, può durare per tutta la giornata. Si tratta di uno dei principali campanelli d’allarme dell’artrite reumatoide: in altre patologie articolari (come l’osteoartrosi) questo disturbo tende a svanire più rapidamente. Inizialmente, la perdita della funzionalità articolare può essere determinata dall’infiammazione della membrana sinoviale (o sinovite). Nella fase avanzata della malattia è più frequentemente associata alle deformità articolari e alle anchilosi. Di solito, l’artrite reumatoide colpisce in modo bilaterale e simmetrico. Tra le varie forme di artrite:


Osteoartrite: più comune soprattutto tra le persone anziane, è la causa principale di disabilità fisica, tra le donne dopo i 45 anni di età. Lesiona le cartilagini e conseguentemente comporta spesso un contatto diretto tra le ossa nelle articolazioni. Si manifesta su mani, collo, fondoschiena e sulle articolazioni su cui si scarica il peso del corpo, come le ginocchia, i fianchi e i piedi.

Artrite reumatoide: (come già detto) interessa le articolazioni, ma anche i tessuti epidermici, polmonari, oculari e i vasi sanguigni. Le persone colpite si sentono stanche e febbricitanti. Una malattia autoimmune che si manifesta solitamente in modo simmetrico nei vari organi (entrambe le mani o entrambe le ginocchia). Può comparire a qualunque età, ma colpisce perlopiù le persone nel loro periodo di maggior produttività. Le donne colpite sono circa due volte più numerose che gli uomini.

Gotta: si manifesta come dolore improvviso e molto intenso e infiammazione e ingrossamento delle articolazioni. Frequentemente gli attacchi sono notturni e possono essere conseguenti all’uso di alcol, droghe o altre malattie pre-esistenti. E’ dovuta all’accumulo di cristalli di acido urico nei tessuti connettivi che si trovano nelle articolazioni. E’ più frequente negli uomini tra i 40 e i 50 anni, mentre nelle donne compare solitamente solo in menopausa.

Artrite reumatoide giovanile: la forma più comune tra i bambini, che causa dolore, irrigidimento, gonfiore e perdita di funzione delle articolazioni. Può essere associata ad episodi di febbre e può colpire diverse parti del corpo.

Fibromialgia: una malattia cronica che causa dolori in tutti i tessuti che supportano ossa e articolazioni. I dolori e l’irrigidimento si manifestano nei muscoli e nei tendini, soprattutto sul collo, colonna vertebrale, spalle e fianchi.


Lupus sistemico eritematoso: malattia autoimmune che comporta infiammazione di articolazioni, pelle, reni, cuore, polmoni, vasi sanguigni e cervello.

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Oltre a queste, ci sono anche altre forme di artrite che colpiscono anche tessuti e organi interni: lo scleroderma (che colpisce soprattutto la pelle), la spondiloartropatie (un insieme di forme che interessano principalmente la colonna vertebrale), l’artrite infettiva (causata da un agente batterico o virale, come i gonococchi o i porvovirus), la polimialgia reumatica (colpisce tendini, muscoli, legamenti, e tessuti articolari), la polimiositi (genera infiammazione muscolare), l’artrite psoriasica (che si manifesta in persone già colpite da psoriasi, soprattutto sulle dita di mani e piedi), le borsiti (infiammazione delle bursae, che contengono liquidi atti a ridurre la frizione tra le ossa) e le tendiniti (comportano infiammazione dei tendini, sia per eccessivo e scorretto uso che per una pregressa condizione reumatica).

Dieta antinfiammatoria, una terapia naturale


Una dieta a ridotto contenuto infiammatorio è associata a una maggiore perdita di peso, riduzione dell’infiammazione, migliori prestazioni fisiche e minore dolore articolare. Difatti, uno stile alimentare “a basso contenuto infiammatorio” potrebbe portare persino alla riduzione del dolore e al miglioramento delle funzioni fisiche. Come suggerito dal dottor Gianfrancesco Cormaci, specialista in biochimica clinica «il regime alimentare previsto per alleviare questi sintomi è la dieta antinfiammatoria che si basa essenzialmente sui cibi ad alto contenuto di antiossidanti, polifenoli, carotenoidi, acidi grassi omega 3, cibi a basso indice glicemico». In questo regime alimentare viene favorito anche l’utilizzo dell’olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi ed è altresì consigliata la riduzione o la minimizzazione di carboidrati, alcolici e zuccheri. Sono, invece, da prediligere tutti quegli alimenti che contengono grassi omega 3 la curcuma perché in grado di contrastare gli stati infiammatori, l’olio EVO perché è da considerarsi un farmaco naturale. Insomma, da evitare assolutamente, zuccheri, cereali e tutti i cibi OGM. Questi cibi se inseriti all’interno di un’alimentazione sana e bilanciata, possono offrire un valido aiuto per alleviare i fastidiosi sintomi dell’artrite.

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Per approfondimenti:

Corriere della Sera "Artrite reumatoide, la remissione è possibile per metà dei malati (se la diagnosi è precoce)"

Istituto Superiore di Sanità "Artrite reumatoide"

SkyTg24 "Artrite reumatoide, i primi sintomi e come diagnosticarla"

Il Giornale "Artrite reumatoide: insorgenza, sintomi e rimedi"

EpiCentro "Artriti"

Che Donna "Soffri di artrite reumatoide? Ecco i cibi da evitare"

Affari Italiani "Artrite reumatoide, 7 sintomi iniziali da non sottovalutare"

Fondazione Veronesi "Artrite reumatoide"

Leggo "Lotta all'Artrite reumautoide"

Today "Medici: esperti Sir, 'remissione artrite reumatoide traguardo possibile'"

Corriere della Sera "Fratture da fragilità: quelle del femore sono le più temibili"

Ravenna Today "Artrite: è possibile alleviare i sintomi con una dieta mirata"

Today "Artrite, quali cibi mangiare e quali evitare"

Ministero della Salute "Osteoporosi"

Ministero della Salute "La probabilità di ammalarsi di osteoporosi aumenta con l’aumentare dell’età [...]"

Che Donna "Come prevenire l’osteoporosi | mettiamo più calcio e magnesio a tavola"

Ministero della Salute "Prevenzione delle fratture da fragilità"

PubMed "The Effect of Vitamin D Supplementation in Elite Adolescent Dancers on Muscle Function and Injury Incidence: A Randomised Double-Blind Study"

MDPI "Vitamin D and Sport Performance"

Gazzetta dello Sport "Vitamina D: preziosa per ossa, muscoli e prestazioni sportive"

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300mila italiani, soprattutto donne (7 su 10), soffrono di artrite reumatoide e ogni anno si registrano 5mila nuovi casi. Comune tra i 40 e i 70 anni, sebbene il picco di comparsa dei primi sintomi avvenga tra i 35 e i 45 anni. Tuttavia, durante l’inverno dolori e fastidi si accentuano ancor più. Tra le categorie più a rischio ci sono anche le persone obese o in sovrappeso, questo perché l’aumento di peso sovraccarica le articolazioni aumentando il rischio di infiammazione. Per quanto riguarda i segni poi, tra i principali da non trascurare: dolore persistente alle articolazioni (colpisce spesso le giunture di mani e piedi), talvolta accompagnato da gonfiore, in particolare di notte e al mattino, per poi attenuarsi nel corso della giornata. Talvolta i sintomi di questa patologia possono essere intermittenti, manifestarsi con diversi gradi di intensità o rimanere latenti anche per anni per poi peggiorare nel tempo. Controllo della malattia e riduzione dei sintomi, in altre parole: remissione. Uno spiraglio in fondo al tunnel per almeno la metà dei malati, soprattutto quando la diagnosi è precoce. Difatti, come dimostrano le recenti evidenze scientifiche, con l'inizio delle cure entro un anno dalla comparsa dei primi sintomi, controllare la patologia è un traguardo raggiungibile per il 50-60% dei pazienti. Fondamentale è quindi diagnosticarla e intervenire tempestivamente, come già detto, entro un anno dalla comparsa dei primi sintomi. Acuta o cronica è senza dubbio, la più nota è quella reumatoide. Un’infiammazione che colpisce un gran numero di persone che si trovano alle prese con dolore, gonfiore, arrossamento della cute e rigidità articolare. Valido alleato contro questa nemica comune: l’alimentazione. Come suggerito dal dottor Gianfrancesco Cormaci, specialista in biochimica clinica «il regime alimentare previsto per alleviare questi sintomi è la dieta antinfiammatoria che si basa essenzialmente sui cibi ad alto contenuto di antiossidanti, polifenoli, carotenoidi, acidi grassi omega 3, cibi a basso indice glicemico». In questo regime alimentare viene favorito anche l’utilizzo dell’olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi ed è altresì consigliata la riduzione o la minimizzazione dei carboidrati raffinati, fast food, bevande alcoliche e bevande zuccherate

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Una dieta a ridotto contenuto infiammatorio è associata a una maggiore perdita di peso, riduzione dell’infiammazione, migliori prestazioni fisiche e minore dolore articolare. Difatti, nei pazienti con artrite reumatoide che seguivano lo stile alimentare consigliato si riscontravano la riduzione del dolore e il miglioramento delle funzioni fisiche rispetto a quelli che non seguivano una dieta a basso contenuto infiammatorio. Ad oggi si contano più di 100 tipologie di artrite, che possono colpire persone di ogni età e di entrambi i sessi, anche se una maggior incidenza si riscontra negli anziani e nelle donne. Tra le più note ci sono sicuramente l’osteoartrite e l’artrite reumatoide. Le meno comuni sono, invece, la fibromialgia, il lupus eritematoso sistemico, la gotta, l'artrite psoriasica, ecc.

L'artrite reumatoide può essere curata e tenuta sotto controllo e ora persino fermata prima che porti alla progressiva perdita di funzioni fondamentali che comportano, negli anni, l’invalidità dei pazienti» precisa Luigi Sinigaglia, past president della Società Italiana di Reumatologia. «Noi specialisti - prosegue l’esperto - abbiamo a disposizione cure efficaci, messe a punto negli ultimi 15-20 anni, che possono consentire in un’elevata percentuale di casi la remissione completa: che significa permettere al paziente di fare una vita normale». «l problema resta – sottolinea Senigallia -, però, la diagnosi precoce che, nel nostro Paese, può avvenire anche uno o due anni dopo la comparsa dei primi sintomi. Oggi riusciamo a raggiungere la remissione nel 50-60% dei pazienti se la malattia viene diagnosticata tempestivamente, ovvero entro un anno dalla comparsa dei primi sintomi. Sfruttando la cosiddetta “finestra di opportunità”, quella fase cioè che intercorre tra l'esordio della patologia e l'instaurarsi di danni irreversibili, in cui è fondamentale iniziare con il corretto trattamento farmacologico per garantire maggiori possibilità di remissione e migliori risultati clinici.

L’importanza di un intervento tempestivo

L’inverno è la stagione in cui le malattie reumatiche si accentuano.

Le malattie reumatiche sono una grossa famiglia di patologie che comprende sia malattie di degenerazione articolare, come l’artrosi, sia malattie più infiammatorie, in cui l’infiammazione precede il danno articolare. L’infiammazione, per definizione, tende a migliorare con le temperature più calde o con l’utilizzo dell’articolazione interessata» spiega a Obiettivo salute su Radio24, Carlo Selmi, responsabile di Reumatologia e Immunologia clinica di Humanitas. Certamente – precisa Selmi -, il peggioramento durante l’inverno è più comune nei pazienti con artrosi, quel dolore più meccanico che può colpire ginocchia, pollice e alluce e che aumenta proprio con il freddo». Tra le parti più colpite, indubbiamente le nostre mani. «Le mani sono estremamente importanti in Reumatologia – continua -, la temperatura fredda può causare, per esempio, il fenomeno di Raynaud, una costrizione dei vasi che porta le dita di mani o piedi a diventare prima bianche, poi blu, poi rosse; un disturbo frequente soprattutto nelle giovani donne». «Le mani – sottolinea l’esperto - sono poi spesso sede sia di artrite sia di artrosi ed è tipica la manifestazione più iniziale dell’artrite reumatoide a livello delle articolazioni delle mani. Quello che distingue queste due condizioni è il tipo di dolore: nel caso dell’artrite il dolore migliora con l’uso dell’articolazione, mentre nel caso dell’artrosi è l’esatto opposto e dunque l’uso delle articolazioni – per scrivere o per afferrare qualcosa – porterà a un aumento del dolore». Non dimentichiamo un altro grande fastidio che ci accompagna nella stagione fredda: il mal di schiena. «Nel caso del mal di schiena oltre al problema articolare, contribuisce anche la componente muscolare; in questo senso il freddo è un pessimo compagno di viaggio per quanto riguarda le contratture muscolari che possono essere alla base di alcuni mal di schiena, soprattutto in regione cervicale.

Altri fattori di peggioramento delle malattie reumatiche

Partendo da presupposto che il peggioramento di queste patologie avviene sicuramente nei mesi invernali, ci sono anche altri tre fattori che incidono e che contribuiscono al peggioramento. Primo tra tutti, la scarsa attività fisica con conseguenze sia per l’aumento di peso che per la dimensione immunologica. Seguita poi da una sporadica esposizione ai raggi solari, e quindi, a un minor assorbimento di vitamina D, causa di un aumento dell’infiammazione locale. E per ultimo, ma non per importanza, anche insonnia e disturbi del sonno che favoriscono anch’esse stati infiammatori all’interno dell’organismo. Inoltre, le artriti provocano un senso di affaticamento, astenia e stanchezza.

ARTROSI e ARTRITE REUMATOIDE, qual è lo stile di vita corretto?

Se non opportunamente trattata questa malattia può avere un pesante impatto negativo sulla vita dei pazienti, oltre ad essere fortemente invalidante – sottolinea Silvia Tonolo, presidente ANMAR –. Per le ripercussioni sulla sfera personale e di relazione, un paziente su due ritiene addirittura di sentirsi escluso dalla società. C’è quindi un gran bisogno di un corretto percorso diagnostico terapeutico per questi pazienti che si basi su diagnosi precoce e tempestiva, presa in carico e appropriatezza terapeutica: sono fondamentali per garantire la remissione dalla malattia che dev’essere un obiettivo, non una speranza. Sappiamo che remissione non significa guarigione e che il mantenimento della stessa è subordinato alla continuità terapeutica e all’aderenza alle cure, ma da pazienti sappiamo altrettanto bene che quando i sintomi della patologia non interferiscono con la possibilità di vivere una vita attiva e normale l’effetto è positivo sia da un punto di vista fisico, che psicologico. Ecco perché noi pazienti, insieme al nostro reumatologo dobbiamo prenderci cura ogni giorno di noi stessi.

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L’artrite reumatoide è una patologia infiammatoria cronica autoimmune che attacca i tessuti articolari di una persona il cui sistema immunitario, invece di proteggere l’organismo dagli agenti esterni come virus e batteri, si attiva in maniera anomala contro di esso» spiega al Corriere della Sera Roberto Gerli, presidente della Società Italiana di Reumatologia. «Sin dagli esordi – continua l’esperto -, la malattia si manifesta in maniera subdola, variabile, graduale o acuta, presentando dolore e tumefazione inizialmente alle articolazioni di mani e piedi, associati a rigidità al risveglio». «Con il tempo, l’infiammazione può coinvolgere potenzialmente ogni distretto dell’organismo (come polmoni, reni, cuore, sistema nervoso, vasi sanguigni, occhi) divenendo sistemica. La prognosi della malattia è decisamente migliorata a partire dagli anni '80, ma enormi progressi sono stati fatti negli ultimi 20 anni. Siamo passati dal sollievo sintomatico al rallentamento, o alla prevenzione, di ulteriori danni, fino alla possibilità di ottenere la remissione.

Soffri di Artrosi o artrite? Ecco le vere cause nascoste

Oggi, l’innovazione terapeutica continua a fornire opzioni in grado di cambiare l’evoluzione dell’artrite reumatoide, [...] che saranno sempre più in prima linea per il trattamento precoce di questa patologia volto a raggiungere l’obiettivo della remissione clinica. Utili pure a raggiungere il traguardo della remissione, condizionato da una stretta collaborazione fra paziente e medico» evidenzia il presidente della Società Italiana di Reumatologia. «Oltre all’inizio precoce del trattamento, è necessario uno stretto monitoraggio del paziente, con frequenti visite specialistiche, al fine di “misurare” il grado della risposta alla terapia - conclude Sinigaglia -. Attualmente, a fronte dell’ondata che ha investito gli ospedali legata all’emergenza Covid-19, molti pazienti hanno visto rinviare esami di controllo e visite con gli specialisti, ma ci sono prestazioni e terapie che non possono essere considerate differibili, con l’inevitabile effetto di un peggioramento del quadro clinico che, oltre a compromettere la possibilità di regressione, provoca anche un incremento dei costi sanitari e sociali - conclude Gerli.

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Per approfondimenti:

Corriere della Sera "Artrite reumatoide, la remissione è possibile per metà dei malati (se la diagnosi è precoce)"

Humanitas "Inverno, con il freddo possono aumentare i dolori articolari"

Leggo "Lotta all'Artrite reumautoide"

Today "Medici: esperti Sir, 'remissione artrite reumatoide traguardo possibile'"

Corriere della Sera "Fratture da fragilità: quelle del femore sono le più temibili"

Ravenna Today "Artrite: è possibile alleviare i sintomi con una dieta mirata"

Today "Artrite, quali cibi mangiare e quali evitare"

Ministero della Salute "Osteoporosi"

Ministero della Salute "La probabilità di ammalarsi di osteoporosi aumenta con l’aumentare dell’età [...]"

Che Donna "Come prevenire l’osteoporosi | mettiamo più calcio e magnesio a tavola"

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PubMed "Compromised Vitamin D Status Negatively Affects Muscular Strength and Power of Collegiate Athletes"

Grazia "La dieta del magnesio fa dimagrire e rinforza le ossa: ecco come seguirla"

MDPI "Special Issue "Vitamin D and Sport Performance"

PubMed "The Effect of Vitamin D Supplementation in Elite Adolescent Dancers on Muscle Function and Injury Incidence: A Randomised Double-Blind Study"

MDPI "Vitamin D and Sport Performance"

Gazzetta dello Sport "Vitamina D: preziosa per ossa, muscoli e prestazioni sportive"

Quotidiano "Vitamina D, il segreto delle prestazioni sportive"

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Dall’alterazione del collagene allo scorbuto, la malattia del passato si riaffaccia nel mondo occidentale. Prende il nome di scorbuto la patologia che deriva dalla carenza di vitamina C. Situazione in cui il collagene, presente nell’organismo, diviene instabile e poco efficiente minando la funzionalità di altri enzimi presenti nel nostro corpo. Macchie cutanee e sanguinamento, gengive "spugnose", crescita dei capelli "a cavatappi" e scarsa guarigione delle ferite tra i principali sintomi di questo deficit vitaminico. Ma anche lesioni cutanee, soprattutto sulle cosce e gambe, pallore, depressione e sporadica attività motoria. Nello scorbuto allo stato avanzato si manifestano poi anche ferite suppuranti, caduta di denti e diverse anomalie ossee. Tra i principali sintomi debolezza, confusione, esaurimento fisico, scarso appetito (che può trasformarsi anche in anoressia), letargia, irritabilità, dolori alle gambe, anemia, gengivite, ematomi, carie, dolori articolari, dolori muscolari, caduta dei capelli, pelle secca, sensibilità alla luce, sbalzi d’umore, depressione, sanguinamento gastrointestinale e mal di testa. Tuttavia è possibile trattarlo attraverso l’integrazione di acido ascorbico. Oltre all’integrazione di vitamina C, è importante modificare anche lo stile di vita necessario a garantire un’assunzione adeguata della vitamina.

VITAMINA C, un concentrato di proprietà e benenfici

Definito da Ippocrate come “ileo ematite”, lo scorbuto è conosciuto anche come "il morbo dei marinai" o "la malattia dei pirati”. Premesso che le riserve di vitamina C del corpo umano sono limitate e si esauriscono entro 1–3 mesi, lo scorbuto era comune tra gli equipaggi impegnati nelle lunghe traversate oceaniche, e quindi, non avevano scorte alimentari fresche e sufficienti. Verso la fine del 1700, la marina britannica sapeva che lo scorbuto poteva essere curato consumando arance e limoni, oggi invece, sappiamo che lo scorbuto può essere evitato assumendo quotidianamente vitamina C. Ampiamente dimostrata, inoltre, l’associazione tra la carenza di vitamina C e le aree a basso status socioeconomico. Tra gli altri fattori di rischio di questa carenza possiamo includere alcolismo, dieta squilibrata, fumo, disturbi alimentari, diabete del tipo 1, disturbi del tratto gastrointestinale (come ad esempio il morbo di Crohn, la celiachia), obesità, febbre alta, infiammazioni e invecchiamento.

Cause, sintomi e prevenzione

Più volte ci siamo soffermati sugli aspetti deficitari della nostra alimentazione e sull'importanza di integrare la propria dieta con degli specifici micronutrienti. Insomma, lo scorbuto è una malattia dovuta a carenza alimentare o a insufficiente assorbimento intestinale di vitamina C, caratterizzata da un estremo deperimento dell'organismo, oltre che da manifestazioni emorragico-ulcerose della cute, delle mucose e degli organi interni. E anche se in passato colpiva i marinai o comunque le categorie più disagiate, oggi torna nei Paesi ricchi a causa della cattiva alimentazione. Già qualche anno fa un gruppo di ricercatori australiani ha raccontato su Diabetic Medicine di 11 casi di scorbuto, diagnosticati in pazienti diabetici la cui dieta era particolarmente povera di frutta e verdura. Infatti pochi sanno che tra le altre cause compare anche un’alimentazione squilibrata poiché una carenza di vitamina C superiore ai tre mesi porta a questa malattia. Inoltre, lo scorbuto può portare persino alla morte: il nostro corpo, alle prese con una grave carenza, non riesce né a produrre né a stoccare l’acido ascorbico e la mancanza di questa vitamina può portare a gravi conseguenze.

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Nella figura il meccanismo schematico in cui una IA di vitamina C potrebbe modulare funzioni specifiche dei neutrofili (ROS e TNFα, mediata da IL-1β), inibendo le vie coinvolte nella formazione della trappola extracellulare dei neutrofili (NETosis) e riducendo la produzione incontrollabile di citochine infiammatorie nell'alveolare spazio. Potenziali effetti sulla riduzione della produzione di citochine sono stati ipotizzati anche nei linfociti e nei macrofagi. ROS, specie reattive dell'ossigeno; NFkB, fattore di trascrizione nucleare kappa B; ┴, stimolo di inibizione; freccia tratteggiata, effetto o produzione ridotti.

Necessaria per numerosi processi di idrossilazione catalizzati da alcune ossigenasi (enzimi), la vitamina C supporta tantissime funzioni importanti per la nostra salute:

  • Preziosa per la funzione immunitaria:
  1. stimola la produzione di interferoni, che proteggono le cellule dagli attacchi virali;
  2. stimola la proliferazione dei neutrofili;
  3. protegge le proteine dall'inattivazione da parte dei radicali liberi prodotti durante i processi ossidativi.
  • Biosintesi del collagene: interviene nella conversione della prolina in idrossiprolina e della lisina in idrossilisina (mantiene il ferro in forma ridotta);
  • Biosintesi degli acidi biliari;
  • Sintesi della noradrenalina (neurotrasmettitore) a partire dalla dopamina e del triptofano in serotonina;
  • Assorbimento intestinale del ferro
  • Sintesi della carnitina, essenziale per il trasferimento di acili nei mitocondri;
  • Catabolismo della tirosina ad acidi fumarico e acetacetico attraverso la formazione dell'acido omogentisinico;
  • Capacità di ridurre la tossicità di alcuni minerali;
  • Stimolazione della reduttasi del citocromo, responsabile dell'idrossilazione del colesterolo, necessaria per la sintesi dell'acido colico;
  • Favorisce l'uso del selenio a dosi fisiologiche;
  • Attivazione dell'acido folico in acido tetraidrofolico;
  • Regolazione dei livelli endogeni di istamina, inibendone il rilascio e favorendone la degradazione (a scopo terapeutico per prevenire lo shock anafilattico, la pre-eclampsia e la prematurità nelle complicanze della gravidanza);
  • Biosintesi degli ormoni steroidei della corteccia surrenale;
  • Riduzione degli ioni superossidi, dei radicali idrossilici, dell'acido ipocloroso e altri potenti ossidanti, proteggendo la struttura del DNA, delle proteine e delle membrane da eventuali danni;
  • Riduzione dell'efficienza dell'assorbimento intestinale del rame;
  • Azione preventiva nella cancerogenesi da nitrosamine, inibendo la loro sintesi;
  • Insieme alla vitamina E, protegge dal danno ossidativo provocato dai radicali liberi;

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Per approfondimenti:

La gazzetta del Mezzogiorno "Lo scorbuto, malattia del passato, nota come morbo dei marinai"

Affari Italiani "Scorbuto, allarme. Poca vitamina C e ci si ammala di scorbuto. Rischio morte"

La Stampa "Così lo “scorbuto” dei marinai del ’500 venne sconfitto con gli agrumi"

Frontiers in Immunology “The Long History of Vitamin C: From Prevention of the Common Cold to Potential Aid in the Treatment of COVID-19

PubMed "Evolution and the need for ascorbic acid"

MDPI "Vitamin C and Immune Function"

LEGGI ANCHE: Storia della vitamina C: dalla prevenzione del raffreddore al trattamento del Covid

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500mila l’anno in Italia. Scatta l’SOS per le fratture da fragilità. In pole position, sicuramente tra le più temibili e quelle a cui prestare particolare attenzione c’è proprio quella del femore che spesso coinvolge anche vertebre, mani, polsi, braccia e caviglie. Ma poi si sa, i guai non vengono mai da soli. Difatti a questa condizione critica si accompagna molto spesso conseguenze e fastidi non trascurabili con ripercussioni su altre parti del nostro corpo. Quindi ossa delicate come “porcellana” non sono poi una rarità, soprattutto quando si soffre di osteoporosi. Tra i primissimi segnali di questa patologia e, di conseguenza, di uno scheletro più debole, c’è quasi sempre una frattura. Infatti, quando le ossa perdono massa e diventano sempre più porose può bastare poco a romperle. Il risultato? Una disabilità grave e permanente senza considerare la notevole difficoltà nel quotidiano, in primis la perdita di autonomia, fino ad arrivare perfino a un incremento della mortalità, soprattutto nel caso delle fratture di femore, in cui il tasso di letalità nell’anno successivo oscilla tra il 15 e il 25%. Tuttavia, evitarle è possibile attraverso un’adeguata prevenzione seguita da buone abitudini.

L'OSTEOPOROSI, dalle vere cause ai rimedi naturali

Diversi meccanismi d’azione contribuiscono alla prevenzione con l’obiettivo di fondo di incidere sul processo di rimodellamento osseo. Infatti, se da un lato il tessuto osseo viene continuamente riassorbito, dall’altro si adopera per una sua ricostruzione. In pratica, l’importante è riuscire a mantenere un rapporto bilanciato e che non porti, quindi, a una perdita di massa e di conseguenza a un’eccessiva fragilità. «Innanzitutto abbiamo la vitamina D: [...] va sempre assunta come supplemento con qualsiasi tipo di terapia perché è fondamentale per la mineralizzazione ossea», spiega al Corriere della Sera Maria Luisa Brandi, presidente della Fondazione Firmo per le Malattie delle Ossa. Maggiore propensione alle fratture? Ecco chi rischia di più. Sicuramente anziani, donne dopo la menopausa, pazienti con menopausa precoce o amenorrea, chi ha parenti stretti con osteoporosi, chi segue terapie che potrebbero portare a osteoporosi come le cure croniche a base di cortisonici oppure quelle ormonali a seguito di un tumore al seno.

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La salute delle ossa a tavola e all'aperto

«L'osteoporosi – si legge in una nota del Ministero della Salute - è una malattia sistemica dell'apparato scheletrico, caratterizzata da una bassa densità minerale e dal deterioramento della micro-architettura del tessuto osseo, con conseguente aumento della fragilità ossea legato prevalentemente all’invecchiamento. Questa situazione porta, conseguentemente, a un aumentato rischio di frattura (in particolare di vertebre, femore, polso, omero, caviglia) per traumi anche minimi. Inoltre, l’incidenza di fratture da fragilità aumenta all’aumentare dell’età, soprattutto nelle donne. Nel corso della vita, circa il 40% della popolazione incorre in una frattura di femore, vertebra o polso. I più colpiti poi, sono gli over 65. In Italia, il 23% delle donne oltre i 40 anni e il 14% degli uomini con più di 60 anni è affetto da osteoporosi e questi numeri sono in continua crescita, soprattutto in relazione all'aumento dell'aspettativa di vita. Si stima che in Italia l’osteoporosi colpisca circa 5.000.000 di persone, di cui l’80% sono donne in post menopausa. Le fratture da fragilità per osteoporosi hanno rilevanti conseguenze, sia in termini di mortalità che di disabilità motoria, con elevati costi sia sanitari sia sociali. La mortalità da frattura del femore è del 5% nel periodo immediatamente successivo all’evento e del 15-25% a un anno. Nel 20% dei casi si ha la perdita definitiva della capacità di camminare autonomamente e solo il 30-40% dei soggetti torna alle condizioni precedenti la frattura».

VITAMINA D e OSTEOPOROSI: la correlazione che non tutti conoscono

Inoltre, per proteggere la salute dell’osso è fondamentale il contributo dell’alimentazione, equilibrata e corretta oltre a uno stile di vita sano. Non solo per anziani e donne in menopausa, s’intende. Per "costruire l’osso" in età pediatrica è molto importante l’assunzione di calcio e vitamina D, ma quantità adeguate di questi nutrienti con la dieta sono necessarie anche successivamente, per minimizzare la perdita della massa ossea, in entrambi i sessi. E allora vediamo come intervenire. Cinque mosse per preservare le ossa in salute: mantenere uno stile di vita sano e svolgere regolarmente attività fisica, seguire una dieta varia ed equilibrata per prevenire e contrastare sovrappeso e obesità, integrare l’alimentazione con calcio e vitamina D, ridurre il consumo di sale (che contribuisce all’aumento dell’eliminazione del calcio con l’urina). E ancora, non fumare e limitare il consumo di alcolici. Insomma, aiuta le tue ossa! A tavola, con cibo e integratori, come all’aperto, con attività fisica e sole.

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Per approfondimenti:

Corriere della Sera "Fratture da fragilità: quelle del femore sono le più temibili"

Ministero della Salute "Osteoporosi"

Ministero della Salute "La probabilità di ammalarsi di osteoporosi aumenta con l’aumentare dell’età [...]"

Che Donna "Come prevenire l’osteoporosi | mettiamo più calcio e magnesio a tavola"

Ministero della Salute "Prevenzione delle fratture da fragilità"

PubMed "Compromised Vitamin D Status Negatively Affects Muscular Strength and Power of Collegiate Athletes"

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MDPI "Special Issue "Vitamin D and Sport Performance"

PubMed "The Effect of Vitamin D Supplementation in Elite Adolescent Dancers on Muscle Function and Injury Incidence: A Randomised Double-Blind Study"

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Oltre al raffreddore c'è di più! Non solo per contrastare i sintomi influenzali, ma anche come valido supporto per la tonicità muscolare. E di conseguenza, per tenere alla larga altri disturbi legati alla muscolatura come ad esempio osteoporosi, menopausa e stress. Quindi, la vitamina C non fa bene solo al nostro sistema immunitario. È quanto dimostrato da un recente studio condotto dalla East Anglia University. Infatti, secondo l’indagine, una sua assunzione costante aiuterebbe anche i muscoli, con un’azione anti-età soprattutto nelle donne over 50. Questo prezioso contributo apportato dall’acido ascorbico al nostro organismo faciliterebbe il contrasto della sarcopenìa, ossia la diminuzione della massa muscolare. Questa patologia è legata ai cambiamenti ormonali che entrano in gioco durante la menopausa e al conseguente passaggio a uno stile di vita più sedentario o a una riduzione dell’attività fisica. A questa poi, subentrano altri fastidi non trascurabili tra cui l'osteoporosi (la fragilità ossea), il diabete mellito di tipo 2. Altro nemico dei nostri muscoli è proprio lo stress. La vitamina C, aiuterebbe anche a combattere lo stress grazie alla produzione dei cosiddetti ormoni del buonumore, come le endorfine, che aiutano a rilassare la muscolatura.

Solitamente, la sarcopenia si manifesta in soggetti sedentari a seguito di un lungo periodo di inattività fisica oppure può accentuarsi semplicemente con l’avanzare dell’età. Tuttavia, la sarcopenia non è solo una conseguenza inevitabile dell'età, ma si verifica anche in condizioni di stress ossidativo crescente nel tempo con la formazione di radicali liberi. Per quel che riguarda l’osteoporosi, invece, si tratta di una malattia sistemica dello scheletro che aumenta la fragilità delle ossa e la predisposizione alle fratture, causato dal deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo e una riduzione della massa ossea. Anche l’osteoporosi, o osteopenia nella sua fase iniziale, è correlata a diversi fattori, primo fra tutti l'invecchiamento, seguito poi dalla riduzione della densità minerale ossea, dalla menopausa, dalla limitata attività motoria. Oltre alla perdita della tonicità muscolare, la sarcopenìa porta a uno stato di debolezza, alla possibile perdita di equilibrio, oltre a una maggiore probabilità di andare incontro a diabete di tipo 2.

Un elisir anti-invecchiamento

Oltre 50 milioni di persone soffrono di indebolimento muscolare. «Era già dimostrato che la vitamina C non solo stimola le difese immunitarie, ma agevola anche il recupero muscolare dopo uno sforzo fisico, perché neutralizza i radicali liberi che sono responsabili anche dell’invecchiamento cellulare» spiega in un’intervista a Donna Moderna Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. L’associazione di questo importante nutriente a due preziosi aminoacidi (lisina e metionina) favorisce la sintesi della carnitina, considerato un vero e proprio carburante per il sistema muscolare. Inoltre, contribuisce anche alla produzione dell’elisir dell’eterna giovinezza: il collagene. Non trascurabile il suo ruolo anti-età su pelle e tessuti. «Lo studio britannico – si legge nell’intervista - ora ha indagato un aspetto nuovo, che riguarda il rapporto tra le quantità di vitamina C assunte da un campione di persone molto vasto e la probabilità di andare incontro a sarcopenìa, ossia il depauperamento muscolare». E poi ancora il sostegno contro il nemico di tutti i giorni: lo stress. «Si tratta dello stress, responsabile dell’aumento del cortisolo, che a sua volta depaupera il muscolo e ne facilita l’atrofia» continua il nutrizionista.

VITAMINA C, un concentrato di proprietà e benefici

Lo studio è stato condotto su 13 mila donne e uomini tra i 42 e gli 82 anni che avevano aderito al progetto European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition. Sono stati analizzati la massa muscolare, la quantità di grasso e acqua nell’organismo e i livelli di vitamina C: «I gruppi che avevano assunto più vitamina C avevano massa muscolare migliore e muscoli più tonici» spiega Ailsa Welch, epidemiologa e principale autrice dello studio. La ricerca dimostra che anche che le persone con maggiori livelli di vitamina C potevano avere fino al 3% di muscoli in più. Dato importante considerato che, dopo i 50 anni, si può arrivare alla perdita annua dello 0,5-1% di massa tonica. L’indagine mostra l’incofutabile importanza dell’acido ascorbico soprattutto negli over 50, negli anziani e in particolare nelle donne, dove la menopausa porta al maggior rischio di fragilità ossea. Inoltre, è scientificamente dimostrato che a un miglioramento della massa muscolare segue anche un miglioramento anche dello stato osseo. Questo meccanismo si verifica perché un sistema muscolare in piena attività stimola il supporto dell’apparato scheletrico. Senza dimenticare poi, che migliorando la tonicità muscolare, si riduce il rischio sia di cadute che di fratture. Frequenti nei soggetti in età avanzata e, ancor più in quelli affetti da osteoporosi o anche solo nelle donne alle prese con la menopausa. Insomma, superati i 50 anni, sembra che, grazie alla sua azione anti-invecchiamento dei muscoli, l’assunzione di vitamina C, con l’alimentazione e l’integrazione, sia fondamentale per mantenersi in forma, soprattutto a livello muscolare.

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Per approfondimenti:

Donna Moderna "Vitamina C per i muscoli delle over 50"

Il Sole 24Ore "Una pelle nuova con la vitamina C"

Donna Moderna "Vitamina C, l’antiossidante naturale che fa bene alla pelle"

Fanpage "Vitamina C per la pelle: perché fa bene e come usarla"

GQ Italia "La vitamina C è l'ingrediente che rende più bella la pelle questa estate"

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Le Malattie Moderne