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Al mare o in montagna. Da sempre un potente alleato. Prendiamo il sole d’estate per fare il pieno di vitamina D. Uniche regole da rispettare: con moderazione e le dovute precauzioni. Una sostanza preziosa che permette di assorbire al meglio calcio e fosforo oltre a prevenire una serie di patologie non trascurabili tra cui il rischio di ipertensione, diabete e malattie autoimmuni. Quindi, l’esposizione solare, è l’unico modo per garantire un certo quantitativo di vitamina D necessario per mantenere in salute le ossa, l’organismo e per affrontare l’inverno. Per non trascurare poi un dato importante: il 70% degli italiani è sotto i livelli minimi di questo prezioso micronutriente con grave rischio di osteoporosi. Percentuale che sale al 100% per le persone ospedalizzate. Come prevenire l’ipovitaminosi D? Le fonti naturali di approvvigionamento di vitamina D sono due, la luce del sole e gli alimenti. Il cibo è la seconda fonte di vitamina D: succo d’arancia, uova, fegato e olio di merluzzo. Tuttavia, la quantità di vitamina D è così scarsa che bisognerebbe mangiare questi cibi in quantità troppo elevata. Da qui, il prezioso sostegno degli integratori.

L'importanza della Vitamina D - intervista ad Adriano Panzironi

 

«La sintesi di essa da parte dell’organismo, attivata dall’esposizione alla luce solare, contribuisce all'80-90% dell'apporto di vitamina D. La sua assunzione con gli alimenti copre il 10–20 % del fabbisogno. Ne consegue che l’assunzione con la sola dieta non è generalmente sufficiente e che una moderata esposizione solare rimane sempre il metodo migliore per mantenere un giusto apporto di vitamina D» spiega Renato Masala, endocrinologo della piattaforma di esperti di Top Doctors. Ovviamente, facciamo il pieno con consapevolezza, evitando l’esposizione nelle ore più calde che potrebbero provocare seri danni, alla pelle e alla salute. «Ovviamente, la durata della permanenza al sole – chiarisce l’esperto - dipende dal tipo di pelle e dal periodo dell'anno, ma, in generale, in un individuo adulto e sano è sufficiente esporre al sole un quarto della superficie del corpo (viso, mani, parti delle braccia e delle gambe) per 5-25 minuti al giorno, scoperte e senza protezione solare, per produrre una quantità di vitamina sufficiente».

Tra abbronzatura e benessere

Qualora non si riuscissero a raggiungere livelli ottimali con l’esposizione solare, e quindi, a ottenere una dose idonea di questo nutriente, diventa fondamentale avvalersi di un ulteriore supporto: l'assunzione di vitamina D tramite integratori alimentari. «Prima di tutto, la scelta di alimenti contenenti vitamina D è relativamente poca, e poi la formazione di vitamina D’attraverso la luce del sole e il rifornimento delle scorte del corpo non è possibile tutti i mesi dell'anno. Inoltre, il rischio di un insufficiente apporto di vitamina D può aumentare se non ci troviamo regolarmente all'aperto, ad esempio a causa di tante ore di smart working o di ufficio» precisa l’endocrinologo. L’esperto sostiene che l'assunzione di preparati di vitamina D sia particolarmente raccomandata nel caso di carenza. Inoltre un miglioramento non può essere ottenuto né con l'autosintesi né con la dieta. «Anche le persone anziane, soprattutto dai 65 anni in su – consiglia l’ endocrinologo - dovrebbero assumere integratori alimentari appropriati, poiché l'autosintesi diminuisce con l'età. Normalmente vengono utilizzati preparati a base di vitamina D3 o colecalciferolo. In alternativa possono essere utilizzati il calcifediolo e il calcitriolo».

Il mio medico - Tutti i benefici della vitamina D

Una scienziata norvegese: «Un quarto d'ora di sole italiano vale tanto oro per il nostro organismo. Dobbiamo fare il pieno di vitamina D con merluzzi e salmoni». Come già detto e ribadito, dai raggi Uv ricaviamo il 90% della vitamina D presente nel nostro organismo. Agendo su 4mila geni, questo elemento influenza positivamente il nostro corpo e, ancor più, la nostra salute. Inoltre, diversi studi recenti evidenziano le sue proprietà anticancro, ribadite anche durante un incontro a Milano dalla scienziata norvegese Alina Carmen Porojnicu del Norwegian Radium Hospital: «Una ricerca Usa calcola che, incrementando di una piccola quantità l'apporto di vitamina D, si riduce del 17% l'incidenza e del 29% la mortalità per tumore». «Per produrne una dose minima – prosegue l’esperta - bastano 15 minuti sotto il sole italiano in estate». «Sarebbe come bersi 250 millilitri di olio di fegato di merluzzo, o bere 5 litri di latte e consumare 100 uova senza gli effetti collaterali dell'abbuffata» conclude la scienziata. Insomma, i bagni di sole fanno bene a tutti, ancora di più agli anziani e a chi soffre di problemi alle ossa. 

Ruolo della vitamina D sul sistema immunitario e nelle malattie dermatologiche

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Per approfondimenti:

Il Giornale "Come fare il pieno di vitamina D in estate"

Fondazione Veronesi "Sette italiani su dieci sono sotto i livelli minimi di questo prezioso micronutriente con grave rischio di osteoporosi"

La Repubblica "Un mare di bellezza"

Il Giornale "Tintarella salvavita: da 15' di sole vitamina D come 100 uova"

Ansa "Salute: importante ruolo vitamina D in infartuati"

Meteo Web "Infarto, importante ruolo della vitamina D: una carenza può aumentare il rischio"

Fanpage "Cancro, vitamina D e Omega-3 riducono il rischio di morte e infarto"

Quotidiano di Ragusa "Carenza di vitamina D? A rischio infarto"

Meteo Web "La vitamina D può aiutare a prevenire l’insufficienza cardiaca dopo un infarto"

Onco News "Legame tra infarto miocardico e deficit di Vitamina-D"

Huffington Post "Bagni di sole e camminate nei boschi per difendervi dal virus. I consigli del Trinity College"

LEGGI ANCHE: Cuore e vitamina D: riduce il rischio di infarto e le complicanze future

Vitamina D, gli scienziati: dopo l'isolamento, "bagni di sole" e integrazione

Dal sovrappeso all'obesità: Vitamina D, nemica dei chili di troppo

Calcio, magnesio e vitamina D: i principali nemici dell'osteoporosi

Sport e vitamina D: riduce il rischio di fratture ed aumenta la tonicità muscolare

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Al mare o in montagna, in vacanza o in città. Per l’estate l’importante è essere baciati dal sole. La prima regola è proprio quella di preparare la pelle al meglio per l’esposizione ai raggi solari. «Importante dedicare la giusta attenzione all’alimentazione, all’idratazione ed eventualmente valutare l’utilizzo di integratori che possano aiutarci nel percorso di preparazione della pelle al sole» suggerisce Giovanna Geri, farmacista e nutrizionista. Non dimentichiamo che la pelle è un organo dotato di memoria, capace di immagazzinare e ricordare, anche dopo anni, tutti i danni provocati da scottature e bagni di sole sbagliati, come ad esempio con la comparsa di macchie, cheratosi e, nel peggiore dei casi, anche tumori. I principali amici per un colorito intenso sono zinco e betacarotene. Il primo, dalla preziosa azione anti-invecchiamento, si trova principalmente nella frutta secca e nel cacao. «Volendo approfittare di un aiuto esterno – continua la nutrizionista – un integratore per il sole deve contenere vitamina C, vitamina A (anche come betacarotene) e zinco, in modo da preparare e rinforzare la pelle in vista di una tintarella senza scottature».

L'importanza della Vitamina D - intervista ad Adriano Panzironi

Altro elemento essenziale, il betacarotene, naturale precursore della vitamina A, contenuto in abbondanza nell’olio di carota, protegge, insieme ad altre vitamine antiossidanti, dai danni dei raggi ultravioletti. Favorisce, inoltre, un’abbronzatura più intensa e prolungata nel tempo. E poi, via libera alla scorta di frutta e verdura di stagione che contribuiscono all’apporto di acqua e micronutrienti essenziali, validi supporti per il nostro organismo e per la nostra pelle. Un frutto al giorno toglie il medico di torno, come suggerisce lo stile alimentare Life 120. Tra le vitamine consigliate quelle ricche di antiossidanti come la vitamine A e C di cui è ricchissima la frutta estiva. «Le pesche contengono molta acqua e vitamine A, C, E e gruppo B – spiega l’esperta – il fico d’india che ha innumerevoli proprietà, in quanto ricchissimo di fibra e povero di calorie, contiene inoltre vitamine e sali minerali in abbondanza; i frutti di bosco, poi, sono miscele di antiossidanti, come vitamina C e polifenoli; le ciliegie contengono vitamine A e C; il melone, come tutta la frutta e gli ortaggi di colore giallo-arancio, contiene molta vitamina A, sotto forma di carotenoidi e vitamina C». Da qui, l’importanza di questi fondamentali nutrienti.

Dai bagni di sole alla tintarella

L’abbronzatura è il primo segnale che il corpo produce melanina e vitamina D. «Chi può faccia bagni di sole» la raccomandazione arriva dai ricercatori del Trinity College che nel nuovo studio hanno ribadito l’importanza della vitamina D per il nostro organismo. Non solo per rafforzare la risposta immunitaria contro gli attacchi esterni, ma anche per rendere più forti e sani sia i denti che le ossa. Oltre a ribadire l’importanza di questo nutriente e ad evidenziare la notevole carenza a livello nazionale (ipovitaminosi D) rispetto ad altri Paesi europei, la ricercatrice Rosa Kenny suggerisce prendere in considerazione integratori di vitamina D. Dal diabete all'infarto, dall'Alzheimer all'asma passando poi alla sclerosi multipla, quando diversi tipi di malattie sono associate alla carenza di Vitamina D. Questo è quanto riportato in una ricerca della Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro. Fondamentale, quindi, oltre a fissare il calcio nelle ossa anche a prevenire l’osteoporosi negli anziani e il rachitismo nei bambini. “La vitamina D – spiega in un approfondimento l’Humanitas Research Hospital – è una vitamina liposolubile, viene quindi accumulata nel fegato e si presenta sotto due forme: l’ergocalciferolo, che viene assunto con il cibo, e il colecalciferolo, che viene sintetizzato dal nostro organismo. La vitamina D è scarsamente presente negli alimenti (alcuni pesci grassi, latte e derivati, uova, fegato e verdure verdi). La vitamina D viene in gran parte accumulata dal nostro organismo attraverso l’esposizione ai raggi solari e va integrata in situazioni particolari”.

Il mio medico - Tutti i benefici della vitamina D

I principali segnali dell'ipovitaminosi D

Scopriamo tutti i principali segnali di deficit da vitamina D. Ecco alcuni sintomi indicativi di questa carenza: eccessiva sudorazione (soprattutto alla testa e alle mani, è uno dei principali sintomi di deficit di vitamina); stanchezza, debolezza o depressione (oggetto di una ricerca del 2006 per valutare gli effetti della vitamina D sulla salute mentale. Dallo studio è emerso che coloro che avevano bassi livelli di vitamina D erano più        inclini a manifestare depressione, poiché, la serotonina, conosciuta come “ormone del buonumore”, aumenta con l’esposizione alla luce solare); problemi intestinali (in caso di patologie intestinali che danneggiano l’assorbimento dei grassi, è molto probabile una carenza di vitamina D. I principali disturbi intestinali che danneggiano l’assorbimento dei grassi sono  morbo di Crohn e celiachia); dolori alle ossa (dipendono spesso dalla carenza di vitamina D); pelle scura (gli individui con la pelle scura tendono ad assorbire minore quantità di vitamina D, aumentando di rischi di carenza); età avanzata (l’avanzare dell’età determina una minore produzione di vitamina D, che pertanto andrebbe integrata in altro modo); sovrappeso (un aumento del peso corporeo, determina una maggiore necessità di vitamina D rispetto al fabbisogno di un normopeso, pertanto in caso di sovrappeso le probabilità di carenza sono più elevate).

Tutti i miracoli della vitamina della bellezza

L’altra parte del lavoro, la svolge un altro grande alleato: la vitamina C. Da sempre la vera star dell’estate. Fresca, riposata, uniforme, luminosa e visibilmente più giovane. Un importante alleato della nostra pelle che ne previene l’invecchiamento. I notevoli benefici della vitamina C sono molteplici. Dall'azione antiossidante, alla protezione dai radicali liberi e, di conseguenza, previene l'invecchiamento cellulare. Inoltre, favorisce la produzione naturale di collagene, riduce la stanchezza, protegge la pelle dai raggi UV e aumenta la melanina nella grana del derma. Un valido aiuto per prevenire i segni dell’invecchiamento, le macchie cutanee, uniformare l’incarnato e rendere meno visibili i segni del tempo. La Vitamina C è nota per essere uno dei più potenti antiossidanti, che stimolano collagene rendendo la pelle elastica e rimpolpata. Inoltre, l’acido ascorbico mantiene la pelle compatta ed elastica (grazie alla concentrazione di elastina), rinforzandola e proteggendola dall'azione dei radicali liberi. Migliora quindi la compattezza della cute e la protegge da fumo, inquinamento e raggi solari. Oltre alla sua azione benefica per il sistema immunitario è anche un valido rimedio naturale per avere una pelle più luminosa, quindi, anche contro fattori ambientali e naturali che, col passare del tempo, lasciano sulla pelle un colorito spento e poco uniforme. Grazie alla sua notevole azione schiarente, la vitamina C aiuta a prevenire e ridurre sia le macchie cutanee, sia le reazioni biochimiche che rendono l'incarnato spento e irregolare.

La VITAMINA C, il farmaco naturale a basso costo

«È un potente antiossidante in grado di combattere l'aging cutaneo e stimolare la sintesi del collagene», spiega al Sole 24Ore Mariuccia Bucci, dermatologa a Sesto San Giovanni (Mi). «Non solo – aggiunge la biologa -, se la nostra pelle appare spenta, affaticata, macchiata, un'applicazione topica di vitamina C aiuta a ridurre tutti questi inestetismi». Perché questo nutriente è così importante per il nostro corpo? «La vitamina della bellezza rappresenta la principale difesa contro i grassi nocivi – spiega al Sole 24Ore Nicola Sorrentino, nutrizionista a Milano - buone fonti di questa vitamina sono l'olio di semi, l'extravergine d'oliva, l'anguilla, il caviale, il tonno sottolio, le uova, la frutta secca e le foglie verdi esterne degli ortaggi». «L'acido ascorbico – continua la dermatologa – è utile nel miglioramento della struttura della pelle assicurando un miglioramento delle concentrazioni di collagene ed elastina, pilastri del derma». «E' anche utilizzato come schiarente, un suo derivato è efficace contro l'iperpigmentazione e nel ridurre le infiammazioni post trattamenti laser» conclude Mariuccia Bucci.

I segreti della Vitamina C nascosti dalla classe medica

Tuttavia, poiché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarlo, questo prezioso nutriente deve essere assunto attraverso l'alimentazione e l’integrazione. Tra gli alimenti che ne sono maggiormente ricchi troviamo la frutta con agrumi, fragole e kiwi e la verdura con broccoli, spinaci e lattuga. Non dimentichiamo che un consumo regolare di questi alimenti, all’interno di una dieta equilibrata, potenzia gli effetti di questa vitamina sulla pelle. La deficienza di vitamina C è generalmente imputabile a un insufficiente consumo di alimenti, da cui deriva quel senso di stanchezza persistente che costituisce uno dei sintomi più comuni della sua carenza. O anche in presenza di una serie di condizioni che riducono le scorte di vitamina che deve necessariamente essere apportata con una dieta bilanciata o con integratori specifici. Per cui, sarebbe auspicabile, soprattutto in estate, un aumento dell’apporto di questa preziosa vitamina, per bilanciare e riequilibrare la perdita di acido ascorbico causato da una maggiore sudorazione.

I consigli dell’esperto

«Il sole svolge numerose azioni benefiche per la salute, ad esempio stimola la produzione di vitamina D, indispensabile per fissare il calcio nelle ossa e per un buon mantenimento della nostra muscolatura, ma anche di ormoni importanti per il benessere, sia fisico che psichico. Dall’altra parte però rappresenta anche uno stress per l’organismo, che si difende dai suoi raggi provocando l’abbronzatura. In effetti, per aumentare le difese nei confronti delle radiazioni, la pelle si abbronza grazie a un pigmento bruno, la melanina, prodotta dai melanociti, cellule presenti nel tessuto cutaneo» spiega Christian Orlando, biologo. «Non bisogna considerare solo il betacarotene – precisa l’esperto - che stimola la sintesi della vitamina A, ma soprattutto alimenti ricchi di antiossidanti, in grado di proteggere la pelle dai danni del sole. Perché un’abbronzatura luminosa passa innanzitutto da una cute sana e radiosa. Ad esempio la vitamina C che partecipa alla formazione del collagene, il tessuto di sostegno dell’epidermide, alla quale garantisce l’elasticità; ha un ruolo antiossidante combattendo la formazione di svariati tipi di radicali».

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Per approfondimenti:

Ansa "Estate, il sole e la pelle, come avere un'abbronzatura perfetta senza danni in 6 passi"

Il Sole 24Ore "Una pelle nuova con la vitamina C"

Gazzetta dello Sport "Vitamina C, le spremute non bastano. Come fare il pieno anche d’estate?"

Donna Moderna "Vitamina C, l’antiossidante naturale che fa bene alla pelle"

Fanpage "Vitamina C per la pelle: perché fa bene e come usarla"

GQ Italia "La vitamina C è l'ingrediente che rende più bella la pelle questa estate"

NaturalmenteFarma "Vitamina D: sole e abbronzatura aiutano a sintetizzarla"

LEGGI ANCHE: La vitamina della bellezza: tanti benefici per una pelle sana e radiosa

Vitamina C: la scorta per l’estate, quando le spremute non bastano!

Vitamina D, gli scienziati: dopo l'isolamento, "bagni di sole" e integrazione

Vitamina C nel trattamento dell'acne: riduce cicatrici, infiammazione e iperpigmentazione

 

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Brutte notizie per vegani e vegetariani. Anche rinunciare alla carne sembrerebbe avere i suoi effetti collaterali. Secondo uno studio pubblicato sul Bmj i vegani, ma anche i vegetariani, sono più esposti al rischio di ictus. Smentito dalla scienza il legame tra il consumo di carne e l’aumento del rischio di problemi al cuore, senza tralasciare poi le correlazioni delle carni rosse col tumore. La ricerca condotta dall'Università di Oxford, dimostra che coloro che escludono del tutto dalla dieta alimenti di origine animale, hanno il 20% di possibilità in più di essere colpiti da un ictus. In base a quanto dimostrato da questo studio, chi fa a meno di questi cibi, e quindi, dei relativi derivati, priva il proprio organismo di grassi "buoni" e vitamine protettive, in particolare la B12. Poiché, il consumo di carne avrebbe, effetti benefici sul nostro organismo. La ricerca è stata condotta su circa 48mila adulti, per 18 anni. I medici hanno osservato che sia i soggetti vegetariani che quelli vegani avevano livelli più bassi della vitamina B12, la cui carenza è associata al maggior rischio di ictus.

I partecipanti alla ricerca, si suddividevano in 24mila carnivori, 16mila vegetariani o vegani, e i restanti pescetariani. Nel periodo in esame si sono registrati 1.072 casi di ictus. I ricercatori hanno quindi confrontato i dati ottenuti con quelli relativi alle abitudini alimentari dei partecipati, tenendo ovviamente conto di fattori di rischio come il fumo e l’obesità. Lo studio dimostra che per vegetariani e vegani il rischio aumenta del 21%, mentre per i pescetariani l’aumento registrato non è risultato statisticamente rilevante. «Seguire una dieta vegetariana potrebbe non essere universalmente vantaggioso per la nostra salute» suggerisce Stephen Burgess, dell'Università di Cambridge, sulla stessa linea dell’indagine di Oxford. A seguito di questi risultati rilevanti, molti esperti hanno quindi preso di mira la dieta mediterannea, da sempre osannata come una delle più sane, colpevole, invece, di essere troppo ricca di sale, formaggi, etc… L’indagine, svolta in un arco temporale esteso e su un ampia platea di partecipanti porta alla luce un fenomeno di un notevole interesse per la salute pubblica. I risultati ottenuti potrebbe orientare consigli e linee guida per la prevenzione cardiovascolare, nei confronti di chi decide di abbandonare il consumo di carne.

Guai in vista per chi rinuncia alla carne

Diversi studi osservazionali condotti nel corso degli anni hanno mostrato un’associazione tra minori livelli di HDL nel sangue dei vegetariani e un aumento del rischio di ictus. In particolare quello di tipo emorragico, risultato più comune anche in quest’ultima ricerca. I trial randomizzati effettuati in questo campo raccontano però una storia differente, dimostrando un collegamento tra LDL e rischio di ictus. Inoltre, vegani e vegetariani che hanno partecipato alla ricerca presentavano, in media, una serie di carenze, in particolare livelli inferiori alla norma di vitamina B, vitamina D, aminoacidi essenziali, e omega 3 a catena lunga. E alcuni di questi nutrienti potrebbero essere collegati all’aumento di ictus emorragico. Le ragioni dell’incremento del rischio nei vegetariani potrebbero, come spiega Tammy Tong, epidemiologa nutrizionale dell'Università di Oxford, essere causate da «livelli molto bassi di colesterolo o di alcuni nutrienti». Inoltre «esistono alcune prove – prosegue la ricercatrice - che suggeriscono che livelli molto bassi di colesterolo potrebbero essere associati a un rischio leggermente più elevato di ictus emorragico», sottolinea la ricercatrice.

Ecco perché mangiare carne fa bene ed è fondamentale per la nostra salute

Tra gli altri studi, i risultati di un’indagine condotta in Giappone dimostra che gli individui con un consumo molto basso di prodotti di origine animale avevano un'incidenza e un rischio di mortalità maggiore per ictus emorragico, e anche un rischio, forse, più elevato di mortalità rispetto a quello ischemico. I dati ottenuti, infatti, suggeriscono che alcuni fattori associati con il consumo di alimenti di origine animale potrebbero essere protettivi contro il pericolo di ictus. Per vegetariani e vegani hanno registrato livelli più bassi di numerosi nutrienti tra cui vitamina B 12 , vitamina D, aminoacidi essenziali e acidi grassi polinsaturi n-3 a catena lunga. E forse, sono proprio le differenze in alcuni di questi fattori nutrizionali a contribuire alle associazioni osservate. In sostanza, le diete vegetariane e vegane sono diventate sempre più popolari negli ultimi anni, ma i potenziali benefici e pericoli di queste diete non sono stati completamente compresi.

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Per approfondimenti:

Libero "Ictus, perché mangiare carne: quanto rischiano in più i vegetariani, la ricerca a Oxford"

The Bmj "Risks of ischaemic heart disease and stroke in meat eaters, fish eaters, and vegetarians [...]from the prospective EPIC-Oxford study!"

Focus "Vegetariani, pescetariani, carnivori: chi corre più rischi per la salute?"

Wired "I vegetariani sono a maggiore rischio di ictus?"

GQ Italia "I vegetariani sono più a rischio di ictus..."

Nature "Impact of meat and Lower Palaeolithic food processing techniques on chewing in humans"

Il Giornale "La scienza sbugiarda i vegani: "La carne ci ha resi intelligenti"

Huffington Post "Mangiare carne ci ha resi quello che siamo oggi": una ricerca su "Nature" rivela il ruolo centrale nell'evoluzione dell'uomo"

Blitz Quotidiano "Carne, scienza rivela ruolo centrale nell’evoluzione uomo"

LEGGI ANCHE: La vittoria evolutiva dei carnivori: la carne ci ha reso intelligenti

Nuove ricerche: nessun legame tra carne e tumore al colon

L'assunzione di carne è fondamentale per la salute, ma nessuno ne parla

Anche la carne rossa fa bene, basta abbinarla con verdure e olio di oliva

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“L’orologio batte l’una…” Le due e poi le tre... Una vera e propria costante per tutte le persone che si ritrovano, una notte dopo l’altra a fare i conti con insonnia e disturbi del sonno. Complici caldo, stress e ansia. Dormire, e soprattutto, dormire bene è sempre più difficile. Le ripercussioni poi, sul nostro organismo, non sono per nulla trascurabili. Tra i tanti rischi che si corrono anche l’insorgenza di malattiee disturbi di varia natura. Uno studio americano dimostra il legame tra sonno frammentato e patologie cardiovascolari: tutta colpa dei neutrofili! Il sonno frammentato, quando diventa una situazione che se si manifesta con regolarità può avere effetti negativi sulla nostra salute. A tal proposito, un gruppo di ricerca dell'Università della California a Berkeley conferma il legame fra riposo interrotto e problemi cardiovascolari e mostra quale potrebbe essere il meccanismo sottostante. Questi ricercatori, infatti, hanno scoperto che le persone che si muovono di più e hanno un riposo notturno intermittente presentano, nelle analisi del sangue, livelli più elevati dei neutrofili, un tipo di globuli bianchi coinvolti in vari processi infiammatori, tra cui anche nell'aterosclerosi.

L’indagine, pubblicata su Plos Biology, ha coinvolto 1.600 persone sottoponendole a test non invasivi per rilevare disturbi del sonno, incluse le interruzioni. Tra gli esami la polisonnografia, che studia diversi parametri del sonno durante la notte (nello specifico, una sola notte) e l'actigrafia, che tramite uno strumento simile a un orologio da polso, registra tutti i movimenti diurni e notturni del polso e del braccio anche per periodi prolungati e ha monitorato i partecipanti per una settimana. I partecipanti sono poi stati sottoposti ad analisi del sangue per stimare i livelli di alcuni biomarcatori dell'infiammazione, quali neutrofili e monociti, due tipi di globuli bianchi che si alzano in presenza di vari processi infiammatori. Infine, è stata stimata, tramite una tac senza mezzo di contrasto, la loro quantità di calcio nelle arterie coronarie, una misura che dà conto della presenza e del grado di aterosclerosi. Gli scienziati hanno considerato ed escluso il peso di altri fattori che possono confondere l'esito, come ipertensione, indice di massa corporea e altro. Dalla ricerca è emerso che la frammentazione del sonno risulta associata, in maniera significativa, a livelli più elevati dei neutrofili e a una maggiore calcificazione delle coronarie. Stando a quanto emerso, gli autori dello studio suggeriscono che il ruolo della frammentazione del sonno sull'aterosclerosi potrebbe essere mediato e veicolato proprio dall'infiammazione legata all'aumento dei globuli bianchi anche se le cause restano ancora ignote.

Aumento globuli bianchi e rischio aterosclerosi

«Sappiamo da tempo che c'è un legame fra sonno notturno troppo corto o troppo lungo oppure frammentato e problemi della salute cardiovascolare» spiega in un’intervista a La Repubblica Filippo Crea, direttore della Cardiologia alla Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs. «E questo studio è interessante perché – prosegue l’esperto - , oltre a confermare questa relazione, fornisce una prima ipotesi del meccanismo con cui questo avviene, ovvero attraverso una piccola alterazione dei neutrofili». L'aterosclerosi, che è una patologia infiammatoria cronica e il fatto che in generale l'infiammazione cronica sia legata all'aterosclerosi non deve sorprenderci, continua Crea: «Ad esempio, i pazienti con malattie infiammatorie croniche fra cui l'artrite reumatoide, il lupus o malattie infiammatorie croniche intestinali sono in media maggiormente soggetti anche all'aterosclerosi. Attualmente diversi studi stanno cercando di capire meglio il perché». Da qui, l’importanza di dormire bene per migliorare il benessere psico-fisico e per preservare la salute futura. «Prestare attenzione alla durata del sonno, dato che studi precedenti hanno dimostrato una correlazione fra il rischio di patologie cardiache e cerebrovascolari e una durata troppo breve (minore delle 6 ore) o troppo lunga (superiore alle 9 ore) del sonno e non limitata a episodi sporadici ma regolari» raccomanda il direttore.

Ecco come fare per dormire bene e svegliarsi con energia

Per insonnia non s'intende «solo un disturbo di salute, ma contribuisce anche in modo indipendente al rischio di malattie infettive e infiammatorie inclusa la depressione, così come la mortalità […] Per le concentrazioni circolanti d’interleuchina (IL)-6, ad esempio, ci sono due picchi, alle ore 19,00 e di nuovo alle ore 5,00, e questi picchi sembrano essere guidati da processi circadiani. […] quando sono imposti disturbi del sonno a questo ritmo circadiano, l’aumento notturno di IL-6 viene ritardato, […]la privazione totale del sonno notturno l’aumento di IL-6 di circa la metà. […] l’aumento notturno del fattore di necrosi tumorale TNF sembra essere guidato principalmente da fattori circadiani. […] vi è evidenza di un sorprendente aumento notturno della capacità dei monociti di rispondere alla sfida […] aggiunge l’idea che il sonno notturno favorisce la difesa immunitaria in una sfida microbica. […] prolattina. […]ormoni neuroendocrini sono noti per migliorare la proliferazione e la differenziazione delle cellule T e per promuovere l’attività delle citochine di tipo 1. […] la perdita di sonno aumenta progressivamente oltre 4 notti, vi è evidenza di un aumento cumulativo della proteina C-reattiva (CRP) […]» si legge nel libro di Adriano Panzironi, Vivere 120 anni: le ricerche. Lo studio, infatti, conferma la correlazione tra le concentrazioni di interleuchine e le fasi circadiane e quindi, di conseguenza il bilanciamento Th1 e Th2. «Ad esempio - aggiunge - l’interleuchina IL6 ha due picchi alle ore 19,00 e di nuovo alle ore 5,00».

I consigli per dormire bene e svegliarsi riposati

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Tra i nostri “brutti vizi”, c'è proprio quella di tirare fino a tardi o, ancora peggio, fino al mattino. Infatti, l’abitudine di andare a dormire alle prime luci dell’alba, incide negativamente sulla nostra salute. Dall'umore alla lucidità mentale, dall'energia alle performance. Il sonno è indispensabile e quando scarseggia ne paghiamo le conseguenze. Quando parliamo di insonnia, ovviamente, non alludiamo a episodi sporadici, ma alla difficoltà di riposare o al sonno disturbato che si protraggono per circa 4-5 notti a settimana. L’insonnia, ovvero quella condizione che impedisce di avere un sonno profondo e prolungato durante la notte a causa di ripetuti risvegli. L’importante è recuperare le ore di sonno ed limare le cattive abitudini che ci tengono svegli fino a tarda notte. Partendo dall’assunto che ogni adulto dovrebbe dormire circa 7-9 ore a notte, se il numero di ore riposate è inferiore, bisogna correre ai ripari e iniziare a ridurre la quantità di caffeina, e quindi, degli alimenti che la contengono, evitate l'utilizzo dei 'nemici del riposo' (smartphone, pc e tablet) almeno un'ora prima di andare a dormire, restare leggeri a tavola, soprattutto a cena, così da evitare problemi di digestione. Inoltre, è fondamentale scegliere un buon alleato: la corretta integrazione per regolarizzare e facilitare la fasi del sonno. Tra i rimedi naturali per il corretto riposo c’è proprio la melatonina, una molecola naturale antichissima, con la principale funzione di regolare il ritmo circadiano.

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Per approfondimenti:

La Repubblica "Dormire poco fa male al cuore"

Plos Biology "Broken sleep predicts hardened blood vessels"

Fondazione Veronesi "Insonnia: se dormi male anche il cuore rischia"

La Repubblica "Anziani, se troppo sonno diventa la spia di diabete e problemi di cuore"

Il Giorno "Effetto Coronavirus: Aumentati i pazienti con disturbi del sonno"

La Repubblica "Coronavirus: irritabilità, insonnia e paura per il 70% dei ragazzi"

Io Donna "Post lockdown: 6 bambini su 10 mostrano ansia, irritabilità e disturbi del sonno"

LEGGI ANCHE: Dormire bene ai tempi del Covid: post lockdown, + 71% con disturbi del sonno

Dormire poco danneggia cuore e cervello: ecco tutti i possibili rischi dell'insonnia

Sonno e apnee notturne: oltre al fastidio, aumenta il rischio di infarto e ictus

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Prezioso e ricco di proprietà benefiche. Riduce il rischio di malattie cardiovascolari. Lo conferma ricerca pubblicata sul blog dell'Harvard Medical School. La sfida tra l’olio di cocco e l’olio di oliva la vince quest’ultimo, ovvero il più sano. In questo lavoro, la ricercatrice Emily Gelsomin ha indagato su recenti studi scientifici dei due prodotti. Secondo un’indagine pubblicata sul Journal of American College of Cardiology emerge come la sostituzione di margarina (o derivati) con l'olio d'oliva evidenzia un minore rischio di malattie cardiovascolari. L’analisi dimostra che il consumo di mezzo cucchiaio al giorno diminuisce le probabilità di sviluppare questo genere di patologie. Inoltre, a conferma di questa teoria, un’altra ricerca pubblicata su Circulation, dimostra, per l'olio di cocco, l’assenza di benefici alla riduzione del grasso addominale o corporeo rispetto ad altri grassi a base vegetale. Tuttavia, nell’indagine si fa riferimento all'aumento del colesterolo cattivo, Ldl, associato a una crescita del rischio delle malattie del cuore. Tra le tante proprietà, l’olio extravergine d’oliva contribuisce a regolarizzare il livello di colesterolo nel sangue, aumentando il livello di quello buono e favorendo l’eliminazione di quello cattivo.

grafico olio

Dal valore nutrizionale eccellente al concentrato di vitamine, antiossidanti, fitosteroli e acidi grassi monoinsaturi. Insomma, l’olio d’oliva si presenta come una composizione nutrizionale che lo rende un alimento di grande importanza per il nostro organismo. Inoltre, la sua particolare composizione, soprattutto il contenuto di acidi grassi, lo rende particolarmente indicato nella prevenzione di malattie cardiovascolari. Questi acidi contribuiscono, inoltre, a regolare i livelli di zucchero nel sangue, la produzione di insulina, e dunque, lo rendono un potente alleato contro il diabete. Tra le sue principali proprietà, degna di nota è senza dubbio la sua funzione antiossidante. Grazie al contenuto di fenoli e tocoferoli, contrasta efficacemente i radicali liberi. L’olio d’oliva è anche un leggero lassativo. La presenza di oleocantale, conosciuta per la sua funzione antinfiammatoria e antidolorifica è un valido aiuto in caso di dolori articolari. Ma non è tutto! Contribuisce a ritardare il deterioramento mentale e previene malattie neurologiche come l’Alzheimer. Grazie agli acidi grassi che stimolano il metabolismo, facilita la regolarità intestinale. Prezioso anche per la bellezza di pelle e capelli: combatte l’effetto crespo rendendo i capelli più lucidi e nutriti e previene la formazione delle rughe grazie alla notevole funzione idratante. Utile anche in caso di dermatiti.

Toccasana per l’organismo: protegge cuore e cervello

«I vantaggi dell'uso di oli vegetali non tropicali rimangono molto promettenti, rendendo l'olio d'oliva una scelta naturale in cucina», dichiara Emily Gelsomin, specialista in nutrizione. Un recente studio pubblicato sul Journal of American College of Cardiology ha esaminato gli adulti negli Stati Uniti e ha scoperto che la sostituzione di margarina con olio d'oliva era associata a un ridotto rischio di malattie cardiovascolari (CVD). Ciò è particolarmente evidente perché gli americani tendono a consumare meno olio d'oliva rispetto ai nostri omologhi europei. Negli Stati Uniti, i consumatori elevati hanno una media di poco meno di un cucchiaio di olio d'oliva al giorno, mentre l'assunzione giornaliera negli studi che esaminano le popolazioni del Mediterraneo è stata di ben tre cucchiai. Dopo aver preso in considerazione fattori demografici e stile di vita, quelli che consumano più di mezzo cucchiaio al giorno avevano un rischio ridotto di sviluppare CVD rispetto a quelli che usano l'olio di oliva di rado (meno di una volta al mese). Il consumo di più olio d'oliva era anche associato a una ridotta mortalità di CVD. Anche lievi aumenti del consumo di olio d'oliva, come sostituire all'incirca un cucchiaino di margarina ogni giorno con una quantità simile di olio d'oliva, hanno avuto dei vantaggi su gravi patologie.

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L'olio d'oliva è stato anche correlato con una riduzione dei composti infiammatori che possono contribuire alla progressione della CVD. Le olive contengono sostanze chimiche vegetali chiamate polifenoli che possono aiutare a ridurre l'infiammazione. L'uso di olio d'oliva vergine, che viene estratto con mezzi meccanici piuttosto che chimici, è pensato per offrire livelli più elevati di composti vegetali protettivi rispetto agli oli di oliva raffinati. L'olio extra vergine di oliva (EVO) è un prodotto della lavorazione meccanica preferita. Questi polifenoli potrebbero anche estendere i benefici ad altre aree del corpo, come il cervello. Ad esempio, insieme ad altre abitudini alimentari sane, come mangiare verdure a foglia verde, principalmente l'uso di olio d'oliva durante la cottura è stato associato alla lotta contro il declino delle funzioni cerebrali che si verifica con l'età. Quindi, toccasana per il corpo... e ancor più, per la mente! Infatti, un recente studio del Cnr ha dimostrato che l'olio extravergine di oliva, non solo contrasta, ma inverte il processo di invecchiamento neurale. Grazie allo studio di un team di ricercatori del Cnr e della Università della Tuscia, pubblicato poi sulla rivista internazionale Faseb Journal è stato individuato il ruolo per contrastare il deterioramento neurale di un componente dell'olio extravergine di oliva. Si tratta dell’idrossitirosolo, presente in abbondanza anche negli scarti di lavorazione. Nell'opera di ricerca sono stati riscontrati anche particolari effetti benefici negli anziani.

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Per approfondimenti:

Harvard Medical School "Olive oil or coconut oil: Which is worthy of kitchen-staple status?"

Journal of the American College of Cardiology "Olive Oil Consumption and Cardiovascular Risk in U.S. Adults"

La Stampa "L’olio d’oliva vince su tutti gli altri: lo conferma ricerca di Harvard Medical School"

Il Secolo XIX "L’olio d’oliva vince su tutti gli altri: lo conferma ricerca di Harvard Medical School"

Di Lei "Olio di oliva: tutti i benefici per la nostra salute"

Consiglio Nazionale delle Ricerche "L'olio fa bene al cervello, soprattutto negli anziani"

LEGGI ANCHE: SOS invecchiamento? Arriva l'olio EVO, potente alleato del cervello

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La carenza di vitamina D aumenta il rischio di infarto. Lo suggerisce uno studio del Centro Cardiologico Monzino di Milano, condotto su 814 pazienti ricoverati con infarto miocardico e pubblicato nelle pagine di due prestigiose riviste scientifiche, Medicine e sul World Journal of Cardiology (WJC). L’équipe di ricercatori, guidati da Giancarlo Marenzi, responsabile della Terapia intensiva cardiologica del Monzino e coordinatore dello studio, ha infatti riscontrato come l’80% dei pazienti infartuati presentasse, al momento del ricovero, un deficit di vitamina D. Gli effetti della vitamina D sul cuore sono una certezza. «Sono stati identificati dei recettori della vitamina D a livello dei vasi sanguigni, a livello del cuore ma anche a livello del pancreas. Del resto, lo sviluppo del diabete è più frequente se c’è carenza di vitamina D precisa l’esperto». Inoltre, anche i dati epidemiologici correlano la scarsa esposizione solare con bassi livelli di vitamina D a un maggior rischio di infarto. «Più frequente d’inverno che d’estate – sottolinea Marenzi -, con un’incidenza nella popolazione che aumenta via via che dall’equatore si sale verso il polo». Poi, a complicare un quadro già critico, continua il ricercatore, altri fattori di rischio cardiovascolare: «La carenza di vitamina D si associa a un maggior rischio di sviluppare diabete, ipertensione, ipercolesterolemia. Marenzi suggerisce poi di integrare la dieta delle persone carenti con supplementi a base di vitamina D, a scopo preventivo: «valori troppo bassi (come anche troppo alti) si associano a un rischio di complicanze maggiori».

L'importanza della Vitamina D - intervista ad Adriano Panzironi

Attività fisica regolare, dieta equilibrata, integrazione e astensione dal fumo. Sono le quattro regole della prevenzione. Ogni anno circa 800 infarti miocardici dall'area di Trieste e Gorizia vengono ricoverati in Cardiologia a Cattinara. La mortalità acuta è inferiore al 5%, ma il rischio di eventi ad un anno nelle varie classi di pazienti può aggirarsi intorno al 15%. Mentre è noto da tempo il ruolo negativo del diabete mellito post infarto, solo recentemente è emerso che la riduzione della Vitamina D può aumentare il rischio di questi eventi. Diverse ricerche sono state condotte sul tema, tra le altre, quella di Aneta Aleksova del Dipartimento di Scienze Mediche dell'Università di Trieste che ha recentemente pubblicato uno studio sul Journal of Clinical Medicine della Cardiologia. Altri studi sono stati condotti al Polo Cardiologico di Cattinara - Trieste che hanno dimostrato una diffusione dell'ipovitaminosi D nella popolazione generale triestina correlata a una maggior prevalenza di questa condizione tra soggetti con infarto miocardio. La correlazione con un maggior rischio di eventi è stata ampiamente dimostrata in svariati studi scientifici. Altro studio recente, quello condotto su oltre 1000 pazienti arruolati presso la Sc Cardiologia dell'Ospedale di Cattinara diretta da Gianfranco Sinagra in collaborazione con l'Università di Udine e Perugia ha inoltre dimostrato che l'impatto dell'ipovitaminosi D nel post infarto non è inferiore a quello del diabete e che le due condizioni associate hanno un effetto additivo negativo, incrementando ulteriormente il rischio di eventi avversi.

Il mio medico - Tutti i benefici della vitamina D

Impedisce cicatrizzazione e ispessimento del tessuto cardiaco

Quindi, non solo la sua carenza è associata a un aumentato rischio di infarto miocardico e insufficienza cardiaca acuta, ma ne peggiora anche gli esiti e le conseguenze. Trattare l'ipovitaminosi D potrebbe quindi essere una strategia semplice ed a basso costo, efficace come il trattamento del diabete nel migliorare la prognosi nel post IMA. In particolare, alcune indagini suggeriscono che l'esposizione solare contribuisce all’apporto di vitamina D, riducendo così il rischio di eventi cardiovascolari e migliorando la sopravvivenza dopo l’infarto. Ancora meglio, poi, l’esposizione al sole durante una passeggiata o l’attività fisica. La vitamina D, che l’organismo ricava dal cibo o produce attraverso la pelle esposta ai raggi UV, è nota da tempo per avere un ruolo essenziale nella salute delle ossa, ma sta diventando sempre più evidente anche la sua relazione con alcune forme di tumori, malattie infettive, autoimmuni e, in ultimo, ma non meno importanti, cardiovascolari. Alla luce di quanto emerso dalle indagini, si ipotizza un rapporto diretto fra vitamina D e rischio d’infarto e correggere i valori di vitamina D «dovrebbe migliorare la prognosi, il rischio di mortalità e il rischio di riospedalizzazione per nuovi infarti» conclude Giancarlo Marenzi. I pazienti infartuati con i valori più bassi di vitamina D osservati nello studio del Monzino, sono sembrati rimettersi più difficilmente e risentire di maggiori complicanze cliniche mentre erano ricoverati, così come a un anno dal ricovero.

Ruolo della vitamina D sul sistema immunitario e nelle malattie dermatologiche

Tra le cause principali di morte. L’insufficienza cardiaca colpisce 23 milioni di persone nel mondo. Da qui, l’importanza della vitamina D che impedisce l’eccessiva cicatrizzazione e l’ispessimento del tessuto cardiaco in seguito a un infarto, questo potrebbe aiutare a ridurre il rischio di insufficienza cardiaca. Gli infarti si verificano quando l’afflusso di sangue al cuore è bloccato, danneggiando il tessuto. Questo attiva la reazione infiammatoria in cui le cCFU-Fs sostituiscono il tessuto danneggiato con tessuto cicatriziale a base di collagene. James Chong, coordinatore della ricerca condotta dal Westmead Institute for Medical Research, ha spiegato: «Questo è un problema perché la cicatrizzazione del tessuto cardiaco può ridurre la capacità del cuore di pompare il sangue in maniera efficiente, che può portare ad insufficienza cardiaca. La nostra ricerca dimostra che la vitamina D in realtà impedisce alle cCFU-Fs di formare il tessuto cicatriziale. Così la vitamina D può giocare un ruolo importante nel ridurre il rischio di insufficienza cardiaca dopo un infarto».

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Per approfondimenti:

Ansa "Salute: importante ruolo vitamina D in infartuati"

Meteo Web "Infarto, importante ruolo della vitamina D: una carenza può aumentare il rischio"

Fanpage "Cancro, vitamina D e Omega-3 riducono il rischio di morte e infarto"

Quotidiano di Ragusa "Carenza di vitamina D? A rischio infarto"

Meteo Web "La vitamina D può aiutare a prevenire l’insufficienza cardiaca dopo un infarto"

Onco News "Legame tra infarto miocardico e deficit di Vitamina-D"

Huffington Post "Bagni di sole e camminate nei boschi per difendervi dal virus. I consigli del Trinity College"

LEGGI ANCHE: Vitamina D, gli scienziati: dopo l'isolamento, "bagni di sole" e integrazione

Dal sovrappeso all'obesità: Vitamina D, nemica dei chili di troppo

Calcio, magnesio e vitamina D: i principali nemici dell'osteoporosi

Sport e vitamina D: riduce il rischio di fratture ed aumenta la tonicità muscolare

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Tra le cause principali di brufoli e pelle grassa. L'acne, o acne vulgaris, è uno dei disturbi della pelle più comuni al mondo, colpisce il 50% degli adolescenti e il 15-30% degli adulti. Per alleviare i sintomi, i rimedi più comuni sono creme, farmaci, alimenti e integratori topici. E in ultimo, ma non meno importante, la vitamina C. Questo nutriente viene spesso aggiunto a molti prodotti per il trattamento e la cura della pelle. Ebbene si, conosciuto anche come acido ascorbico, questa vitamina idrosolubile è preziosa per vari aspetti della nostra salute, tra cui trattamento e prevenzione di tante patologie e disturbi, è fondamentale anche per la pelle. Inoltre, non viene prodotta dal nostro corpo per cui è importante assumerla attraverso una dieta equilibrata e una corretta integrazione. La vitamina C è anche un potente antiossidante, aiuta a neutralizzare i radicali liberi, dannosi per le cellule del nostro corpo. La pelle è sottoposta a continui attacchi da parte dei radicali liberi a causa della sua esposizione agli ambienti interni ed esterni. Tra gli altri fattori che influiscono sulla salute della pelle l’alimentazione, lo stress, il fumo, i raggi ultravioletti (UV) e l'inquinamento.

I principali fattori di rischio? Età, genetica e ormoni. Lo strato superiore della pelle, l’epidermide, contiene alti livelli di vitamina C che svolge un ruolo chiave nella protezione, nella guarigione e nella produzione di nuova pelle. La condizione infiammatoria dell’acne causata da pori ostruiti che spesso sfocia in gonfiore, rossore e pustole (protuberanze infiammate che contengono pus) potrebbe anche essere esacerbata da altri fattori come lo stress ambientale. Senza dimenticare poi le cicatrici post-infiammatorie e i danni alla pelle lasciati dall’acne. Tuttavia, diversi studi mostrano i notevoli benefici di un elevato apporto di vitamina C per il benessere della pelle. Grazie alla sua funzione antinfiammatoria, si rivela anche un potente alleato nella riduzione degli aspetti più fastidiosi dell’acne: gonfiore e rossore. Inoltre, contribuisce a migliorare l'aspetto delle lesioni. Uno studio condotto per tre mesi su 50 persone ha mostrato che il 61% dei partecipanti che hanno utilizzato l’acido ascorbico hanno riscontrato miglioramenti significativi delle lesioni.

Potente antiossidante, protegge la pelle dai radicali liberi

Quando l’acne scompare, le cicatrici restano. Come per tutte le malattie, anche la pelle richiede tempo per guarire. Le cicatrici da acne sono generalmente correlate all'acne grave e cistica, ma possono derivare anche da casi lievi. Inoltre, l'acne prolungata, la genetica e la manipolazione fisica nei casi di raccolta e spremitura, possono aumentare la probabilità di cicatrici. Le tre principali tipologie di cicatrici da acne sono atrofici, ipertrofici e cheloidi. Le cicatrici atrofiche causano una perdita di tessuto cutaneo e collagene e appaiono come piccole rientranze nella pelle. Le cicatrici ipertrofiche e cheloidi derivano dalla sovrapproduzione di collagene e appaiono come tessuto cicatriziale spesso e sollevato. La vitamina C contribuisce al trattamento delle cicatrici da acne aumentando la sintesi del collagene, una proteina responsabile della struttura della pelle e vitale per ricostruire dell’epidermide. Di conseguenza, questa vitamina potrebbe accelerare la guarigione delle ferite da acne e ridurre al minimo i segni sulla cute. Inoltre, questo nutriente aumenta la produzione naturale di collagene del corpo ed è benefica per la salute generale della pelle.

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Oltre a infiammazione e cicatrici c’è di più. La vitamina C favorisce anche la riduzione dell’iperpigmentazione, quelle fastidiose macchie scure sulla pelle causate da acne, raggi UV o altre lesioni. La sua azione interferisce con un enzima chiamato tirosinasi, responsabile della produzione di melanina, un pigmento naturale della pelle. Inoltre, la vitamina C agisce anche come agente schiarente in grado di ridurne la comparsa senza alterare l’incarnato. Tra le principali fonti alimentari di vitamina C: peperoni, fragole, pomodori, broccoli, verdure a foglia verde e agrumi. Altro valido supporto, gli integratori di vitamina C.

La funzione principale della pelle è quella di fungere da barriera contro gli insulti dall'ambiente, e la sua struttura unica riflette questo. La pelle è composta da due strati: lo strato esterno epidermico è altamente cellulare e fornisce la funzione barriera, mentre lo strato dermico, interno, garantisce forza ed elasticità e fornisce supporto nutrizionale all'epidermide. La pelle normale contiene alte concentrazioni di vitamina C, che supporta funzioni importanti e ben note, stimolando la sintesi di collagene e aiutando nella protezione antiossidante contro il fotodamaggio indotto dai raggi UV. È riconosciuto che lo stato nutrizionale sia nei confronti dei macronutrienti che dei micronutrienti è importante per la salute e l'aspetto della pelle. La prova è fornita dalle molte malattie da carenza vitaminica che provocano disturbi significativi della pelle.

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vitamina C

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Per approfondimenti:

Il Sole 24Ore "Una pelle nuova con la vitamina C"

NCBI "Adult Acne Versus Adolescent Acne"

Donna Moderna "Vitamina C, l’antiossidante naturale che fa bene alla pelle"

NCBI "The Roles of Vitamin C in Skin Health"

NCBI "Role of Vitamin C in Skin Diseases"

Fanpage "Vitamina C per la pelle: perché fa bene e come usarla"

GQ Italia "La vitamina C è l'ingrediente che rende più bella la pelle questa estate"

LEGGI ANCHE:Vitamina C: la scorta per l’estate, quando le spremute non bastano!

Vitamina C: la scorta per l’estate, quando le spremute non bastano!

Una "bomba" di vitamina C: preziosa nel trattamento del cancro

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Rinforza le difese immunitarie, contrasta i radicali liberi e protegge dalle infezioni. Facciamo il pieno di vitamina C! Al via con un potente alleato per l’estate. Questo importante nutriente, prezioso per il sistema immunitario, interviene nella formazione di ossa, pelle e denti, sostiene l’attività muscolare, partecipando alla produzione di energia a livello cellulare. Inoltre, la vitamina C favorisce l’assorbimento del ferro da parte dell’intestino e la sua successiva distribuzione nell’organismo. Per contro la deficienza di vitamina C è generalmente imputabile a un insufficiente consumo di frutta e verdura, da cui deriva quel senso di stanchezza persistente che costituisce uno dei sintomi più comuni della sua carenza. O anche in presenza di una serie di condizioni che riducono le scorte di vitamina che deve necessariamente essere apportata con una dieta bilanciata o con integratori specifici) in maggior quantità. Per cui, sarebbe auspicabile, soprattutto in estate, un aumento dell’apporto di questa vitamina, per bilanciare e riequilibrare la perdita di acido ascorbico causato da una maggiore sudorazione.

La VITAMINA C, il farmaco naturale a basso costo

L’importanza di questo nutriente è ormai indiscussa. «È importante per sostenere il sistema immunitario e per l’assorbimento del ferro. Infatti si consiglia di associarla al consumo di verdure o fonti vegetali di ferro. Ha poteri antiossidanti ed è coinvolta nella produzione di tante molecole come alcuni ormoni, o il collagene che ha un ruolo fondamentale nell’elasticità dei tessuti» spiega alla Gazzetta dello Sport Chiara Saccomani, biologa nutrizionista al Palazzo della Salute, Gruppo San Donato Milano. «In genere – continua la biologa - viene consigliata un’integrazione se c’è un’influenza in corso e se si mangia poco. Oppure se ci si ammala spesso, indice di un sistema immunitario in difficoltà. In questi casi, anche senza effettuare gli esami del sangue possono essere suggerite integrazioni. La vitamina C può essere carente in bambini che non mangiano magari abbastanza frutta e verdura, che sono inappetenti, o non gradiscono questa tipologia di alimenti freschi. Il pediatra dopo una visita specifica può prescrivere un’integrazione. Stessa cosa anche per gli anziani, a cui però solitamente vengono somministrati multivitaminici per andare a coprire il fabbisogno generale. L’apporto vitaminico può essere aumentato anche in gravidanza».

Tutti i vantaggi dell'integrazione

Nota per le sue proprietà antiossidanti contribuisce al normale rendimento del metabolismo energetico, al normale funzionamento del sistema immunitario e alla riduzione di stanchezza e affaticamento. Si tratta di una vitamina idrosolubile con azione molto ampia all’interno del nostro organismo che, come accade per le altre vitamine, va assunta attraverso l’alimentazione dato che il nostro corpo non è in grado di sintetizzarla. «La spremuta fa sicuramente bene – sottolinea l’esperta - ma da sola non basta, proprio perché è importante variare l’alimentazione. Gli agrumi in generale hanno un buon contenuto di vitamina C, quindi via libera a limone, mandarini e pompelmi. Ottimo il contenuto di vitamina C anche nelle fragole e nei kiwi. Non dimentichiamo le verdure: peperoni, pomodori, spinaci e broccoli. L’importante è ricordare che è una vitamina che viene degradata dal calore ed è sensibile alla luce. Per questo la spremuta va bevuta subito. Poi è da evitare la cottura, il calore abbassa il contenuto di vitamina C». «Le vitamine sono composti che svolgono un ruolo essenziale per il nostro corpo: compartecipano a tantissime funzioni metaboliche. Sono da tenere sotto controllo non solo per assumerne il giusto quantitativo ma anche per evitarne gli eccessi. Il consiglio generale è quello di cercare di avere un’alimentazione il più possibile varia, con frutta e verdura di stagione, alimenti che sicuramente ne contengono di più» conclude Chiara Saccomani.

I segreti della Vitamina C nascosti dalla classe medica

Tra le altre proprietà della vitamina C ricordiamo anche quella protettiva contro i radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare, ma anche il suo ruolo fondamentale nella formazione del collage, per rinforzare muscoli, ossa e vasi sanguigni. Tra le sue caratteristiche vi è poi l’azione positiva nei confronti dell’assorbimento del ferro. È per questo che si consiglia sempre di associare un po’ di succo di arancia o limone spremuto sul momento agli alimenti ricchi di ferro come e verdure a foglia verde. E ancora, partecipa alla sintesi della carnitina e degli ormoni surrenalici; la regolazione dei livelli endogeni di istamina; la riduzione della tossicità di alcuni minerali e la protezione dall’inquinamento. Scientificamente dimostrati sono anche i notevoli benefici sul sistema cardiovascolare. Non meno importante, la sua capacità di migliorare l'iperpigmentazione e ridurre l'infiammazione indotta dall'acne. Tuttavia, nel caso specifico, gli scienziati hanno evidenziato i vantaggi legati all’assunzione quotidiana di integratori di vitamina C.

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Per approfondimenti:

Gazzetta dello Sport "Vitamina C, le spremute non bastano. Come fare il pieno anche d’estate?"

MSN "Será que a vitamina C pode ajudar a tratar a acne?"

Riza "La magica vitamina C ti serve anche adesso"

GQ Italia "La vitamina C è l'ingrediente che rende più bella la pelle questa estate"

LEGGI ANCHE: La vitamina della bellezza: tanti benefici per una pelle sana e radiosa

Una "bomba" di vitamina C: preziosa nel trattamento del cancro

Vitamina C e Covid: dall'azione immunomodulante alla tempesta di citochine

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L’insuccesso della perdita di peso potrebbe essere proprio dovuto a una carenza di vitamina D. Per contro, un sufficiente livello di vitamina D, faciliterebbe il dimagrimento. Diversi studi e molti nutrizionisti evidenziano l’alto potere dimagrante di questa importante vitamina: il rapporto tra massa grassa e massa magra è bilanciato nei soggetti con alte dosi di vitamina nel sangue. Questi soggetti risultano normopeso e non tendono quindi ad ingrassare, al contrario di chi, invece, è obeso o in sovrappeso presenta bassissimi valori di vitamina D nel sangue. Tra le ricerche presentate a ECO2015, anche uno studio tutto italiano della Fondazione IRCCS Ca’ Granda dell'Ospedale Maggiore Policlinico che ha mostrato come nei soggetti sovrappeso o obesi con deficienza di vitamina D l’integrazione sia di aiuto per liberarsi dei chili di troppo. Sostanzialmente, questa vitamina contribuisce alla perdita di peso corporeo perché stimola la leptina, particolare ormone che riduce la fame e aumenta il senso di sazietà. Inoltre, riduce la formazione di molecole proteiche come le chitochine, responsabili della formazione del grasso, soprattutto quello addominale. Le persone in sovrappeso soffrono maggiormente di carenza di vitamina D. Inoltre, bassi livelli di vitamina D e sovrappeso sembrano favorire l’insorgenza della sindrome metabolica e del diabete mellito di tipo 2.

4a Puntata "LE VERE CAUSE DELLA OBESITA'" de IL CERCA SALUTE

In altre parole, riportare la vitamina D a livelli ottimali promuove la perdita di peso, potenzia gli effetti di una dieta ipocalorica e migliora il profilo metabolico. Quindi, «tutte le persone obese dovrebbero controllare i propri livelli di vitamina D e, in caso di deficit, assumere supplementi» spiega Luisella Vigna, a capo dell’indagine e responsabile del Centro Obesità e Lavoro del Dipartimento di Medicina Preventiva, Clinica del lavoro dell’Ospedale Maggiore Policlinico. Come già detto, al contrario di altri nutrienti, la vitamina D agisce più come un ormone, prodotto dal nostro corpo miscelando altri prodotti chimici. Quindi è fondamentale per la regolazione e l’assunzione di calcio e contribuisce al benessere di denti e ossa. Nello specifico, è formata da un gruppo vitaminico di 5 pro-ormoni inattivi (D1-D2-D3-D4-D5) che si attivano con la luce solare. Questa preziosa vitamina ha un effetto benefico sulla longevità ed è fondamentale per il corretto funzionamento del sistema cardiocircolatorio e per la protezione di cuore e cervello, oltre ad essere utile per aumentare le difese del sistema immunitario, riducendo così il rischio di ammalarsi. Inoltre, previene gravi patologie tra cui diversi tipi di tumori ed è essenziale per il sistema nervoso. Infine, la vitamina D diminuisce anche ansia e depressione.

Aumento di peso? Carenza di vitamina D

Un recente studio pubblicato sul Nutrition Journal dimostra che a un aumento dell’assunzione di vitamina D segue una riduzione della percentuale di grasso corporeo. Questo processo si verifica principalmente perchè la vitamina D influenza la conservazione e la produzione di grassi nel corpo e impatta in diversi modi su altri ormoni (come ad esempio il testosterone) e neurotrasmettitori (come la serotonina) nel corpo. Mentre il testosterone è noto per la sua capacità di ridurre il grasso corporeo e promuovere la perdita di peso aumentando il metabolismo e bloccando la formazione di nuove cellule adipose, la serotonina riduce l’appetito e l’apporto calorico aumentando e prolungando il senso di sazietà e regolando anche il ritmo del sonno. L'assorbimento nel tessuto adiposo e nei muscoli scheletrici rappresenta la rapida scomparsa postprandiale della vitamina D dal plasma e probabilmente spiega anche perché un aumento dell'adiposità provoca un arresto della vitamina D (Jones, 2008). Tra le tante conseguenze dell’ipovitaminosi D, oltre a sovrappeso e obesità, depressione, Alzheimer (la carenza di vitamina D viene associata all’aumento del rischio di ammalarsi di Alzheimer), rischi per il cuore (diverse ricerche evidenziano che bassi livelli di vitamina D potrebbero essere dannosi per il cuore) e rischio sclerosi multipla (soprattotto per le donne). La carenza di vitamina D provoca anche una mineralizzazione inadeguata dello scheletro. Comunemente indicato come rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti.

L'importanza della Vitamina D - intervista ad Adriano Panzironi

Cibo, integrazione e fattori che influenzano la sintesi


Le fonti di vitamina D includono cibo e integratori alimentari; pertanto, l'assunzione completa di vitamina D riguarda il contributo dietetico combinato di alimenti e integratori. Ci sono poi alcune fonti alimentari naturali di vitamina D. Queste includono pesce grasso, olio di fegato di pesce e tuorlo d'uovo. Alcuni alimenti sono, tuttavia, arricchiti con vitamina D. Il riconoscimento dell'importanza della vitamina D per la prevenzione del rachitismo risale agli anni '20, (Steenbock e Black, 1924), la fortificazione con vitamina D di alcuni alimenti è stata avviata su base volontaria. La produzione di vitamina D3 nella pelle dipende dalla quantità di radiazioni UVB che raggiungono il derma e dalla disponibilità di 7-deidrocholesterol (Holick, 1995). Pertanto, il livello di sintesi è influenzato da una serie di fattori, tra cui la stagione dell'anno, la pigmentazione della pelle, la latitudine, l’uso di creme solari, l’abbigliamento e la durata dell’esposizione. Anche l'età è un fattore, in quanto la sintesi di vitamina D diminuisce con l'avanzare degli anni (MacLaughlin e Holick, 1985).

Il mio medico - Tutti i benefici della vitamina D

A causa della sua natura liposolubile, la vitamina D viene assorbita con altri grassi alimentari nell'intestino tenue (Haddad et al., 1993 ; Holick, 1995). Un assorbimento efficiente dipende dalla presenza di grasso nel lume, che provoca il rilascio di acidi biliari e lipasi pancreatica (Weber, 1981 e 1983). A loro volta, gli acidi biliari iniziano l'emulsificazione dei lipidi, la lipasi pancreatica idrolizza i trigliceridi in monogliceridi e acidi grassi liberi e gli acidi biliari supportano la formazione di micelle contenenti lipidi che si diffondono negli enterociti. I primi studi hanno dimostrato che la vitamina D3 è comparsa quasi esclusivamente nei linfatici e nella frazione chilomicronica del plasma; inoltre, i soggetti con insufficiente rilascio di acido biliare o insufficienza pancreatica hanno entrambi dimostrato un assorbimento significativamente ridotto di questa vitamina (Thompson et al., 1966; Blomstrand e Forsgren, 1967; Compston et al., 1981). Successivamente, altri studi clinici e sperimentali su animali hanno confermato che la vitamina D viene assorbita nel modo più efficiente se consumata con alimenti contenenti grassi (Weber, 1981 ; Johnson et al., 2005 ; Mulligan e Licata, 2010) e, al contrario, che un agente dimagrante che blocca l'assorbimento dei grassi compromette anche l'assorbimento della vitamina D (James et al., 1997 ;McDuffie et al., 2002).

Ruolo della vitamina D sul sistema immunitario e nelle malattie dermatologiche

 

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Per approfondimenti:

NCBI "Dietary Reference Intakes for Calcium and Vitamin D"

GreenMe "La carenza di vitamina D potrebbe essere il motivo per cui non riesci a perdere peso. Lo studio"

Blasting News "La vitamina D brucia i grassi e fa perdere peso"

La Stampa "Scatta l’allarme obesità: è la regina di ogni malattia eppure la sottovalutiamo"

Blasting News "Vitamina D, insufficiente negli obesi e nella chirurgia bariatrica"

BBC Future "How staying indoors affects your immune system"

LEGGI ANCHE: Vitamina D, gli scienziati: dopo l'isolamento, "bagni di sole" e integrazione

Obesità e altri disordini metabolici: in Italia, un morto ogni 10 minuti

Il miracolo della vitamina D: aumenta il sistema immunitario da 3 a 5

Sport e vitamina D: riduce il rischio di fratture ed aumenta la tonicità muscolare

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Piacere per il palato e toccasana per l’organismo. Il cacao potrebbe prevenire i danni dell’Alzheimer o addirittura intervenire nelle prime fasi della malattia. Tra i notevoli benefici già scoperti in numerose ricerche scientifiche, un altra ricerca dimostra l’importanza del cacao nella prevenzione delle patologie neurodegenerative. Due recenti studi confermano il legame tra cacao, o cioccolato, e Alzheimer. Le nuove ricerche sono state focalizzate sul declino cognitivo che accompagna questa malattia. Le indagini dimostrano e spiegano la correlazione tra quest'alimento e gli effetti della malattia. Il primo studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease (JAD), è stato effettuato dai ricercatori dell’Icahn School of Medicine al Mount Sinai in collaborazione con la Kanazawa University del Giappone su un estratto di cacao Lavado, ovvero, un tipo di cacao minimamente trasformato e ad alto contenuto di polifenoli (antiossidanti). Il team di ricercatori ha dimostrato le notevoli potenzialità di un estratto di cacao Lavado il quale sarebbe capace di ridurre i danni alle vie nervose nei pazienti con malattia di Alzheimer. Lo studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease, ha evidenziato che i polifenoli e altre sostanze antiossidanti presenti in un estratto concentrato di cacao sono in grado di ripristinare la funzione di comunicazione tra i neuroni (le sinapsi). Condotto su topolini geneticamente modificati, e proprio per questo, destinati ad ammalarsi di demenza senile, ai quali l’equipe ha somministrato estratto di cacao a diverse concentrazioni: in quelli non ancora affetti dalla malattia, l’estratto ha impedito la formazione delle placche di sostanza “beta-amiloide”, che determinano il danno neuronale responsabile della patologia, mentre nei topini malati – con demenza allo stadio iniziale – il cacao ha addirittura guarito le terminazioni nervose già danneggiate.

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Un alimento dalle virtù antiossidanti, energetiche, “antidepressive” e, come dimostra lo studio dell’Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York, protettive delle funzioni celebrali, con ripercussioni positive sui primi stadi dell’Alzheimer. Stessa tesi sostenuta anche da una serie di esperimenti su topi geneticamente ingegnerizzati a sviluppare la malattia. L’indagine ha mostrato che l’estratto del cacao Lavado impedirebbe alla proteina β- amiloide (Ap) il formarsi di grumi viscosi a livello del cervello noti per arrecare danno alle cellule nervose al progredire della patologia. La seconda, invece, una ricerca italiana, è stata condotta all’Università dell’Aquila e pubblicata poi su Hypertension. Nello studio sono stati coinvolti 3 gruppi di soggetti anziani affetti da un lieve decadimento delle abilità cognitive ai quali è stata somministrata giornalmente una bevanda contenente flavonoli, seppur in diverse quantità, del cacao che possiedono proprietà antiossidanti. Nell’indagine è stato notato un miglioramento dei valori di pressione, sensibilità insulinica e perossidazione lipidica, con valori superiori, nel gruppo di anziani a cui era stata somministrata una quantità più elevata di antiossidanti, oltre a un miglioramento della funzionalità cognitiva valutata con appositi test finali. I due studi menzionati dimostrano l’importanza dell’alimentazione per il mantenimento di un buono stato di salute. Ovviamente sia fisica che mentale e associata sempre a una costante attività fisica. Piccole abitudini che potrebbero aiutare a prevenire il declino cognitivo e tante altre patologie. Tuttavia, è fondamentale abbinare una dieta a uno stile di vita sano, regolare ed equilibrato.

Virtù antiossidanti, energetiche, antidepressive e protettive

Note già nel XVIII secolo le preziose virtù della polvere di cacao, infatti, era pratica comune, acquistare nelle farmacie la cococulata indic, un rimedio naturale contro stanchezza e spossatezza. Poco dopo, nel 1702 il medico e chimico francese Louis Lémery, nel Traité des aliments, scrisse che “Le sue proprietà stimolanti eccitano l’ardore di Venere”. Alla fine dell’Ottocento, poi, la polvere di cacao, grazie alle sue proprietà energetiche, veniva consumata anche dall’esercito svizzero per mantenersi in forma. Un mix naturale di sali minerali (soprattutto magnesio e fosforo) e vitamine, gli conferiscono un elevato valore energetico. Difatti, quelle che prima era sono credenze culturali, oggi sono certezze scientifiche. Il cacao racchiude oltre 400 sostanze benefiche per l’organismo.

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“La fava del cacao è un fenomeno che la natura non ha più ripetuto. Non si sono mai trovate tante qualità riunite in un solo frutto così piccolo” sosteneva Alexander von Humboldt, naturalista ed esploratore tedesco che studiò le proprietà della pianta di cacao. Vero e proprio toccasana per corpo e mente. Contiene altri nutrienti importanti come teobromina e caffeina, seppur in dosi minori rispetto al caffè, che favoriscono la concentrazione e la prontezza di riflessi; il triptofano, precursore della serotonina, il neurotrasmettitore noto come “ormone del buonumore”; la tiramina, utilizzata nella preparazione di farmaci antidepressivi e l’epicatechina, un flavonoide dalle notevoli proprietà antiossidanti, presente in abbondanza nella fava di cacao oltre che nel cioccolato fondente. Inoltre, l’epicatechina è la sostanza che aiuta a combattere l’invecchiamento cellulare e gli conferisce il gusto amaro.

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Piacere per il palato e toccasana per l’organismo

Lo studio del Mount Sinai suggerisce che quantità adeguate di specifici polifenoli del cacao nella dieta possono, nel corso del tempo, impedire i danni al cervello causati dall’Aβ negli oligomeri, e quindi, questo potrebbe essere un mezzo per prevenire l’Alzheimer. Tra le varie tipologie di cacao testati nello studio, il tipo Lavado è risultato quello più efficace nel contrastare gli effetti della malattia. Questo si pensa sia dovuto alla maggiore presenza di polifenoli e attività antinfiammatoria di questo tipo di cacao. «Ci sono state alcune incongruenze nella letteratura medica per quanto riguarda il potenziale beneficio di polifenoli del cacao sulla funzione cognitiva – sottolinea il Giulio Maria Pasinetti, a capo del team di ricerca – La nostra ricerca sulla protezione contro i deficit sinaptici dell’estratto di cacao Lavado, ma non con l’estrazione Dutch del cacao (mediante pressione), suggerisce fortemente che i polifenoli sono la componente attiva che salva trasmissione sinaptica, dal momento che gran parte del contenuto di polifenoli è perso per l’elevata alcalinità nel processo di estrazione Dutch».

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Per approfondimenti: 

La Stampa "Il cacao previene e inibisce l’Alzheimer"

Corriere della Sera "Mangiare cacao contro l'Alzheimer"

Hypertension "Benefits in Cognitive Function, Blood Pressure, and Insulin Resistance Through Cocoa Flavanol Consumption in Elderly Subjects With Mild Cognitive Impairment"

Medi Magazine "Estratto di cacao per la cura e prevenzione dell’Alzheimer"

Eurosalus "Il cacao che cura l'Alzheimer"

Today "Alimentazione e Alzheimer, cosa dice la scienza? Gli studi che fanno chiarezza"

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