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Mercoledì, 13 Aprile 2022 09:01

CURCUMA: SOLO CURCUMINA?

Curcuma: proprietà antinfiammatorie, benefici e come usarla

Data di pubblicazione: 7 gennaio 2026
Autori: Dott. A. Colonnese, biologo nutrizionista · R. Panzironi, ricercatore indipendente
Revisione scientifica: contenuto basato su letteratura scientifica e fonti accademiche internazionali.


In breve: cosa dice la scienza

La curcuma è una spezia studiata dalla ricerca scientifica moderna soprattutto per il contenuto di curcumina, il suo principale principio attivo. Le evidenze disponibili indicano un potenziale ruolo nel supporto ai normali processi infiammatori e nella protezione antiossidante delle cellule, con risultati complessivamente favorevoli su alcuni biomarcatori (es. CRP, TNF-α, IL-6) in diverse popolazioni adulte.[1]


Cos’è la curcuma e perché è così utilizzata

La curcuma (Curcuma longa) è una spezia naturale appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae. È ampiamente utilizzata sia in cucina sia come rimedio naturale nella medicina tradizionale per le sue proprietà della curcuma legate al benessere generale. La radice di curcuma è nota per il contenuto di curcumina, considerata il principale composto bioattivo.[2]

Proprietà antinfiammatorie della curcuma

La curcuma antinfiammatoria è oggetto di numerosi studi. Le sue proprietà antinfiammatorie naturali sono attribuite soprattutto alla curcumina, che in modelli sperimentali e in sintesi di letteratura risulta coinvolta nella modulazione di vie chiave dell’infiammazione (tra cui NF-κB, MAPK, JAK/STAT).[2]

Per approfondire, puoi leggere anche il nostro articolo sul potere antinfiammatorio della curcuma.

Curcumina: il principio attivo più studiato

La curcumina è stata ampiamente analizzata per possibili proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, inclusa la regolazione di pathway legati a citochine e mediatori pro-infiammatori.[1][2][3]

Un aspetto centrale riguarda l’assorbimento della curcumina, spesso limitato se assunta da sola. Tra le strategie più note in letteratura c’è l’associazione con piperina (pepe nero), che in studi di farmacocinetica ha mostrato un aumento della biodisponibilità della curcumina.[4]

Curcuma nella medicina tradizionale e nella ricerca moderna

Nella medicina ayurvedica e in quella tradizionale cinese, la curcuma è stata storicamente impiegata per favorire la digestione, sostenere la funzionalità articolare e promuovere il benessere generale. La ricerca moderna ha approfondito soprattutto i possibili effetti della curcumina su infiammazione e stress ossidativo.[1][2]

Nel contesto dei rimedi alimentari, trovi una panoramica utile su rimedi naturali per lenire le infiammazioni.

Possibili benefici e ambiti di utilizzo

I benefici della curcuma più discussi in letteratura includono:

  • supporto ai normali processi infiammatori e all’equilibrio dei biomarcatori dell’infiammazione sistemica (in specifici contesti e popolazioni).[1]

  • azione antiossidante naturale (miglioramento di indici come TAC e SOD, e riduzione di MDA in meta-analisi di RCT).[1]

  • interesse per il benessere articolare: in studi clinici e revisioni su osteoartrosi, la curcumina è stata valutata come opzione aggiuntiva per sintomi e biomarcatori infiammatori.[5][6]

Se ti interessano le spezie in generale, vedi anche spezie ricche di antiossidanti, vitamine e minerali.

Per un approfondimento specifico su metabolismo e prevenzione, leggi curcuma e prevenzione del diabete di tipo 2.

Sicurezza, controindicazioni e attenzione agli integratori ad alta biodisponibilità

In generale, la curcuma in uso alimentare è considerata ben tollerata. Per gli integratori, soprattutto quelli ad alta biodisponibilità (spesso con piperina), la letteratura riporta rari casi di danno epatico associati a prodotti a base di curcuma/curcumina.[7] In presenza di patologie epatiche, terapie farmacologiche o sintomi (ittero, urine scure, prurito, nausea persistente), è indicato interrompere l’assunzione e consultare tempestivamente un medico.[7]


Domande frequenti (FAQ)

La curcuma è davvero antinfiammatoria?

Le sintesi di letteratura (incluse meta-analisi di RCT) indicano che curcuma/curcumina possono influenzare alcuni biomarcatori infiammatori e ossidativi; l’effetto può variare per dose, durata, formulazione e popolazione studiata.[1] Per approfondire, vedi potere antinfiammatorio della curcuma.

Come migliorare l’assorbimento della curcumina?

La curcumina ha biodisponibilità orale limitata. In studi di farmacocinetica, l’associazione con piperina ha mostrato un incremento della biodisponibilità della curcumina.[4]

La curcuma ha controindicazioni?

In uso alimentare è in genere ben tollerata. Con integratori (specialmente ad alta biodisponibilità) sono stati riportati rari casi di danno epatico; in caso di patologie, terapie o dubbi, è opportuno parlarne con un professionista sanitario.[7]


Nota di affidabilità: Questo contenuto ha finalità informative ed educative. Non sostituisce il parere del medico o di altri professionisti sanitari qualificati.

Per continuare la lettura con altri contenuti correlati, visita tutti gli articoli su curcuma.


Riferimenti scientifici

[1] Dehzad MJ, Ghalandari H, Nouri M, Askarpour M. (2023). Antioxidant and anti-inflammatory effects of curcumin/turmeric supplementation in adults: A GRADE-assessed systematic review and dose–response meta-analysis of randomized controlled trials. Cytokine. DOI: 10.1016/j.cyto.2023.156144https://doi.org/10.1016/j.cyto.2023.156144

[2] Liu M, Wang J, Song Z, Pei Y. (2025). Regulation mechanism of curcumin mediated inflammatory pathway and its clinical application: a review. Frontiers in Pharmacology. DOI: 10.3389/fphar.2025.1642248https://doi.org/10.3389/fphar.2025.1642248

[3] Hasanzadeh S, Read MI, Bland AR, et al. (2020). Curcumin: an inflammasome silencer. Pharmacological Research. DOI: 10.1016/j.phrs.2020.104921https://doi.org/10.1016/j.phrs.2020.104921

[4] Shoba G, Joy D, Joseph T, Majeed M, Rajendran R, Srinivas PS. (1998). Influence of piperine on the pharmacokinetics of curcumin in animals and human volunteers. Planta Medica. DOI: 10.1055/s-2006-957450https://doi.org/10.1055/s-2006-957450

[5] Tzeng K-H, Liang Y-S, Horng Y-S. (2025). Effects of curcumin on serum inflammatory biomarkers in patients with knee osteoarthritis. BMC Complementary Medicine and Therapies. DOI: 10.1186/s12906-025-04951-6https://doi.org/10.1186/s12906-025-04951-6

[6] Zhang Y, et al. (2022). Efficacy and Safety of Curcumin and Curcuma longa Extract in the Treatment of Arthritis: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trial. Frontiers in Immunology. DOI: 10.3389/fimmu.2022.891822https://doi.org/10.3389/fimmu.2022.891822

[7] Halegoua-DeMarzio D, Navarro V, Ahmad J, et al. (2023). Liver Injury Associated with Turmeric—A Growing Problem: Ten Cases from the Drug-Induced Liver Injury Network (DILIN). The American Journal of Medicine. DOI: 10.1016/j.amjmed.2022.09.026https://doi.org/10.1016/j.amjmed.2022.09.026

Pubblicato in Informazione Salute

Salame, speck, mortadella, würstel, prosciutto cotto, pancetta, bacon, insaccati e carni a lunga scadenza. Ma anche pesce marinato e prodotti caseari. Obiettivo: preservarne integrità e colore. L’aggiunta per aumentare e migliorare la conservazione di affettati e insaccati. Composti chimici nemici della salute poiché potrebbero favorire l’insorgenza di tumori. Difatti, nitriti e nitrati contengono composti potenzialmente cancerogini e sono nocivi per il nostro organismo. Sotto il profilo igienico-sanitario, questi conservanti agiscono come antisettici e antimicrobici, difendendo le carni dalla pericolo del botulino. Inoltre, aiutano a preservare gli aromi di questi prodotti, contrastando l’azione dei microorganismi, e quindi, la relativa alterazione. Una pratica antica anche se il loro utilizzo nella realizzazione di questi prodotti si è ridotta intorno agli anni Sessanta e Settanta. Storicamente, i salumi venivano realizzati con il solo impiego di sale e spezie che fungeva anche da “conservanti naturali”. Particolare attenzione, infatti, era data al luogo in cui questi alimenti venivano poi conservati: sulle pareti di queste cantine si formavano muffe cariche di salnitro, in grado di stagionare e conservare perfettamente i questi cibi. Poi con la logica industriale di lavorazione e conservazione, l’impiego di nitriti e nitrati è diventato quasi necessario per garantirne la conservazione da contaminazioni batteriche e stabilizzando aspetto e aromi. Tuttavia, fortunatamente, ancora oggi si possono trovare in commercio salumi e insaccati di qualità realizzati artigianalmente come da antica tradizione ovvero, senza l’aggiunta di conservanti.

 

Inoltre, sulla nocività di questi composti chimici sono stati condotti numerosi studi scientifici. La stessa Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), che fa capo all’Organizzazione mondiale della Sanità, ha riconosciuto queste sostanze come probabilmente cancerogene. Presenti in natura, composte da azoto e ossigeno, utilizzate da tempo in forma sintetica. Le conseguenze negative sulla salute, tuttavia, è dovuto alle possibili trasformazioni chimiche che possono interessare soprattutto i nitriti, molto più pericolosi dei nitrati. I nitrati sono impiegati prevalentemente in agricoltura come fertilizzanti, ma vi si ricorre abbinandoli ai nitriti anche per conservare alcuni tipi di cibi a base di carne. Evidenze scientifiche dimostrano che, l’ingestione elevata o prolungata di nitriti e nitrati negli alimenti aumenta la probabilità di sviluppare tumori allo stomaco e all’esofago. Sconsigliate anche dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti che considera le nitrosammine come uno dei gruppi di sostanze cancerogene più potenti. La trasformazione in metaemoglobina, invece, è pericolosa in particolare per i più piccoli, poiché potrebbe provocare nei bambini scarsa ossigenazione e difficoltà respiratorie. Per contrastare l’azione nociva e le pericolose trasformazioni di nitriti e nitrati negli alimenti, fondamentalmente il contributo fornito dagli antiossidanti, tra cui, il più conosciuto e diffuso è sicuramente la vitamina C. Insomma, un inibitore delle nitrosammine per diminuirne la potenziale nocività. Oltre alla forte raccomandazione nella scelta di prodotti dove non sono presenti queste pericolose aggiunte.

Additivi e conservanti cancerogeni


Gli additivi e i conservanti alimentari aumentano il rischio di tumori. Gli additivi sono sostanze che vengono aggiunte agli alimenti, specialmente industriali, per preservarli da contaminazioni microbiche, irrancidimento e per migliorarne l'aspetto e la consistenza. I nitrati e i nitriti, utilizzati soprattutto nella conservazione della carne e degli insaccati, possono subire delle modificazioni chimiche che li trasformano in nitrosammine, molecole potenzialmente cancerogene. Un consumo eccessivo e prolungato di nitriti è associato ad aumento del rischio dei tumori dello stomaco e dell'esofago.

Sono dei composti chimici che vengono aggiunti principalmente ai salumi, dal prosciutto alla bresaola, dal salame al cotechino fino alla mortadella, con la funzione di conservanti e coloranti. In particolare, sono proprio nitriti e nitrati a conferire alla carne del salume il colore rosso vivo. Inoltre impediscono la crescita del botulino, che può provocare botulismo, molto pericoloso», spiega a Gazzetta Active la dottoressa Alice Cancellato, biologa nutrizionista del Centro scienze della natalità e ginecologia oncologica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Ma perché questi composti sono considerati pericolosi per la salute? «I nitrati e, soprattutto, i nitriti vengono in parte convertiti in nitrosammine, composti con un potere cancerogeno soprattutto per i tumori allo stomaco e all’esofago. Va detto che non tutti vengono convertiti in nitrosammine, ma una parte sì. - Tuttavia, nitriti e nitrati non sono presenti in tutti i salumi - […] il prosciutto crudo di Parma e il San Daniele Dop non li contengono. Però questi prosciutti hanno un’elevatissima presenza di sale». Ma come riconoscerli? L’esperta poi suggerisce di prestare attenzione alle etichette. «C’è una dicitura: la E249, E250 per i nitriti, E251, E252 per i nitrati. Talvolta viene indicata solo la sigla, è bene controllare, perché possono essere aggiunti anche ad alcuni tipi di formaggi per evitare che si gonfino durante la fermentazione».

RIPRODUZIONE RISERVATA LIFE120 © Copyright A.R.

Per approfondimenti:

Alimentazione Gazzetta "Nitriti e nitrati, il lato amaro dei salumi. “Contengono composti potenzialmente cancerogeni

AIRC "Gli additivi e i conservanti alimentari aumentano il rischio di tumori?"

Nature "Impact of meat and Lower Palaeolithic food processing techniques on chewing in humans"

La Stampa "La cottura (e la carne) ci ha resi intelligenti"

Il Giornale "La scienza sbugiarda i vegani: "La carne ci ha resi intelligenti"

Huffington Post "Mangiare carne ci ha resi quello che siamo oggi": una ricerca su "Nature" rivela il ruolo centrale nell'evoluzione dell'uomo"

Blitz Quotidiano "Carne, scienza rivela ruolo centrale nell’evoluzione uomo"

Meteo Web "Ci dispiace vegani, la carne ci ha resi intelligenti”: così il Time spiega uno studio pubblicato su Nature"

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La vittoria evolutiva dei carnivori: la carne ci ha reso intelligenti

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Nuove ricerche: nessun legame tra carne e tumore al colon

L'assunzione di carne è fondamentale per la salute, ma nessuno ne parla

Anche la carne rossa fa bene, basta abbinarla con verdure e olio di oliva

 

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Pubblicato in Informazione Salute

La vittoria dei carnivori e l'umiliazione dei vegani: la carne ci ha reso umani. Lo rivela uno studio pubblicato su Nature sull'importanza della carne nello sviluppo dell'uomo. E anche se l’uomo è da sempre onnivoro, nel tempo sono cambiate un po’ di cose, in primi la modalità di approvvigionamento del cibo. Secondo questa ricerca, infatti, mangiare proteine animali avrebbe contribuito all’evoluzione della specie. Una trasformazione avvenuta, oltre all’evidente livello anatomico anche da un punto di vista intellettivo. L’indagine nasce dal fatto che tempo fa, i nostri avi si nutrivano soprattutto con frutta e verdura, tuttavia, l’alimentazione poco equilibrata ed insufficiente li ha spinti, poco dopo, verso la scoperta di un’alternativa a quello che avevano mangiato fino a quel momento: la carne. Oltre al notevole apporto calorico e proteico rispetto a quello che mangiavo prima, il cibo ottenuto con la allora nuova pratica della caccia, era anche più nutriente e facile da masticare.

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La vera evoluzione, quindi, è iniziata proprio dalla scoperta della carne. Come è avvenuto di conseguenza anche per la lavorazione e il taglio a differenza della cucina, invece, che è arrivata solo 500mila anni fa. «Cucinare è un fattore importante, ma non è l'unico da prendere in considerazione e anche il cibo lavorato, tagliato o fatto a pezzi, ha avuto effetti profondi su di noi» spiega il coautore dello studio Daniel Lieberman dell'Harvard University. La prova di questo cambiamento inizia in primis dal bisogno di mangiare carne e di strapparla dalle carcasse degli animali che ha portato allo sviluppo della dentatura umana. Come è avvenuto anche per il cranio e le ossa del collo. «Questi cambiamenti - evidenzia il ricercatore - non sarebbero forse stati possibili senza il consumo di carne insieme all'acquisizione di tecniche per lavorarla e cucinarla». In pratica, cominciare a mangiare carne 3 milioni di anni fa, potrebbe aver innescato una serie di conseguenze che hanno velocizzato la nostra evoluzione anche se forse in modo indiretto.

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Siamo quello che mangiamo

Nello studio “Effetto della carne e delle tecniche di elaborazione dei cibi del Paleolitico Inferiore sulla masticazione degli umani” (Impact of meat and Lower Palaeolithic food processing techniques on chewing in humans), gli scienziati hanno testato su alcuni volontari il numero di masticazioni e la forza impiegata per masticare diversi cibi presenti nel Paleolitico. I ricercatori sono giunti alla conclusione che un’alimentazione composta prevalentemente da carne, in considerazione dell’uso degli utensili in pietra utilizzati all’epoca per il cibo, avrebbe permesso all’uomo di risparmiare risorse fisiche e di tempo per mangiare. Quindi, essendo necessario un numero di pasti inferiore e potendo, in questi casi, masticare meno, l’articolazione della mandibola sarebbe diventata più forte, ma al tempo stesso, più agile e con denti più piccoli. L’indagine dimostra che la forza della mandibola necessaria era inferiore del 27% e il numero di masticazioni necessarie era minore del 18%. Mangiare carne, insomma, ci avrebbe permesso di dedicare meno tempo a masticare per concentrarci su altre pratiche, fornendo così ulteriori stimoli allo sviluppo delle nostre capacità cognitive. E tutto con il supporto di una dieta più completa, e quindi, di una quantità maggiore di calorie extra per alimentare un cervello più grande.

Ecco perché mangiare carne fa bene ed è fondamentale per la nostra salute

«L’uomo è ciò che mangia» sosteneva il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach. E non dimentichiamo che l’uomo è onnivoro da sempre. Lo dimostra la storia: oltre 10mila anni fa eravamo cacciatori, dopo siamo diventati più stanziali, passando all’agricoltura e poi all’allevamento. La nostra grande vittoria si evidenzia col fatto di essere in grado di mangiare tutto. Altra teoria che si collega alla ricerca, quella dell’antropologo inglese Richard Wrangham che nel libro “L’intelligenza del fuoco”, sostiene che l’avvento della cottura non abbia reso l’uomo solo più espansivo, ma anche più arguto. In pratica, l'evoluzione dell'uomo non sarebbe stata possibile senza il consumo di carne insieme all'acquisizione delle tecniche necessarie a lavorarla e cucinarla. Quello che gli studiosi hanno voluto dimostrare è che, il consumo di carne, legato a tutta una serie di pratiche, in passato è stato fondamentale per il nostro sviluppo. Ciononostante questi fondamentali processi evolutivi, il nostro apparato digerente continua a essere quasi uguale a quello di un gorilla e molto simile a quello di altri animali erbivori. Nonostante questo, gli elementi indispensabili per vivere in salute sono presenti nei vegetali: vitamine, minerali, antiossidanti e fibre.

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Per approfondimenti:

Nature "Impact of meat and Lower Palaeolithic food processing techniques on chewing in humans"

La Stampa "La cottura (e la carne) ci ha resi intelligenti"

Il Giornale "La scienza sbugiarda i vegani: "La carne ci ha resi intelligenti"

Huffington Post "Mangiare carne ci ha resi quello che siamo oggi": una ricerca su "Nature" rivela il ruolo centrale nell'evoluzione dell'uomo"

Blitz Quotidiano "Carne, scienza rivela ruolo centrale nell’evoluzione uomo"

Meteo Web "Ci dispiace vegani, la carne ci ha resi intelligenti”: così il Time spiega uno studio pubblicato su Nature"

LEGGI ANCHE: Nuove ricerche: nessun legame tra carne e tumore al colon

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